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Esiste la depressione post parto? Come si facilita l’autonomia nel bambino?


…Per crescere meglio – 6

Buongiorno, dottore, sono felice di rivederti. Sento il bisogno di dirti che, rileggendo i contenuti dei nostri incontri, provo delle emozioni fortissime e mi commuovo.

Come mai?

Forse perché sto “ricostruendo” mentalmente la mia gravidanza ed il mio parto: è un po’ come se i cattivi ricordi affievolissero lasciando lo spazio ad esperienze “virtuali” che sento, comunque, mie!

Evidentemente sto “plasmando” ciò che è accaduto, rendendolo piacevole grazie alle tue spiegazioni.

Questo accade perché, mentre mi racconti ciò che è accaduto, butti fuori le tue tensioni e “scarichi” lontano da te i contenuti dei tuoi conflitti. Attraverso parole e gesti adeguati, io impedisco che tu ti possa inquinare nuovamente dei tuoi stessi racconti. Io, in pratica, mi comporto come un artificiere che fa brillare le mine lontano dai centri abitati e crea una barriera protettiva contro le onde di pressione determinate dalla deflagrazione.

Incredibile! E come fai?

Fa parte del mio lavoro… per me è normale amministrazione.

Ma… potrei imparare anch’io?

Ho intenzione di aprire, a Cosenza, una Scuola di Formazione per Counselors psicologici: rappresentano una figura professionale nata negli Stati Uniti da più di trent’anni, in grado di affrontare disagi interiori non particolarmente impegnativi: potrai frequentare questi corsi, se lo vorrai… ed imparare queste abilità professionali.

Lo valuterò con molto interesse. Ora, però, voglio tornare agli argomenti principali dei nostri incontri, per continuare ad imparare ed a “disintossicarmi”!

Perché si parla, in generale, di depressione post parto nella donna?

Per 2 motivi… uno di ordine prevalentemente organico, l’altro di ordine prevalentemente psicologico.


Dal punto di vista organico c’è uno scombussolamento legato alla ripresa di una normale attività ormonale, dopo le variazioni avvenute durante la gravidanza, cui si aggiunge un aumento di risposta immunitaria: diminuisce, infatti, la quota di cortisone endogeno gravidico, che tiene “calmi” gli anticorpi, per evitare attacchi contro il bambino nell’utero il quale, in definitiva, rappresenta (immunitariamente parlando) un corpo estraneo. Questo cambiamento, dopo il parto, può produrre addirittura un’aggressione temporanea nei confronti di alcuni organi materni come per esempio la tiroide. Si è potuto osservare che, in un certo numero di puerpere, si sviluppa una tiroidite transitoria (infiammazione della tiroide) legata proprio a questi meccanismi che determina un quadro di debilitazione e demotivazione simule a quello della depressione, anche se c’è da dire che il tutto scompare in tempi ragionevolmente brevi. Solo in una piccola percentuale di donne, permane una tiroidite cronica: sarebbe interessante svolgere delle indagini su basi psiconeuroendocrinoimmunologiche per capirne la motivazione.


Dal punto di vista psicologico il discorso è un po’ più complesso perché inizia una vita completamente nuova per la neomamma (soprattutto se è al primo figlio) in quanto, per quanto abbia potuto osservare la vita delle altre madri, si accorgerà che questo non è stato sufficiente a prepararsi al cambiamento delle abitudini… e non solo per l’alterato rapporto veglia-sonno che durerà un paio d’anni (perché il bambino starà sveglio prevalentemente la notte e richiederà molte attenzioni anche di giorno), ma soprattutto per il rapporto diverso che avrà anche nei propri confronti perché, per molto tempo, la propria identità verrà messa al servizio del rapporto col figlio. Inoltre, bisognerà ridisegnare i contenuti del rapporto col partner. Per dirla alla George Bush Junior: “Niente sarà più come prima!”

Insomma, c’è da preoccuparsi!

Si, se si pretende di poter condurre un’esistenza priva di responsabilità ed impegno. No, se si accetta l’idea che, per vivere bene, bisogna evolversi e migliorare, lavorando sodo! Ti faccio presente che nei paesi scandinavi, è prassi sottoporre gli aspiranti genitori, per valutare l’idoneità al ruolo che vogliono ricoprire, al test che misura il quoziente intellettivo. Questa è una misura eccessiva ma rende l’idea di quanto sia complesso il ruolo di padre e madre.

È chiaro che se una donna, prima di decidere di avere un figlio, non ha ben chiaro quali siano gli standard da raggiungere dal parto in poi, quando avrà il pupo nella culla accanto a lei, passerà brutti momenti. Infatti si renderà conto di non essere più così al centro dell’attenzione dei parenti e che è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche: tutto questo produce degli scombussolamenti e, finché la madre non sarà in grado di creare una nuova condizione, la situazione di sofferenza potrà portarla ad uno stato di abbattimento di tipo depressivo.

