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Riflessioni per imparare a rapportarsi alle avversità della vita.


 

 

Caro “Doc” ci ritroviamo con i nostri dialoghi sulla saggezza del vivere dopo una lunga pausa. Ho bisogno di farti molte domande su come comportarmi di fronte a notizie molto negative provenienti dal mondo esterno, che mi coinvolgono in maniera considerevole. A tal proposito, evito di vedere telegiornali o film nel momento in cui inizio a sentire messaggi con contenuti dannosi. Addirittura per alcuni mesi non ho proprio acceso la TV. Lo faccio perché ho paura che quel tipo di energia attivi dentro di me energia analoga o mi susciti ricordi negativi, ma non so se questo è anche un modo di non voler vedere la realtà.

Caro “Avv”, domandati a che può servire venire a conoscenza di notizie tristi, ferali.

Per essere informati di ciò che succede nel mondo.

Ma il diritto – dovere di essere informati serve a capire meglio come funziona il mondo, quindi molte volte è sufficiente analizzare solo i titoli di testa, non c’è bisogno di “affondarci” dentro. Io molte volte le notizie le acquisisco da Televideo o via Internet dai dispacci di Agenzia e approfondisco solo ciò che ritengo veramente utile ed interessante.

Ma tu vedi i telegiornali che, notoriamente, sono infarciti di “tragedie” e “melodrammi”!

Chi l’ha detto che li seguo sempre e comunque? Io posso seguire un telegiornale dopo aver prima ascoltato il sommario. Se mi accorgo che ci possono essere interventi particolarmente negativi, che mettano in evidenza eventi efferati, cambio canale e, nel caso, mi risintonizzo in un altro momento.

Ma, siccome noto che in questo periodo mi turbo facilmente, avverto l’esigenza di stare lontana il più possibile da pulstimoli negativi e, quindi, a priori evito di sentire o vedere trasmissioni che potrebbero turbarmi.

E questo è corretto.

Infatti, io avevo saputo del terremoto in Molise perché ero a letto, influenzata e per caso ho visto l’inizio di un telegiornale, ma ho subito cambiato canale.

Hai fatto bene perché sei riuscita a proteggere l’equilibrio del tuo mondo interno; infatti, se esiste un diritto e un dovere di essere informata, esiste un diritto e un dovere di preservare il tuo equilibrio interno. Allora, se ti senti disponibile a impattare con delle frustrazioni (perché ricevere queste notizie produce delle frustrazioni) e avverti di poterle assorbire e metabolizzare, puoi anche affrontare il messaggio, altrimenti è bene proteggerti, perché devi agire né più e né meno di come ti comporteresti per prevenire qualunque tipo di frustrazione.

Ma un simile comportamento da parte mia, non potrebbe nascondere anche un tentativo di sfuggire la realtà?

Potrebbe anche essere, ma se nel frattempo tu cerchi di imparare come si fa ad assorbire e metabolizzare le frustrazioni, puoi anche aspettare ad acquisire dati sul mondo, che ti fanno soffrire: rimandi. Tu non puoi modificare il mondo se vieni a conoscenza di certe notizie: quindi, il mondo continua a funzionare anche senza che tu abbia delle conoscenze di determinati avvenimenti. Ricordiamoci che prima bisogna tutelare la propria identità.

Personalmente mi sono interessato all’evento tellurico del Molise, solo perchè ho saputo che c’erano dei bambini coinvolti…mi sono immedesimato come genitore. Se fosse accaduto qualche anno fa, quando non avevo ancora dei figli, probabilmente mi avrebbe coinvolto di meno, dal punto di vista emotivo. Ricordo di aver seguito l’andamento nel tempo di questo evento nella speranza che salvassero i bambini, ma poi sono bambini che io non ho mai conosciuto e che probabilmente non conoscerò mai, però mi sono rivisto come genitore e speravo che li tirassero fuori tutti. Ma se si fosse trattato di altre persone, per proteggere me stesso non avrei polarizzato così tanto l’attenzione da produrre un pericoloso carico tensivo, che poi sono riuscito a scaricare mediante un’attivazione neutrergica, scrivendo l’articolo che ho intitolato: “quando un figlio scompare così…per colpevole superficialità”.

Perché io, leggendolo, mi sono sentita male? Io non sapevo del crollo della scuola, ma ho appreso tramite il tuo articolo di quest’evento. Mi sono sentita troppo partecipe sia dell’evento in sé sia delle sensazioni che hai descritto tu, tenendo conto del fatto che non ho figli. Perché? Perché in questo periodo ho una maggiore sensibilità?

