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Esseri umani “acuti” e macchine “ottuse”… o viceversa?


 

Al termine “Intelligenza” non si può attribuire un significato unico, oggettivabile ed universale, infatti, non esiste una definizione simile ad un’altra. La risposta alla domanda “Che cosa intendi per Intelligenza?” produce molte definizioni diverse e contrastanti ma inscindibili tra loro. Sicuramente essere intelligenti significa possedere delle competenze specifiche come pianificare, comunicare, prendere decisioni, progettare, contrastare e così via. Queste capacità sono alla base del comportamento intelligente quotidiano e sono fondate sulla possibilità di apprendere e in pratica di acquisire conoscenza.

L’intelligenza, quindi, è una funzione della conoscenza in quanto senza conoscenza, pur essendo potenzialmente intelligenti, non si potrà diventare niente.

Perciò acquisire conoscenza è il punto cardine dello sviluppo dell’intelligenza; e lo è soprattutto quando ci si propone di costruire un’esigenza primordiale dell’uomo stesso. Fin dall’antichità l’uomo ha cercato di supere i propri limiti fisici mediante la creazione d’utensili e meccanismi che potessero migliorare la sua qualità della vita. L’invenzione della ruota, rappresenta sicuramente il tentativo di superare le proprie limitatezze nel correre, quando si trattava di competere con animali più veloci. La ruota, è quindi, un’estensione del concetto di piede così come lo è l’automobile e la moto.

Per analogie, il concepimento di un’Intelligenza Artificiale rappresenta il tentativo di migliorare le proprie capacità intellettive.

Il fine ultimo è quello di riuscire a costruire macchine che sappiano acquisire da sé la conoscenza ma analogamente a quanto succede quando si paragonano uomini e animali, il problema fondamentale resta stabilire quali sono i tipi di conoscenza che si possono acquisire e se nel complesso meccanismo che regola la conoscenza non vi sia differenza fra forma e contenuto della conoscenza stessa. Quando si parla d’Intelligenza Artificiale, si tratta l’argomento diversamente di quando si fa nel caso dell’intelligenza Umana; infatti, i parametri tendono a cambiare quando si valuta l’intelligenza nell’uomo o nel computer.

Le macchine che mostrano comportamenti intelligenti non sono successivamente intelligenti in quanto il comportamento mostrato da una macchina, deve essere stato precedentemente appreso. Inoltre, una macchina non può apprendere da sola comportamenti intelligenti, come fa un essere umano, poiché manca di quei presupposti naturali di cui l’uomo è dotato e la macchina no.

Per gli esseri umani, il concetto d’intelligenza significa possedere la capacità di imparare e quindi, nel tentativo di costruire un’Intelligenza Artificiale, è necessario differenziare tra capacità innate e capacità che possono essere apprese in maniera da potenziare macchine dotate d’Intelligenza Artificiale. Un sistema complesso come l’intelligenza è senza dubbio il risultato di interazioni dovute alla memoria, all’immaginazione, alla creatività, alla capacità di sintetizzare e a molto altro.

Ancora oggi non esiste un mezzo per misurare tutto questo.

Secondo Howard Gardner, psicologo dell’Università di Harvard: “l’intelligenza è composta da una serie di abilità intellettuali distinte. Ciascuna serve a risolvere problemi e allo stesso tempo a crearne di nuovi, per preparare il terreno a nuova conoscenza”. Stabilire l’esatto funzionamento del processo che determina l’intelligenza è sicuramente il problema più arduo e difficile da risolvere. Nel tentativo di risolvere tale problematica si è pensato di costruire un sistema intelligente artificiale, in grado di simulare in tutto e per tutto il comportamento biologico.

Dal punto di vista biologico l’intelligenza è basata sulle funzioni delle cellule nervose, i neuroni, e sui collegamenti tra l’uno e l’altro detti sinapsi. Non c’è dubbio che più sono le sinapsi e più il processo e favorito.

Il traguardo più ambito, ancora oggi, è comprendere come gli umani pensano e se le macchine non potranno mai fare altrettanto.

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