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Nel bel mezzo di una lezione all?Universit? della Calabria un gruppo di “pacifisti”invade l?aula.


Sono le ore 10:30 del 27 marzo. Nell’aula Solano, all’Università della Calabria, il professor F. Bausi tiene una lezione del suo corso di LETTERATURA ITALIANA 1.



Mentre, davanti ad un’aula gremita di studenti, spiega alcune ottave della GERUSALEMME LIBERATA, di Torquato Tasso, viene bruscamente interrotto dall’ingresso di un gruppo abbastanza cospicuo di presumibili studenti della stesso ateneo, che invade letteralmente lo spazio destinato agli iscritti a quel corso, intimando gli allievi del professore ad abbandonare la lezione per partecipare alla loro marcia “pacifista” che percorreva tutta l’università.


I ragazzi (e tra loro ci sono anche donne molto più anziane, forse ombre dei movimenti del ’68) riempiono l’aula con voci gridate dentro i loro megafoni, così dichiarano la loro appartenenza e sventolano orgogliosi le loro bandiere. Non contenti di aver creato già abbastanza scombuio, alcuni di loro strappano di mano il microfono al professore, dopo chiedono “democraticamente” di avere la parola, che non è una, ma un comizio contro la guerra degli Alleati.


Intanto arrivano altri ragazzi, il professore tenta di distogliere la folla, ma non ci riesce, anzi viene preso a cattive parole da quelli che potrebbero essere suoi allievi, e viene spintonato, denigrato. Si svolge sotto i nostri occhi una sorta di rappresaglia e sembra di non essere più in un’aula universitaria, dove il rispetto e la democrazia creano le basi della futura classe dirigente di un paese civile. Poi arriva il preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Franco Crispini che tenta di sedare gli animi dei “pacifisti” e chiede apertamente al professore Bausi, di sforzarsi a sospendere le lezioni… per il “bene” di tutti. E di sforzo certo si sarà trattato dal momento che quella doveva essere una lezione particolarmente interessante.


Dulcis in fundo, una “pacifista” si avvicina ad un gruppo di studenti rimasti attoniti. La ragazza si ostina a trascinare gli allievi del Prof. Bausi, gridando sempre in nome della democrazia. Qualcuno, cercando di spronarla ad altre riflessioni, avvicinandosi alla ragazza, afferma che quella della quale il movimento “pacifista” parla non si può intendere come democrazia e che essi vogliono, invece, trascinare le masse con la forza e con la forza imporre la propria voce. A queste parole, la “pacifista” si scaglia violentemente contro il collega a tal punto che tenta di lanciargli contro la videocamera impugnata dalla sua mano destra.


E’ solo un caso che la discussione non sia degenerata in una rissa vera e propria.

Questi sono stati i fatti in un’università democratica, queste sono le manifestazioni di certi studenti “pacifisti”, come amano definirsi loro stessi.


Non sono accettabili episodi di imposizione e di intolleranza in un ateneo che già per sua natura è officina di pensiero e di idee. Ad ogni modo, sia all’università, sia altrove, non bastano solo le idee; queste, infatti, devono necessariamente essere ordinate secondo le regole della grammatica e della sintassi.

Ora, in questo episodio non rientra né la politica internazionale, né la posizione contraria o favorevole alla guerra in Iraq, si tratta, piuttosto, di riconoscere che la propria libertà finisce laddove comincia quella altrui.

E quei ragazzi, nell’aula Solano, e poi durante la manifestazione sul ponte dell’Unical hanno giocato a palla con la loro libertà senza sfruttare minimamente la possibilità di esprimere le proprie idee.

E quei ragazzi hanno umiliato le tante intelligenze impegnate seriamente sia nello studio, sia in altri campi, dell’ateneo calabrese.

Anch’io sono una studentessa ed ho il diritto di esternare la mia opinione, ma nello stesso tempo è un mio diritto avere la possibilità di seguire le lezioni serenamente senza interruzioni fuorvianti, così come i professori hanno il diritto di svolgere le loro lezioni senza essere disturbati.

I protagonisti “pacifisti” di oggi non solo non ha saputo lanciare il proprio messaggio di rifiuto alla guerra, ma hanno predicato, senza rendersene conto,in nome dell’intolleranza in tutti gli angoli del campus e non solo nell’aula Solano.



ANNA CIAMPARELLA