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Si concludono, con questo incontro, i dialoghi sulla coppia e sull’amore fra la musicista ed il suo analista. Si poteva fare meglio. Abbiamo fatto, comunque… tanto!


Ciao! Eccoci ancora qui!

Hai passato delle buone feste?

Sì, in famiglia.

Anche io….

Un bel Natale ed un buon inizio d’anno…. SERENO!…..

Finalmente!!!

Ho ancora da sistemare qualcosina che non mi fa essere proprio al “top”….. problemi con alcune persone con le quali ho rapporti di lavoro.

Perché?

Avverto, quando sono con loro, un’aria che mi è ostile e… DEVO PARLARNE… altrimenti sto male… ma sul serio….

Avverto un sintomo che non riesco a mandare via con nessun farmaco per cui DEVO affrontare e RISOLVERE il problema altrimenti non ne uscirò mai!

Comunque… in queste feste ho rivisto quella mia parente che sta per lasciare il marito (riassunto: 16 anni di disaccordo e di percosse e non ce la fa più ed ha una relazione con un’altra persona). Beh, sono contenta di essere riuscita a far capire ai miei genitori che questa donna ha ragione… anche se l’opinione comune, qui al Sud, è quella secondo cui una donna che lascia il marito sbaglia e poi, parlando di lei, dicono “è un’esaurita!” … Sì, va be’, lei non è il massimo come persona, ma qualunque donna che viene trattata come un oggetto, come una serva, non resiste (ad esempio, se la pasta era insipida, il marito buttava il piatto in terra) e si cerca un altro uomo. Io le ho detto “se c’è un altro uomo, puoi parlarne liberamente…. nessuno ti giudica… è normale che ti sia successo. Quando io vivevo un rapporto da schifo con il mio ex-marito, avrei fatto bene a comportarmi come te ma, rimanendo troppo tempo in casa, avevo poche occasioni di incontrare altri uomini…. e, alla fine, mi ha lasciato lui… per un’altra!

Diciamo che, vista la mia esperienza personale e lo studio approfondito che sto facendo sulla coppia, sto provando a darle una mano…. un po’ perchè le voglio bene, un po’ perchè mi va di mettere alla prova le mie conoscenze…. una prova del nove!


Ma andiamo a noi! E’ di nuovo qualcosa che, anche stavolta, ho letto su di un settimanale….

Sono le storie di due donne che soffrivano di patologie diverse e, sul giornale, venivano raccontate in parallelo… Ambedue avevano incontrato l’uomo che poi hanno sposato durante il periodo di malattia e di sofferenza; una era anoressica, l’altra aveva la pelle del viso rovinata anche se tentava ogni giorno, distruggendola sempre più, di “curarla” con creme e cremine…

I loro mariti si sono dedicati a loro senza riserve e con grande dedizione (esemplare!), ma nel momento in cui ambedue sono riuscite a superare questi gravi problemi di salute, i partner le hanno lasciate….

Che vuol dire?

Vuol dire che i partner che hanno incontrato avevano bisogno di realizzare un rapporto quale quello che ci può essere tra un infermiere ed un paziente… Posso aggiungere che io ho avuto in analisi, per un certo periodo di tempo, una persona che aveva disturbi di anoressia anche se poi, in realtà, riguardava una manifestazione di una personalità “complessivamente” disadattata. Ho seguito professionalmente anche i genitori ed il marito. Ho potuto concludere ( infatti poi l’analisi è terminata “ad un passo” dalla via risolutiva) che più questa persona progettava un sistema migliore di vita per condurre una esistenza normale, più il marito andava in ansia… perchè non sapeva cosa altro avrebbe potuto fare nella vita, oltre che “l’assistente domiciliare” !

Ci sono statistiche che riguardano anche gli USA, la Gran Bretagna e l’Australia, abbastanza allarmanti, in cui si prende in esame l’atteggiamento della donna verso la coppia ed il matrimonio… che prevedono che nel 2020 3 donne su 4 resteranno single.

Ci sono poche donne di successo ed in carriera che riescono a condividere la propria vita con un uomo. C’è qualche caso raro… forse….

Quanto influisce su una donna la spinta, verso la propria realizzazione personale, da parte di un partner che non si ponga in competizione con lei e che non la veda come l’evoluzione di una quasi- “Cenerentola” ribelle al suo ruolo?

