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E’meglio sposarsi o convivere liberi da vincoli legali? E’ vero che dopo il matrimonio si diventa “pantofolai”? l’arrivo di un bambino, “avvicina” o “allontana”? E’ bene prendere il partner “per la gola”? Sono alcuni degli argomenti di discussione dell’incontro settimanale fra Alessia ed il suo amico analista.


Cosa vuol dire, ad un certo punto, per una coppia, il fatto che scatti la voglia di “saldare” il rapporto per sempre(?!) con un matrimonio, cioè con un contratto?…e cosa significa, invece, fare una scelta diversa optando per la convivenza?

Scegliere di stare insieme e convivere rispecchia le leggi di natura; lo si può fare quando si è maturi a sufficienza per metter da parte l’egocentrismo ed essere ben disponibili ad una limitazione delle proprie libertà per avere tanto di più in cambio.

Noi sappiamo che il concetto “coppia” (ne abbiamo già parlato) prevede la convivenza tra due persone e l’interessarsi l’uno dell’altro e l’uno all’altro con obiettivi in comune.

Si sceglie il matrimonio sia per necessità sociali che per apprendimento…. ancora oggi… la legge non si è mossa adeguatamente, in favore delle coppie di fatto… non mi risulta che ci sia una tutela equivalente a quella delle coppie sposate … per cui questa potrebbe essere una scelta di tipo sociale… per avere delle garanzie che in una coppia di fatto non ci sono. Per quanto concerne le differenze tra le due soluzioni si può dire che, mentre la convivenza rispecchia delle leggi di natura, il matrimonio rispecchia delle leggi sociali, quindi si viene accettati meglio dall’ambiente in cui si vive e, anche in presenza di figli, la situazione è più semplice. Anche nelle cosiddette “Società avanzate”, comunque, la coppia sposata rientra in una norma, abbastanza diffusa, rispetto ad una coppia che convive; anche il dover presentare il proprio partner dà vita a momenti di difficoltà o di imbarazzo…. per più di qualcuno! Un conto è dire:<< Ti presento mio marito (o mia moglie)>>; un conto è: “Ti presento… cosa?.. il mio compagno… il mio fidanzato… il mio partner…” a 30 anni, a 40 anni! ….Dimostra difficoltà di base, basta dire il nome… Giovanni… Francesco… Luca… poi le persone a cui presenti il tuo partner, se sono mature non dovrebbero avere problemi, ma siccome, nella maggior parte dei casi non lo sono, ti guardano imbarazzati chiedendosi temperamentalmente: “Ma chi è?… Ma stanno insieme?… Vivono insieme?… Fanno sesso insieme?”…Ecco che, a volte, si opta per il matrimonio anche per questo; sono scelte inconsapevoli.

Molte persone, soprattutto dopo il matrimonio (o dopo l’inizio di una convivenza) si rilassano psicofisicamente, perdono la voglia di uscire, di andare fuori la sera, si trasformano in pantofolai …. Perché?

Ognuno di noi, sulla base delle proprie attività e degli obiettivi che si pone, paga un prezzo in termini di frustrazioni che va a subire in maniera inversamente proporzionale alle capacità di smaltimento e di assorbimento di queste ultime; chi ha delle buone capacità di questo tipo, resiste meglio nel tempo rispetto ad altri che, invece, cominciano ad involvere il proprio sistema psicofisico con un peggioramento metabolico (sempre psicofisico). Allora… i primi giorni che si sta insieme si cerca nell’altro lo stabilirsi di un interesse che duri nel tempo per garantirsi dei vantaggi quali la coabitazione, il sostegno reciproco, l’affetto, lo scambio sessuale e tutto quello che in una coppia si può determinare; quando ci si è resi conto che ormai il vincolo è sufficientemente… “legato”… (non saldo perché se lo fosse, ci sarebbero dei principi di evoluzione da parte di entrambi) da una serie di fattori di convenienza, in senso positivo a prescindere da quella di tipo economico o di altra natura, non si considera più il fatto di creare interesse nel partner tra gli obiettivi prioritari. A quel punto si crea un’abitudine e ci si rivolge ad altro vivendo la situazione di coppia come qualcosa di scontato. Però la vera motivazione risiede nelle difficoltà della propria identità altrimenti, anche se si instaura un’abitudine, ciascuno può mantenere il rispetto di sé e verso l’altro, il che impedirebbe il diventare pantofolai e il trascurarsi diventando trasandati. Io avevo uno zio acquisito il quale, in casa, si vestiva e si curava come se fosse dovuto uscire… Ricordo che, negli anni settanta, fu uno dei primi a farmi vedere uno di quegli asciugacapelli con i quali potevi contemporaneamente pettinarti…. Era francese e viveva a Roma, aveva delle abitudini molto più evolute delle nostre… Lui, per cena, pur restando in casa, si cambiava d’abito, si sbarbava, si pettinava persino facendosi la messa in piega! Io, che avevo 9 o 10 anni, rimanevo allibito perché ero abituato alla cultura legata al fatto che in casa si indossano gli abiti smessi (per non sciupare i nuovi), che non ci si fa la barba, a volte non ci si lava, perché tanto… si fa per la gente! Queste sono carenze da apprendimenti scorretti che ci impediscono di provare piacere dal fatto di stare in ordine e puliti per se stessi… non a caso, il galateo recita che un vero gentiluomo lo si riconosce da come si comporta quando sta da solo (lo stesso vale per la donna).