E’ possibile che tu abbia reagito in questo modo perché sei una persona sensibile… e non solo in questo periodo! D’altronde non è un mistero che tu hai un’intelligenza molto sviluppata e questo ti porta ad essere attenta proprio nei confronti di ciò che ti capita intorno. Hai provato determinate sensazioni perché io ho trasmesso, nello scritto, le riflessioni amare e le angosce di un genitore che impara ad amare il figlio, lentamente, faticosamente e poi scopre che può perderlo perché altre persone si comportano con leggerezza di fronte a pericoli reali. Quindi tu hai sentito questo mio stato d’animo ed hai reagito in maniera adeguata, per quello che io proponevo. Ma, d’altronde io ho trasferito su carta quello che provavo e posso dirti che mi è servito a portare fuori da me tutte quelle emozioni in conflitto: infatti, dopo aver redatto quel lavoro, non riuscivo più a ricordare nemmeno il titolo.

Ma la mia reazione è stata esagerata, eccessiva.

Ti sto spiegando che è stata adeguata, non puoi continuare a mantenere una posizione scorretta: mi puoi chiedere, semmai, perché, secondo me, è stata adeguata!

Perché è stata adeguata?

Perché il significato delle parole contenute nell’articolo in questione rifletteva il mio stato d’animo del momento (tristezza, mestizia, malinconia, angoscia, rabbia, impotenza) e, quindi, è andato ad attivare nella tua mente tutto ciò che poteva risuonare similmente, guastandoti l’umore.

In effetti, poi mi sono ricordata di altri eventi tragici visti in TV, tipo la vicenda di Alfredino Rampi (il bambino precipitato in pozzo artesiano, nel 1980) e tanto altro: tutti eventi in cui mi sono sentita molto partecipe della sofferenza delle persone direttamente coinvolte.

Ecco, in questo si nota la differenza tra me e te, in altre parole tra due sistemi educativi differenti; anche io ho seguito la vicenda di Alfredino Rampi, ma ho partecipato con meno intensità, era più una curiosità morbosa, come quasi tutti quelli che stavano a guardare (ti ricordo che, all’epoca, avevo 16 anni e tanti problemi personali), una curiosità morbosa di vedere una fine “annunciata”: era il brutto che stava dentro di me.

Però, non avendo figli e, soprattutto, non avendo ancora la coscienza di ciò che la vita effettivamente ti può riservare, ho vissuto il tutto con sufficiente distacco. Oggi sarebbe diverso. Oggi io mi dovrei proteggere da una simile notizia, perché ho dei figli e potrei immedesimarmi. Tutto dipende da quanto si riesce a restare distaccati, rispetto ad un avvenimento. Tu hai difficoltà a restare “Tetragona ai colpi di ventura”, perché nella tua famiglia c’è stata una partecipazione eccessiva nei confronti di ogni fatto del mondo, prevalentemente verso quelli negativi.

Verso le sofferenze, vissute quasi come se ne fossi in parte responsabile, che è assurdo!

Siccome fin da piccola tu sei stata colpevolizzata per ogni evento che accadeva in famiglia, allora tu associ i rimproveri al fatto di sentirti responsabile di ogni accadimento del mondo e quindi spieghi così il tuo sentirti angosciata.

Visto che possono succedere eventi tragici, come si fa poi a riequilibrarsi, mettere a posto queste sensazioni, in tempi brevi?

Sono delle frustrazioni, prima bisogna riconoscere il tipo di frustrazione e poi comportarsi di conseguenza. A seconda del tipo di frustrazione c’è un lavoro interiore da mettere in atto: di questo ne abbiamo parlato molte volte e, personalmente, ho scritto più di un articolo riguardante il concetto “frustrazione”.

Allora, riequilibrarmi dipende da come mi adatto nell’assorbire e nel metabolizzare le frustrazioni?

È proprio così. Ad ogni modo, per tornare all’argomento che ti ha impressionato maggiormente, quello che colpisce di più non è soltanto la notizia della morte di bambini, quanto il fatto che impari ad amare un figlio e poi lo puoi perdere. E’ questo che sconvolge di più perché ti mette di fronte una dura realtà: dobbiamo metterci in testa che non possiamo agire più di tanto sui fatti del mondo e che, semmai, dobbiamo adattarci al mondo esterno.