Se si potesse realizzare una coppia gratificante, qualunque donna sarebbe ben felice di viverla riuscendo a costruire nuove motivazioni per realizzarsi nel lavoro..

…però è difficile trovare un uomo che ti spinga a realizzarti… cioè… io, tanto per cambiare, l’ho vissuto anche personalmente… ed ero ancora all’inizio della mia realizzazione personale… Più io mi sentivo soddisfatta e “viaggiavo” verso la mia realizzazione e più lui si sentiva schiacciato…

Oggi, per quella che è la mia vita, lui sarebbe “scoppiato” comunque… forse solo un po’ in ritardo.

Hai ragione, dipende dalla maturità del partner. Io non riuscirei ad accettare una compagna di vita non realizzata perchè poi avrei difficoltà a stimarla e non potrei avere accanto, una donna che non stimo.

Io vorrei che tu mi commentassi una frase (che ho appreso sempre da un giornale) detta da Giuliana De Sio che credo sia abbastanza veritiera per quelli che sono i tempi e gli uomini di oggi.

Allora… lei dice: “Aggressive? Ho visto uomini arrabbiarsi perché una donna ha cercato di esprimere un’opinione”.

Agli uomini fa paura una donna così…. Che poi ci si nasconda dietro un dito, dichiarando di non poter andar d’accordo con una donna aggressiva, questo mi sembra un corollario per giustificare il livore!

Quello di cui parliamo oggi “gira” tutto intorno a questo argomento…

Alcuni, anzi molti uomini, si lamentano perché la donna non è più donna, che non porta più la gonna…

Sembra che l’evoluzione mentale abbia colpito solo le donne e quindi, in un certo qual modo, “punito” gli uomini. Dice Lidia Menapace (scrittrice) che, questi uomini dovrebbero andare a cercare una donna con la gonna in qualche vallata…. Ma ne sarebbero poi soddisfatti?

Io penso che gli uomini di oggi sembrano volere una donna con aspetti caratteriali contrastanti che la vedano in momenti diversi ora intelligente, ora deficiente, oppure bambina o matura, o ancora “seria” o di facili costumi..

Effettivamente oggi, per come si è evoluta la donna e per come è rimasto l’uomo (perché non si è evoluto), che cosa vuole l’uomo da una donna?

E’ vero che gli uomini hanno richieste contrastanti?

Dipende dai momenti…. quando elaborano in maniera più matura, vorrebbero avere accanto una compagna solida e solidale, nei momenti in cui elaborano in maniera “becera”, vorrebbero avere accanto una “pupattola”… magari!

Questa cosa è vera, la constato ogni giorno!

Dipende dagli sbalzi emotivi degli uomini di questa generazione i quali, per molti aspetti, molte volte (non sempre) succubi della influenza materna, temono una donna sempre più autonoma e disinibita e, se ci fai caso, cercano sempre e frequentemente compagnie più o meno intime di tipo maschile!

Temo di non aver capito….

Gli uomini hanno paura della donna e si “accompagnano” ad altri uomini..

Ah! Ora ho capito!

Nell’antica Grecia, si cercavano i maschi, anche come compagni omosessuali, perché si riteneva la donna, tutto sommato stupida. Oggi si comincia a cercare i maschi perché li si ritiene meno pericolosi rispetto alla donna, la quale ormai mette gli uomini “alla frusta”…. non in senso negativo, ma non più in grado di nascondersi dietro un paravento di gestione economica o di potere di altro tipo.

Ma come mai, negli ultimi anni, in una società che si evolve, che dovrebbe evolversi in toto, invece, a quanto pare, è stata solamente la donna ad avere questa crescita, a portarsi in avanti nella società?

Questo dipende dal fatto che, siccome noi, come esseri umani siamo ancora molto immaturi, chi si pone in una condizione di disagio, necessariamente cerca di evolvere per adattarsi meglio alle difficoltà della vita; chi detiene un potere cerca di mantenere lo stato delle cose nella maniera più ferma possibile… perchè l’evoluzione, sia maschile che femminile, se osserviamo bene, se analizziamo i fatti non è dovuta ad una acquisizione di grandi conoscenze in senso esclusivamente maturativo, ma a necessità; e siccome il maschio, tutto sommato, non ha una grande necessità di evolversi perché detiene le leve del potere (ancora per poco!), mentre la donna si è trovata in una situazione differente, ecco che “l’altra metà del cielo” si è evoluta di più.

Infatti!….

