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E’ ormai “consumata” la notizia della scomparsa di un personaggio che ha contribuito alla crescita economica e, quindi, allo sviluppo industriale del nostro Paese si parla, come il lettore potrà facilmente immaginare, del Senatore a vita Giovanni Agnelli, presidente onorario della più grossa azienda privata italiana: la FIAT. Nelle ultime ore, questo rappresenta l’argomento principe dei dibattiti televisivi, dei forum su Internet, della gente per strada e della carta stampata, per cui vorrei commemorare l’avvocato per eccellenza, attraverso una serie di riflessioni che sono maturate mentre, attraverso le parole di una giornalista, apprendevo la notizia della sua scomparsa. Infatti, mentre sul televisore scorrevano le immagini dell’avvocato esaltando le sue doti di potente uomo d’affari che, nella sua vita, ha saputo creare un impero economico, tra me e me riflettevo su come doveva essere il signor Giovanni Agnelli nella sua vita privata.. in una vita lontana dai riflettori, quali fossero le sue emozioni, quali le sue paure, le sue ansie di comune mortale. Mi sono anche tornate in mente le parole del grande Totò, quando recitava “a livella” in cui traspariva la profondità dell’attore nel mentre affermava che nella vita si può essere chi si vuole ma che la morte livella, appunto, tutte le anime, azzerando titoli nobiliari, cariche istituzionali, rilevanza sociale fama e notorietà. Ebbene, l’attore napoletano aveva profondamente centrato il problema, ed a riprova di ciò, come non ricordare il dialogo che avveniva all’interno di un cimitero tra un nobiluomo ed un umile spazzino il quale, alla richiesta del primo di spostare le proprie ossa lontano da lui perché il fatto di essere stati tumulati vicini offendeva il suo lignaggio, questi gli rispondeva invitandolo a guardarsi intorno ed a constatare di persona il sentore dell’uguaglianza…PER CONTINUARE LA LETTURA, CLICCARE SUL TITOLO.



…quell’uguaglianza che solo la morte è in grado di dispensare ed a cui nessuno si può opporre. Ecco, l’avvocato Agnelli era di certo un protagonista dei nostri tempi, sempre sotto i riflettori, ogni suo gesto o atteggiamento, proprio perché dell’avvocato, veniva ripreso da quanti si ispiravano a lui come simbolo da emulare…ma vi era dell’altro dietro questa austera e nobile figura; vi era un volto segnato dalla sofferenza e dal dolore, come non ricordare, a tal proposito, la sua espressione dopo la tragica scomparsa di un figlio che non aveva mai retto il confronto diretto con lui e che sentiva di non saper reggere il peso di un’eredità così importante? Giovanni Agnelli, nella sua fierezza, aveva percepito questa situazione e non si era mai perdonato di non essere saputo stare vicino al figlio forse nella maniera più giusta, con la sua presenza, con le sue parole…con le sue braccia capaci di accoglierlo, teneramente, nei momenti di sconforto così come di stringerlo fieramente ed orgogliosamente dopo un successo. L’avvocato, disse, nel corso di un intervista, che i genitori dovrebbero vivere in simbiosi con i propri figli, insegnandogli a vedere in loro dei forti alleati e di non entrarvi mai in competizione, perché si potrebbe non saperne reggere il peso. Queste parole lasciano intuire quanti rimorsi albergassero nell’uomo Giovanni Agnelli, le rughe lo lasciavano vedere fin troppo chiaramente. Ed il destino si accanì ancora sull’avvocato quando il suo nipote prediletto, figlio del fratello Umberto, istruito a succedergli a capo della dinastia in breve tempo, fu consumato da una patologia che culminò nell’epilogo più tragico. Fu allora che in Giovanni Agnelli scoccò la scintilla del declino, un lento ma inesorabile declino; Mi sento, allora, di smentire il senatore Andreotti quando in un libro affermava che il potere logora chi non ce l’ha, perché, probabilmente, il potere logora e distrugge proprio chi lo ha. Forse l’essere umano dovrebbe ricordarsi nel corso della sua esistenza di essere mortale e che in virtù della livella finale sarebbe meglio, prima di perdersi dietro false chimere, cercare di vivere al meglio delle proprie capacità fisiche e mentali, perché queste non sono oggetti in vendita al miglior offerente, bensì sono beni di consumo che devono essere saputi consumare: pena, un atroce destino.

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