… mah… io, di depressione psicologica non ne ho sofferto… Avevo una stanchezza incredibile questo sì. Ricordo che, la sera, avevo un sonno incredibile… andavo a letto alle 9, facevo fatica a fare qualunque cosa….

Infatti più che di depressione, si può parlare di abbattimento legato allo scombussolamento delle abitudini e ad una richiesta continua di attivazione e prestazioni nei confronti del figlio e molte volte anche del resto della famiglia… che continua a pretendere!

Quando c’è già un figlio, come si gestisce, a livello psicologico, la nascita di un fratellino?

Ti rispondo utilizzando le spiegazioni che Sara Russo (una delle migliori esperte di psicologia dell’età evolutiva) mi diede durante il corso di Specializzazione.

Si dovrebbe cominciare a lavorare (quando è possibile) da prima di iniziare la gravidanza, per continuare a preparare questo bambino durante i 9 mesi, spiegando che arriverà un nuovo fratellino o una sorellina e che sarà importante un suo coinvolgimento proprio nella gestione del lavoro che porterà ad accudire il nuovo arrivato visto che ormai lui è una persona importante e sta acquisendo delle competenze indispensabili… per cui la mamma avrà bisogno proprio del suo apporto…

Con queste accortezze, all’arrivo del nuovo nato il fratello riduce la sensazione di “spodestamento” dal ruolo di “principe di casa” e vive questo momento come un atto di crescita e di un coinvolgimento atto ad aumentare le sue responsabilità e la sua importanza. Il problema maggiore del primo figlio, quando arriva il fratello o la sorella, è quello proprio di non avere più il ruolo di prima e di venire messo da parte, per cui scatta l’invidia, l’insopportabilità, il rancore nei confronti di questo ospite non gradito e non richiesto… Infatti sono frequenti gli episodi di aggressività manifesta sotto forma di soffocamento, morsi…e altri atti di violenza. Comunque, è bene che queste emozioni non vengano represse perché il primogenito si porterebbe un effetto negativo nel corso degli anni; anzi, quando un genitore osserva che il bambino ha delle manifestazioni negative nei confronti del piccolo, non lo deve condannare, ma è bene che lo investa di attenzioni e che gli spieghi che questo nuovo arrivato non prenderà mai il suo posto; il fratellino è una persona utile perché comunque imparerà a fargli compagnia, perchè comunque è una presenza con cui scambiare anche dell’affetto, ma che non sostituirà mai la sua figura e la sua importanza. In questo modo, il bambino sarà rassicurato. In genere, il primogenito soffre della sindrome da spodestamento, il secondo di ansia da prestazione… man mano che cresce… perché vuole imitare il fratello o la sorella più grande e non ci riesce (proprio perché l’altro è più grande).

Ed il terzo?… Io sono la terza…

La terza…. dipende dalle situazioni…

Allora… tu calcola: primo figlio, per la nostra cultura del sud… figlio maschio! Seconda figlia… prima figlia femmina! Terza figlia….Io mi sono sempre sentita… un po’ Calimero!

La tua è una condizione particolare perché in genere, quando ci sono tre figli, chi soffre di più è il secondo figlio in quanto non ha un ruolo specifico e ben delineato. Il primo, infatti (in certe famiglie, soprattutto quando è maschio), gode della condizione di maggiorascato (è più importante, insomma); l’ultimo… è il “piccolo di casa” (e, spesso, lo resterà per sempre); il figlio “di mezzo” non riveste ruoli particolari ed ha perso la posizione di “rampollo” di casa. Nel tuo caso le cose sono andate diversamente.. però è anomalo! Se tu avessi saputo gestire questa condizione, se qualcuno te lo avesse spiegato molto tempo fa, avresti potuto spodestare tua sorella.

Ci sono modi di pensare differenti sulla collocazione in casa (proprio dal punto di vista fisico) del neonato. C’è chi, sin da quasi subito, lascia dormire il piccolo nella stanza accanto alla propria (e fa un viavai continuo) e chi mette la culla nella propria camera da letto… e per lungo tempo! Io l’ho tenuta con me in camera… per paura dei rigurgiti notturni….

Per quanto concerne i rigurgiti, è consigliabile posizionare il bambino di fianco per impedire pericoli di vita… e poi, ormai, l’industria ha messo a disposizione cuscini antisoffocamento, cuscini laterali per impedire al bimbo di girarsi… e poi ci sono le radioline-trasmittenti che ti informano di quanto sta accadendo… Insomma si è sufficientemente protetti!

In passato tutto questo non c’era e si finiva col mettere il bambino nel lettone… col rischio di venire schiacciato da uno dei genitori…

Qualcuno lo fa ancora…

Il fatto di tenere il bimbo in camera o addirittura nel letto matrimoniale, nasce da un fatto di comodità… cioè la madre, soprattutto quando deve allattare, è talmente stanca e stressata che non se la sente di andare da una stanza ad un’altra per cui, o dorme nella stanza del bambino (a volte, addirittura sul pavimento!) oppure se lo tiene accanto al letto così, quando si sveglia lo allatta subito. Come dare torto ad una donna sull’orlo di una crisi di nervi per sfinimento?

