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Lo sviluppo di… “potenzialità”.



I semi proteggono al loro interno una pianta in miniatura fornita di tutte le sue parti: la radichetta, che si trasformerà in radice, il fustucino che crescendo sosterrà sempre meglio la pianta, e le foglie embrionali o cotiledoni, che nutriranno la pianta finché le foglie definitive non saranno in grado di produrre da sé il cibo. I semi che contengono una sola foglia embrionale, come quelli del mais, si chiamano monocotiledoni, i semi che ne contengono due, come quelli del fagiolo, dicotiledoni. Questi due tipi di semi danno origine a piante con caratteristiche diverse. Le piante monocotiledoni hanno foglie strette con nervature parallele.

Fanno parte di questo gruppo i tulipani, le orchidee, il banano, le palme, i cerali come mais, riso, frumento, e molti ortaggi come cipolla, gli asparagi ecc. le piante dicotiledoni hanno foglie larghe con nervature ramificate. A questo gruppo appartengono almeno 20000 specie differenti, tra cui ortaggi, alberi da frutto, vite, olivo, tè e caffè. La pellicola che riveste il seme si chiama tegumento: a contatto con l’acqua si gonfia, si rompe e poi si separa dal seme.

Le modalità con cui le piante disperdono i loro semi sono diverse e a volte molto originali. Alcuni semi vengono dispersi dal vento e, per facilitare quest’operazione, sono dotati di ali, come nel caso dell’acero e del tiglio. Alcuni semi sono dotati di piccoli uncini, per potersi ancorare al pelo degli animali e farsi trasportare lontano. I semi protetti dai frutti, vengono ingeriti dagli animali e poi espulsi, al termine del processo digestivo, lontano dalla pianta madre. Ci sono piante come il papavero, che, quando il frutto è maturo, “sparano” lontano i semi per mezzo di appositi dispositivi di lancio. Altre piante affidano all’acqua i loro semi: la noce di cocco, per esempio, può essere trasportata anche molto lontano dalle onde del mare.

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