Posted on

Alla scoperta di un antico vaticinio

E’ la fine del mondo! Capita sovente di questi tempi affidarsi a questa espressione per indicare sconcerto ed incredulità , delusione o amarezza , come accaduto di recente vedendo in televisione la conduzione arbitrale delle partite del campionato mondiale.

Ma , in altri casi, riguarda l’oggetto di alcune discussioni per non dire vere e proprie dispute teologiche. La fine del mondo, la fine dei tempi!

Di recente in una udienza del mercoledì lo stesso pontefice ha affermato che i tempi che viviamo sono gli ultimi anche se ha aggiunto simpaticamente: “Di certo, però, non ci è dato di conoscere la data precisa…!!!”

La domanda, a dire il vero, è antica e sottende curiosità, timori ma a volte anche impazienza. Persino i discepoli, che pure avevano altro cui pensare, si soffermano sull’argomento. Ma Gesù taglia netto. “Neanche il Figlio ma solo il Padre sa”, come dire : “E’ una cosa che non posso dirvi”. Ad esser profeti in questo caso, si perde la credibilità. Molte sètte hanno utilizzato l’argomento della fine del mondo o meglio la conoscenza della data precisa in cui la stessa sarebbe avvenuta per fare proseliti o determinare in essi una smania suicida.

Molti sono caduti nella trappola . Tra i più conosciuti Charles Taze Russell, fondatore della setta dei Testimoni di Geova, che predisse l’evento nel 1914.

Ovviamente il vaticinio non si realizzò e fu necessario correre ai ripari affermando che la data era relativa …all’inizio della fine del mondo!

La scienza si occupa volentieri del futuro dell’uomo soprattutto per cercare di migliorarne l’esistenza ed ha espresso con chiarezza che la vita sulla Terra si estinguerà. A determinare l’evento sarà il naturale decadimento del potere radiante della nostra stella , il Sole. Ma credo che il problema sfiori appena sia chi scrive sia chi legge visto che, trattandosi di milioni di anni, dovremmo attivarci per fare qualche eccezionale scoperta se vogliamo essere presenti in qualche modo in un futuro così lontano!

Eppure la recente lettura di un libro – direi abbastanza serio- sui vaticini formulati nei secoli sull’argomento della fine del mondo, mi ha fatto conoscere la sorprendente convergenza di profezie provenienti dalle più svariate culture ad indicare una certa sicurezza sul fatto di essere agli…sgoccioli.

Tra queste mi ha incuriosito la peculiarità delle “Profezie di Malachia”.

Vescovo Irlandese, Malachia scrisse in latino, pare in collaborazione con san Bernardo, 111 motti relativi agli altrettanti pontefici che si sarebbero succeduti fino alla fine dei tempi. Si tratta di motti riguardanti il casato d’origine, lo stemma pontificio o altri eventi pertinenti la vita dei vari successori di Pietro; ve ne propongo alcuni: al numero 64 ad esempio leggiamo “Leo florentius” riferito ad Adriano IV (1522-1523) che, al secolo Adriano Florent, aveva come stemma proprio un leone; così al numero 67 troviamo il motto “De corona montana” riferibile proprio a Giulio III (1550-1555) Giovanni Maria Ciocchi del Monte; il suo emblema raffigurava due corone! Ed ancora al numero 81 “Lilium et rosa “ Urbano VIII (1623-1644) il cui stemma raffigurava api che volano su gigli e rose.

Per venire ai nostri giorni gli ultimi 5 motti sono i seguenti: “Flos Floris”; “De medietate lunae”; “De labore solis”; “De gloria olivae”; “Petrus Romanus”.

Sorprendente anche stavolta la capacità profetica del vescovo irlandese. Paolo VI (Flos Floris) aveva infatti uno stemma pontificio raffigurante 3 gigli. Giovanni Paolo I (dal mezzo della luna) ebbe un pontificato di appena 33 giorni pari ad una fase lunare. Papa Woytila (Dalla fatica del sole) viene proprio dall’Est da dove il sole inizia la sua quotidiana fatica. Resterebbero due pontefici: il primo (dalla gloria dell’ulivo) potrebbe regnare in un periodo di pace tra i popoli o, più suggestivamente, essere un cardinale proveniente dalla terra degli ulivi, dalla Giudea! Per Pietro II, l’ultimo dei Pontefici, Malachia fu prodigo di parole dedicandogli alcuni versi: “In persecutione extrema sacrae romanae ecclesiae sedebit Petrus Romanus qui pascete oves in multis tribulationibus ; quibi transactis , civitas septis collis diruetur, et judex tremendus judicabit populum suum . Amen”.

La traduzione è la seguente: ” Durante l’ultima persecuzione della santa Romana Chiesa, siederà Pietro il romano, che pascerà il suo gregge tra molte tribolazioni; quando queste saranno terminate, la città dei sette colli sarà distrutta ed il temibile giudice giudicherà il suo popolo. Così sia”.

Sperando che l’argomento non vi abbia depresso più di tanto è il caso di concludere dicendo: chi vivrà vedrà…..

PINO BARBAROSSA