Andiamo avanti…. Molti sono i rapporti che finiscono male per intromissioni varie di parenti (soprattutto le suocere) che fanno “scoppiare” il rapporto. Come si spiega il fatto che questo possa accadere?

Accade sempre per carenza di sviluppo dell’identità dei partner perchè, un essere umano sufficientemente maturo, non si lascia influenzare più di tanto dai genitori o da altri, crea una propria autonomia; se questo non accade, vuol dire che gli esseri umani di quella coppia erano e restano impreparati a comportarsi da adulti.

Una cosa che mi ha riguardato da vicino…

Io dico sempre che mia figlia “è la mia vita” e lo confermo!!!…. però quando ero ancora sposata mi è capitato di dire, nel periodo più difficile e più faticoso di “gestione” della bimba, che i figli allontanano la coppia mentre avevo sentito dire a molti: << Vedrai come vi unirà di più un figlio! >>… Macché!!! Credo che l’allontanamento tra me e il mio ex – marito sia iniziato proprio in quel periodo… non so… Tu che ne pensi?

Vedi, non è corretta né l’una né l’altra affermazione perché non è vero che i figli uniscono la coppia e non è vero che la dividono.


E’ vero che il figlio è un impegno nuovo che stravolge le abitudini della coppia perché si diventa una famiglia e, di conseguenza, se non si hanno le idee chiare, in termini di disponibilità di tempo, di energia e di affetto da devolvere al cambiamento delle proprie abitudini ed al cambiamento del rapporto col partner, un figlio complica la vita della coppia potendo incrinarne il rapporto.

Spesso si dice che una donna conquista il proprio compagno prendendolo per la gola… Che importanza può avere il fatto che una donna possa impegnarsi per il suo partner e soddisfargli uno dei piaceri della vita?

E’ un modo di mostrare affezione e funziona in maniera direttamente proporzionale a quanto l’uomo ha imparato a ricevere affetto attraverso il cibo… Cioè se, quando era piccolo, i genitori (soprattutto la madre) hanno veicolato affetto attraverso il cibo si ricerca nella compagna di vita il mantenimento di queste abitudini.

Però io questo non lo riscontro nel mio compagno (i cui genitori non avevano di queste abitudini)….

Tu sai che lui ha dei rapporti di difficoltà col cibo per cui è possibile che certe cose non te le racconti o che, addirittura, non le ricordi perché, se dà così tanta importanza al cibo, qualcuno glielo deve avere “insegnato”.

Ho letto da qualche parte (riviste rivolte di più alle lettrici che non ai lettori) che quando una coppia va in crisi, è importante cercare di rivivere mentalmente i primi momenti vissuti insieme, quelli dell’innamoramento…. Io ci ho provato e funziona, si crea qualcosa di positivo, ma dura poco….. Comunque, perché fa bene alla coppia ricordare questi primi idilliaci momenti?

Se tu riproponi, come in un film, dei momenti in cui non c’erano problemi, vivi solo una parte della coppia…. i momenti della “partenza”, del fidanzamento, momenti in cui si vive di più in una condizione di fantasia che non di realtà in cui, invece, sono previsti anche i problemi.

Non è quello il modo di migliorare la situazione; le problematiche, in una coppia, ci “devono” essere. Le difficoltà si affrontano chiedendosi quali siano le motivazioni e risolvendole prima dentro se stessi e poi nel rapporto col partner. Il resto rappresenta dei palliativi….. come quando si dice ad una coppia in crisi: “Fate una crociera e al ritorno starete meglio”. E’ possibile… perché facendo una crociera, ci si allontana dai posti in cui vivi tutti i giorni e vivi i problemi, ma al ritorno… ricominciano i problemi.

Non è nemmeno valido il fatto di affrontare delle situazioni di erotismo e comunque sensuali differenti per riaccendere il “desiderio di incontro” di una coppia…. Non ti dico che anche questi sono solo palliativi, però non ti risolvono il problema perché ci sarebbe da domandarsi: << E perché abbiamo trascurato questi aspetti? >>

Così facendo si cerca di risolvere il problema partendo dall’ultimo anello della catena invece bisogna partire dal primo.

Va bene, “doc”, cercherò di mettere in pratica quanto mi hai spiegato. Ci rivediamo la prossima settimana…ti consiglio di preepararti bene perché avrò bisogno di imparare come si fa l’amore con i cinque sensi…

Alessia Manes

Con la collaborazione di Stefania Labate (musicista)

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