… però, dal punto di vista fisiologico, sarebbe bene abituare il bambino, fin da subito, a dormire nella propria stanza per acquisire il concetto di autonomia. I moderni pediatri e psicologi consigliano, durante i primi mesi (non per i primi giorni, però), di avere una stanza con la moquette (ovviamente pulita tutti i giorni) e di adagiare il materasso del bambino a terra (senza culla) in maniera tale che, in caso di caduta, non si faccia male. Così il bambino si sente libero e non vive la condizione di sentirsi dietro le sbarre; per lo stesso principio non è utile il box perché, se da una parte rende tranquilli i genitori (perché il figlio sta in un luogo protetto), dall’altra non si lascia il bambino libero di abituarsi a gattonare e a fare scoperte il giro per casa…

C’è sempre un prezzo da pagare!… ecco perché i genitori dovrebbero rendersi conto (prima di decidere la gravidanza) di che tipo di disponibilità bisogna dare ad un bambino: dare molto affetto e fornire prestazioni fisiche quasi senza sosta.

Quindi, ti ripeto, la collocazione migliore per il bambino prevede una stanza propria con la moquette nella quale gli spigoli vivi vengano eliminati o ricoperti con protezioni di gomma… in maniera tale che il bambino non si debba fermare e si abitui ad essere autonomo, a cavarsela.

A proposito di autonomia…

Ci sono molte mamme che limitano questa autonomia facendo più di quanto dovrebbero.. per esempio tenendo in braccio il figlio per farlo addormentare…

Guarda… è un errore tecnico, ma legato ad un aspetto affettivo: quello di vedere il bambino che si addormenta sentendosi protetto nelle proprie braccia… Anche io ho commesso questo errore! Facevo addormentare le mie figlie sul petto; si mettevano in posizione comoda e poi dormivano. Era una questione egoistica mia, però poi, ovviamente, hanno continuato a pretenderlo e si ribellavano ai miei rifiuti… Ho commesso questo errore… però, devo dire che Valentina ( la mia secondogenita) è stata resa più autonoma perché è stata messa nella sua stanza molto prima rispetto a Mariarita (la primogenita). Questi sono errori di tipo affettivo, egoistici.

Si dice che tutto ciò che riguarda la pulizia e l’alimentazione del bambino debba avere un certo “ordine” e cioè degli orari più o meno sempre uguali che servono a creare l’abitudine negli equilibri del neonato. Io, con mia figlia l’ho fatto e lei non mi ha mai dato problemi nel dormire, nel mangiare…. aveva preso le sue abitudini quotidiane…

Ci sono delle abitudini che è bene che i genitori imparino a creare come, per esempio, quella del bagnetto serale che dovrebbe conciliare il sonno se fatto bene, senza fretta e con dei massaggi. Per quanto concerne i pasti, soprattutto all’inizio, è bene che sia il bambino a richiederli in base all’appetito che si ritrova. Se poi un bambino cresce bene, si equilibra e si normalizza anche sulla base dei ritmi della famiglia, non fosse altro che per imitazione. Non ci si deve preoccupare di avere una situazione anarchica da parte del figlio. Il bambino, quando ha un buon rapporto con i genitori, cerca di imitarli; quando si mette in opposizione, vuol dire che si è creato qualcosa, nel rapporto, che non va.

Allora, per concludere… E’ bene creare delle abitudini che non sconvolgano i ritmi psicologici del bambino. Nel passato si diceva che i bambini dovessero mangiare ad orario quindi li si svegliava nel sonno per dargli la poppata o li si lasciava piangere se avevano fame prima del tempo. Erano delle indicazioni errate che venivano fornite dai pediatri alle madri, mentre invece è già da un bel po’ di tempo che si raccomanda di far mangiare il bambino quando ha fame. E’ vero che, alle volte, si corre il rischio che il bambino mangi troppo, però anche questo è legato al rapporto tra genitori e figli: se c’è un rapporto teso, aggressivo, il bambino si sfasa dal punto di vista psicologico e, come fa una persona adulta, può compensare attraverso il cibo, mangiando di più… C’è sempre qualche motivazione!

Le mamme ed i papà che leggeranno il contenuto di questi nostri incontri possono ritenersi fortunati…. avranno una marcia in più per la loro vita insieme e per la loro famiglia….. come me… del resto!

Ci vediamo la prossima settimana?

Ehi… non mancare! Ti aspetto!

Veramente sono io che ti aspetto, visto che sei tu a venire nel mio studio…

A già! Ma sai com’è… l’entusiasmo!

G. M. & S. L.

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