Evidenziare i nostri limiti di esseri umani: questo è il messaggio principale che ho inviato mediante l’articolo… per chi lo sa leggere!

A me sembra impossibile potersi adattare di fronte ad un evento del genere.

Guardiamolo dal punto di vista neutrergico: rispetto alla dinamica dell’energia del pianeta Terra, che siano morti 20 bambini è una bazzecola; rispetto al sistema solare, che ci sia stato in un piccolo paesino, all’interno di una regione di una nazione microscopica (a guardarla sul mappamondo), un evento tellurico in cui sono morte 20 persone su un pianeta di 6 miliardi di esseri umani è nulla, tenuto conto del fatto che si è verificata una fuoriuscita di energia accumulata nel tempo a causa di scontri legati a movimento del sottosuolo.

Quindi, secondo una riflessione neutrergica e scientifica, rispetto alle grandezze dell’Universo, in questo evento luttuoso, si è determinata la stessa situazione di quando, andando in macchina, eliminiamo migliaia di moscerini: non penso che ogni automobilista pianga per ogni moscerino che si spiaccica sul parabrezza. Dal punto di vista neutrergico è così; dal punto di vista affettivo viene fuori l’articolo che ho scritto e che non rinnego e che ho tenuto a precisare che rifletteva il mio stato d’animo di genitore, non di professionista.

Da professionista la risposta da dare è quella che ti ho fornito adesso: sono eventi possibili. C’è da arrabbiarsi perché se qualcuno fosse intervenuto prima, per tempo, come sarebbe dovuto accadere, in quella scuola non ci sarebbe stato nessuno; se qualcuno avesse costruito meglio quella scuola, la struttura non avrebbe ceduto. Quindi, per questo bisogna arrabbiarsi, ma per il resto è un evento che dobbiamo mettere in conto, così come la possibilità di essere colpiti da un fulmine. Certo se ti rifuggi sotto un albero in una giornata di pioggia, attui un comportamento azzardato, ma se un fulmine ti colpisce mentre passeggi sulla spiaggia, si realizza un’eventualità possibile. Tu, io, gli altri, non rappresentiamo entità significative rispetto ai grandi sistemi dell’universo. Noi piangiamo l’essere umano morto perché viviamo nel relativo della dimensione umana, ma rispetto all’universo siamo meno che particelle microscopiche.

Ma noi non viviamo in questo modo, operando queste riflessioni!

Ma è questa l’ottica oggettiva e universale grazie alla quale ti puoi distaccare dalle sofferenze tipicamente umane. Allora, mettendo insieme l’aspetto affettivo a quest’aspetto neutrergico impari ad adattarti a questi eventi ed impari a creare una stabilizzazione nel tuo mondo interno. Sono cose che possono accadere. Tu puoi sparire da un momento all’altro, io posso sparire da un momento all’altro. Per il pianeta terra non cambia nulla se io esisto o meno.

Ma se io sparisco non soffro più, se sparisce una persona cui voglio bene io soffro.

No, tu ti ostini a non voler capire il senso delle mie spiegazioni.

Sì, ho capito..

Allora basta! Non dire “se io sparisco non soffro più” Il tuo è un discorso egoistico, più sei egoista in tal senso meno ti sai adattare e meno vivrai, perché sopravvivono le specie che si adattano meglio. Tu puoi dire che questo è un discorso poco affettivo. Questo, infatti, è un discorso per nulla affettivo nei confronti degli altri. E’ un discorso affettivo nei propri confronti, ma io ti sto spiegando come si fa a sopravvivere adattandosi, non ti sto dicendo che questa è la strada che esprime il massimo della solidarietà umana.

Come si fa ad attuare questa strada?

Nell’antica Grecia, gli zetetici praticavano l’apateia (il distacco dalle passioni), l’epochè (la sospensione del giudizio) e l’aporein (il dubbio continuo). Senza arrivare a tanto, ti basta meditare su quello che ti ho spiegato finora. Se valuti che tutto funziona con delle regole più grandi di noi, arriverai a capire gli eventi mantenendo il giusto distacco. E’ in questa dimensione che bisogna imparare a vivere perché è quella neutrergica, solo che è necessario anche sviluppare l’affettività per saperne godere, ma di fronte ad eventi che ti possono sconvolgere e ti possono abbattere in maniera definitiva, o reagisci riflettendo correttamente per come ti sto spiegando o fai la fine di tante persone che vengono abbattute dalle difficoltà e non si alzano più. A te la scelta. E non mi venire a dire che se muori non soffri e se muoiono gli altri soffri, non mi interessa. Rispetto ad eventi universali, della tua sofferenza, come direbbero a Napoli “non se ne importa niente nessuno!”