Se ti ricordi, ti ho raccontato che questa estate, ho avuto uno scambio di opinioni con mio fratello sulla donna; lui diceva che c’è qualcosa di predeterminato nel DNA perché le donne sono più aggressive…

Ed io gli ho spiegato che non è così in quanto le donne sono millenni che devono sgomitare per farsi avanti e comunque è per questo che si pongono in maniera più aggressiva perchè nulla è dato loro per scontato.

Se noi ci limitiamo ad osservare ciò che accade in questo ambiente geograficamente ristretto meridionale sì: più sei oppresso, più ti ribelli; in un ambiente più maturo, una donna è neutrergica quanto, se non più, di un uomo.

Adesso vado a riprendere un discorso che noi abbiamo già toccato…

Ho letto sempre sullo stesso giornale un commento secondo il quale la felicità non si raggiunge come coppia, ma come unione di due singoli che si amano. Io credo che, in effetti, nei nostri giorni, si sia creata la volontà e quindi l’abitudine nella coppia di voler condividere tutto, mentre invece, dal mio punto di vista ed anche per quello che noi abbiamo sempre detto, ci sono alcune cose che noi potremmo prendere in prestito e d’esempio dal passato e cioè, per esempio, il fatto che le donne che facevano la calza o che andavano per proprio conto al teatro o giocavano a bridge o che prendevano il the fra di loro mentre l’uomo andava a caccia o a giocare al bar….

Insomma, comunque si diceva “questo piace a me e quest’altro piace a te” e, per quanto fosse poco piacevole e discriminante la divisione dei ruoli per cui alla donna spettavano solo alcune cose ed all’uomo altre (mentre invece oggi io donna potrei dire “vado a caccia”), c’era comunque questa “divisione” dei momenti e delle scelte che era corretta anche se esisteva una condizione femminile per cui la donna comunque quella era, quella doveva restare e non le era permesso di lamentarsi.

Oggi abbiamo invece la consuetudine poco corretta, come ho poc’anzi detto, che bisogna condividere tutto. Bisogna trovare, così come abbiamo più volte detto una via di mezzo che non sia né quella del passato con la divisione dei ruoli oltre che dei momenti, né bisogna avere la pretesa di potere e volere condividere tutto fino ad arriva allo sfascio della coppia.

Non si può condividere tutto perché effettivamente, così come hai trovato scritto sul giornale, la coppia è l’unione di due identità “sganciate”rispetto a ciò che si può realizzare insieme; ci sono degli aspetti della vita di entrambi che si condividono, questi risvolti comuni, vanno vissuti al meglio possibile, gli altri sono molto personali e non prevedono la possibilità di intromissioni dall’esterno.

Anche io, nel corso del mio ormai “defunto” matrimonio, ho fatto questo stesso errore, pretendevo di dovere andare dovunque con lui…

E’ il “dovere” andare che non va bene, il “volere” andare va meglio!… perché se fa piacere accompagnare o essere accompagnati dal proprio partner, non c’è niente di male, ma se lo prendi come un obbligo non va più bene. C’è stato un momento in cui, siccome con la mia partner non riuscivamo a vederci, per impegni di lavoro, io, molte volte nella settimana, facevo 150 Km per pranzare con lei e poi tornavo al lavoro. Questo non significava opprimerla, ma esprimeva un bisogno di incontrarci.

…Ma oggi, in effetti, il mio modo di pormi nei confronti di una persona con cui potere instaurare un rapporto a due, credo sia proprio questo… per il momento non lo posso sperimentare… spero di poterlo fare… prima o poi!

Accidenti!…come sono diventata esperta…

Che soddisfazione!!!

Avremo ancora qualcosa da discutere, su questo argomento? Non riesco a trovare altre domande da porti, che non siano ripetitive!

Penso che, almeno per il momento, i nostri incontri sull’amore, possano concludersi con oggi.

Sono un po’ triste per questo…

Capisco il tuo stato d’animo ma, prima o poi, qualunque rapporto improntato su una collaborazione di interdipendenza lavorativa, è destinato a finire: rientra nella logica di ciò che si chiama autonomia ed emancipazione. Buona prosecuzione di cammino. Sappi, comunque, che troverai l’uscio della mia porta, sempre dischiuso: se ne sentirai il bisogno, potrai scostarlo…mi troverai disponibile.

Comunque… GRAZIE di tutto!

A. M. – Musicista


G. M. – Medico Psicoterapeuta

Con la collaborazione di Stefania Labate

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