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Sul palcoscenico del teatro Italia si consuma l’ennesima replica dello spettacolo “separati in casa” per la sapiente regia di Umberto Bossi. Lo spettacolo è incentrato sull’enorme divario che esiste tra un nord, sempre più proiettato verso il pianeta Europa, e un sud allo sbaraglio che vede in Masaniello l’ultimo baluardo prima del baratro senza ritorno. La vicenda narra la storia di un popolo che non riesce a riconoscersi, nei fatti, in quell’unitù proclamata nel lontano 1871; la coreografia è molto bella perché curata dalla famosa artista “madre natura” che si è prodotta in un lodevole sforzo per realizzare meravigliosi paesaggi di bucolica memoria che, nel corso della rappresentazione, degradano sempre di più fino ad apparire quasi senza forma per opera della mano dell’uomo, che molto “sapientemente”, ha provveduto a distruggere piuttosto che a preservare. Ma procediamo con ordine, la vicenda si snoda sul sentiero di una storia che si perde nella notte dei tempi, quando un popolo, quello dei gloriosi romani, aveva realizzato un impero ove riuscivano a convivere più culture, sebbene in un’armonia a dir poco forzata, per arrivare, dopo aver sfogliato le pagine del libro di una storia fatta di alti e bassi, fino ai giorni nostri per evidenziare come non solo quell’impero si sia disgregato tra bagordi, gozzovigli, tradimenti e inerzia ma che, addirittura, quello stesso popolo che, nel frattempo ha cambiato denominazione chiamandosi Italiano, non riesca più a trovare la sua unità di pensiero pur se avvolti dalla stessa bandiera… PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO



…La vicenda narra di come questo popolo abbia avuto anche nella disgrazia, rappresentata dalle dominazioni straniere, vicende diverse che hanno inciso profondamente gli animi dei protagonisti dando vita ad una separazione culturale che ha dato la sua genesi a quell’enorme divario di pensiero che attualmente separa tristemente il nord dal sud; da una parte, infatti, lottare per ottenere risultati concreti è stata ed è la parola d’ordine di una vita fatta di lavoro e operosità, dall’altra piangere lamentosamente nella rassegnazione più bieca è stato il credo di quanti hanno accettato supinamente la commiserazione dei propri governanti che, nel corso degli anni si sono prodotti in opere assistenzialistiche che altro non hanno dato se non arricchimento di qualcuno e povertà e degrado per i più. Questa triste vicenda è stata liberamente tratta da un’opera di notevole successo dal titolo “la storia”, che viene continuamente aggiornata nel corso delle sue richiestissime ristampe. Vorremmo, speranzosi, che la prossima replica di quest’opera teatrale potesse essere arricchita nei suoi contenuti, magari rimaneggiata nella sua stessa essenza, ma ci rendiamo conto che dovrebbe essere realizzata un’altra, ciclopica, opera a cui ispirarsi per poterla portare in scena….le menti non mancano, allora, perché non metterci tutti al lavoro, quantomeno, solo per tentare di scrivere un’appendice che infonda positività e speranza da poter aggiungere alla prossima ristampa? Chi ben comincia è a metà dell’opera e allora, forza… tutti al lavoro!

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