Però bisogna vedere dentro di me quanta parte affettiva c’è sviluppata.

Allora impara ad usare meglio la parte neutrergica, anche perché sappiamo che, allo stato attuale, la componente neutrergica è meno sviluppata di quella aggressiva e di quella affettiva. Quindi, non è una questione di quantità, ma di qualità, di quanto impari ad usare la neutrergia rispetto ad affettività ed aggressività.

Ed usando meglio la neutrergia, si riesce ad attuare quello che mi hai spiegato?

Scusa, mi hai sentito in conflitto mentre ti fornivo queste spiegazioni tecniche?

No.

E sono lo stesso che ha scritto quell’articolo e che mentre lo scriveva piangeva. In quel momento esprimevo dei sentimenti stimolati dagli eventi del mondo esterno e che ho trasformato in neutrergia scrivendo. Ora esprimo una valutazione di tipo prettamente logico e, siccome la logica non prevede utilizzo di sentimenti, ti sto enunciando con tranquillità quello che accade nel mondo, dal punto di vista universale. Non c’è spazio per l’affettività. E’ grazie a questo sistema mentale che posso fare l’analista, altrimenti dovrei restare sconvolto per tutto quello che ascolto quando è conflittuale. Anche se quando incontro persone che hanno perso dei figli è vero che posso essere provato dopo il colloquio, ma poi metto a posto le cose riflettendo nei termini in cui ti ho spiegato prima.

Devo abituarmi a pensare così.

Ma tu, intanto, rifletti su questi messaggi di realtà.

Ma se, malauguratamente, un evento luttuoso mi colpisce direttamente, riuscirò a risolvere, visto che l’affettività viene coinvolta in pieno?

La storia e l’osservazione del quotidiano ci insegnano che ci si può adattare a qualunque cosa, per cui genitori che hanno perso dei figli continuano a vivere, in maniera differente rispetto a prima, ma continuano a vivere; persone che hanno perso un partner dopo tempo ne cercano e ne trovano un altro, riprendono a sorridere, a godere la vita, anche se in qualche angolo della loro memoria resta della sofferenza.

Questo dimostra che ci si riequilibra anche dopo grosse frustrazioni.

Certo, perché quando tu perdi qualcuno cui sei affezionata si crea un vuoto affettivo con tanta energia di tipo affettiva da utilizzare, venendo meno lo scambio con quella persona. Ecco perché quando parlammo di tuo zio io ti spiegai che la tua situazione era meno pesante di quanto immaginavi perché, di fatto, tuo zio già non lo vedevi da molto tempo. Si tratta di ridistribuire la quota affettiva che si scambiava con la persona che non c’è più, mentre si fa un lavoro di adattamento per accettazione delle leggi della vita che riguardano le spiegazioni che ti ho dato prima. E’ possibile che la gente muoia prima di te, e non è solo una questione anagrafica, accade e non ci puoi fare nulla, quindi non ti resta che saperti adattare. E non si può nemmeno dire che non conviene affezionarsi per non soffrire, condurremmo un’esistenza “vuota”. Noi non siamo immuni dalle sofferenze, abbiamo bisogno di imparare ad affrontarle.

Posso concludere il nostro incontro di oggi, citando alcuni passi di Eraclito di Efeso, ” Una cosa è ciò che sembra e una cosa è ciò che è! Le cose, in sé, non sono né belle né brutte e neppure buone o cattive; lo diventano, però, a seconda del fine che intendono perseguire. Ogni realtà ha sempre due aspetti, uno positivo ed uno negativo. L’acqua del mare è preziosa per i pesci ed è letale per gli uomini. Quello che a prima vista appare concavo, in realtà potrebbe essere convesso”.

A differenza di Eraclito, figlio di Bosone, noi siamo in grado, oggi, di stabilire, per molte delle cose che ci coinvolgono, dove sia la verità oggettiva, mediante l’uso della logica universale….ma questa è un’altra storia.

Ci torneremo, un giorno o l’altro ?

Puoi contarci, buona giornata!

G. M.(Medico Psicoterapeuta)

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