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E’ nostra ferma intenzione, con questo editoriale, ritornare sull’infame commercio di bambini “importati” dai paesi dell’est europeo. Tale nostra intenzione trova la sua genesi negli ultimi accadimenti a tal proposito. E’ infatti recentissima la notizia del ritrovamento, da parte del nucleo mobile della polizia di Pescara, del piccolo Admiral, di undici anni e fratello maggiore del bimbo acquistato dai coniugi calabresi Borelli nel 1999, di cui abbiamo trattato ampiamente nel corso di un altro editoriale. Molto scalpore ha suscitato proprio il nostro editoriale, per il semplice fatto che invitavamo il lettore ad una attenta valutazione della situazione scabrosa determinata dal turpe commercio di bambini e per le situazioni di sfruttamento che da questo derivavano ad opera di gangs specializzate che sono arrivate a barattare l’infanzia per qualche spicciolo, rivendendo bimbi a peso d’oro ovunque ce ne fosse richiesta nel mondo. Si vuole premettere al lettore che, proprio mentre si stanno battendo queste righe l’abominevole commercio viene perpetrato con maggiore impegno e costanza fruttando agli autori dello stesso enormi guadagni. Nostro unico intento, quindi, e’ quello di fornire la massima chiarezza sull’argomento a quelle coppie giovani e meno giovani che volessero rivolgersi a questi loschi figuri senza scrupoli per avverare il sogno di poter essere genitori. A queste persone ricordiamo che la loro volontà, seppur comprensibile dal lato umano, determinerà condizioni di sfruttamento e lucro attraverso veri e propri rastrellamenti minorili… PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



…in quelle fasce sociali del mondo dove miseria e indigenza la fanno da padrone e dove il destino si è già accanito in modo pesantetanto da rendere una vita fatta di stenti ancora più umiliante. Allora prima di “acquistare”, si passi una mano sulla propria coscienza chiedendosi se sia giusto e umano che la propria felicità debba costare dolore e umiliazione a qualcun altro meno fortunato noi. A conferma di quanto scritto vogliamo parlare alle coscienze di quella società definita civile che poi così civile non è, raccontando, in breve, la triste storia proprio di Admiral, delle sue peripezie iniziate a soli sette anni in una società che forse non lo merita. Questa storia, ovviamente ricomprende quelle dei tanti piccoli Admiral sparsi per il mondo. La cosa più incredibile è che la sua vicenda è stata resa nota proprio dalla mamma, Fatmyra, che, a detta di qualche presunto sostenitore dei diritti civili, che di questo fa il proprio cavallo di battaglia per espugnare le credulone coscienze, sarebbe stata addirittura felice che il proprio figlio potesse vivere una vita migliore da qualche altra parte lontana da lei! Admiral aveva soli sette anni quando venne venduto ad una comunità di Scutari che voleva utilizzarlo come corriere della droga tra l’Albania e la Puglia. La sua vita cambiò di colpo, dalle braccia tanto amorevoli quanto povere della mamma si è visto proiettato in quelle brute della malavita organizzata che lo ha avviato all’accattonaggio. Il ragazzino ha attraversato mille peripezie per poter rimanere a galla in una vita fatta di stenti e botte, crescendo in fretta, molto in fretta a tal punto da essere definito, da una psicologa che aveva avuto un colloquio con lui, -un ragazzino con la testa di un uomo-. Crediamo che riportare altri dettagli dolorosi sia piuttosto inutile, però riteniamo che la sua storia debba aiutare noi tutti a capire quanto sia dannoso continuare a richiedere bimbi da adottare sul mercato parallelo della clandestinità, e a spronare soprattutto le istituzioni europee perché si adoperino a risolvere gli enormi problemi di povertà che affliggono alcune aree dell’est europeo da cui scaturisce il fenomeno del traffico illecito di minorenni. Nel terzo millennio non è accettabile che il progresso tolleri situazioni di questo tipo anzi, tutto ciò, dovrebbe spingere le nostre coscienze a riconsiderare il significato intrinseco del termine civiltà, in quanto, definirsi civili e tollerare in silenzio questa triste realtà offende la storia dell’umanità che, almeno crediamo, avrebbe dovuto insegnarci davvero altro.

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