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Da un esperto in materia (per più di 40 anni presente nel mondo dell’Istruzione), riflettori puntati su un excursus storico che, dalla politica legislativa vuole condurre al seguente approdo etico “scottante”: che differenze esistono tra Istruzione pubblica e privata?


 

ISTRUZIONE PUBBLICA O PRIVATA ?

 

di Giuseppe Chiaia

Preside

 

Gli eventi legislativi più importanti, che coinvolgono la problematica educativa in Italia, hanno avuto origine a partire dalla costituzione del Regno d’Italia, avvenuta, storicamente e formalmente, il 17.Marzo. 1861.-

Proprio nel periodo post-risorgimentale si innesta lo scontro politico fra i fautori di una organizzazione scolastica affidata, esclusivamente, alla potestà statuale e fra quanti, invece, propendono per la libertà d’insegnamento, attraverso il riconoscimento della validità della scuola privata, da parte dello Stato.-

In definitiva, ciò rappresentava – e tuttora rappresenta – quel dualismo insanabile che ancora caratterizza lo scontro tra scuola statale, scuola confessionale e scuola liberale.

Infatti, i fautori del liberalismo – ed, in genere, quanti considerano la democrazia come garanzia di libertà – ritengono che non si possa limitare una libera scelta metodologica e culturale nel campo dell’educazione scolastica, dal momento che viene accettato il liberismo in campo economico.-

Ma si può facilmente obiettare che l’introduzione, nel sistema scolastico, del concetto economico della concorrenza svilisce e degenera la funzione educativa, riducendola a mercimonio propagandistico di ideologie politiche e/o religiose, determinando, in tal modo, una confusione gravissima tra libertà per la scuola e libera lotta per la conquista della struttura scolastica.- Ma, per meglio chiarire la presente tematica, è opportuno richiamare, sommariamente, le principali disposizioni legislative che, in materia, sono state emanate, a partire dalla seconda metà del 1800. La prima organizzazione scolastica, e conseguente sua ripartizione, la si deve alla famosa Legge CASATI, del 13.XI.1859, dal cognome dell’allora Ministro sabaudo Gabrio Casati; legge che, poi, verrà estesa a tutto il costituito Regno d’ Italia.-

Ma ulteriori riforme del sistema scolastico non risolsero i contrasti tra scuola statale, confessionale e privata.-

A tal proposito, è opportuno ricordare le seguenti normative riformistiche della scuola italiana:

  • Legge Coppino del 15.VII. 1877;
  • Legge Orlando dell’ 8. VII. 1904;
  • Legge Daneo-Credaro del 4.VI.1911.-

Per i contenuti specifici delle suddette normative, è sufficiente fare riferimento a qualsiasi raccolta legislativa.-

Un cenno a parte merita la riforma GENTILE, del 1923 e che rappresentò una rivincita della classe borghese che mal sopportava una scuola democratizzata ed aperta a tutti; ma, altresì, lamentava l’abbassamento del livello e del valore degli studi, in cui era caduto il sistema scolastico.-

Il filosofo G.GENTILE – Ministro dell’ Educazione Nazionale nel nascente governo fascista – già collaboratore del CROCE , di LOMBARDO-RADICE e di G.SALVEMINI – formulò una riforma scolastica che mirava ad esaltare sia la funzione docente che la elevazione culturale della gioventù, attuando, altresì, ed esaltando quella severità degli studi, auspicata dai collaboratori sopra richiamati; diversi per ideologie, ma accomunati dal culto del sapere e della saggezza.-

Certamente, questa riforma si inquadrava in una visione aristocratica degli studi, all’insegna di una rigida selezione, vagliata da verifiche ed esami intermedi, e che si concludeva con l’Esame di Stato finale.-

Anche la scuola post elementare – quella che oggi viene inquadrata come scuola secondaria di 1° grado – fu profondamente innovata; prima, con la riforma BOTTAI del 15.2.1939 e, poi, con l’istituzione della scuola media unica di 1° grado, per merito della legge 31.12.1962,n° 1859.-

Da questo breve excursus, balza evidente come lo Stato italiano, sia come Regno che come Repubblica, abbia riservato a sé la gestione politica e culturale della scuola, come rivalsa verso il millenario monopolio ecclesiastico della stessa.-

Ecco perché, al giorno d’oggi, trova difficoltà d’inserimento, sia nel tessuto sociale che in quello più strettamente politico, la scuola privata; essendo, quest’ultima, vista, ancora, come intromissione dell’autorità ecclesiastica nella problematica educativa.-

Una considerazione a parte deve, poi, farsi per le scuole private aconfessionali; queste, per vari ed ovvi motivi, non sono ancora in grado di offrire metodologie innovative e didattiche sperimentali, capaci di determinare un effettivo progresso didattico e culturale, in quanto, per la più parte, si riducono ad offrire attività di sostegno per consentire probabili recuperi nozionistici a favore di studenti dei vari ordini di scuola che,nelle strutture statali stentano a completare i percorsi educativi prescelti.-

Finchè la scuola privata aconfessionale rimarrà confinata in simile connotazione, tanto vale mantenere il dualismo esistente tra scuola statale e scuole religiose,le quali ultime, almeno, hanno affermate capacità organizzative e culturali, oltre che disporre di autonomie finanziarie che garantiscono percorsi scolastici con incisiva severità di studi, tenendo sempre presenti i valori etici della civiltà cristiano-occidentale.-

Quanto, or ora, espresso, non vuol essere, però, un auspicio; ma un fermo richiamo alle forze politiche nazionali di governo e di opposizione, dal momento che, in appena quattro anni ( 1998 – 2002 ) ben due riforme scolastiche si sono avvicendate, per essere sovvertite da una prossima riforma, con conseguente stato di disagio per dirigenti scolastici, docenti ,alunni, famiglie e case editrici di libri di testo, le quali ultime dovranno rimediare, in tempi brevissimi, ad adattare la loro produzione libraria alle direttive governative dei nuovi riformatori.

Un popolo può vantare la propria civiltà se al suo interno si dà giusta esaltazione a quattro grandi istituzioni sociali: Parlamento, Tribunali, Scuola, Famiglia.

Fra queste, una Scuola sarà degna di questa qualifica se sarà in grado di assicurare, ai suoi alunni, quella serietà e severità degli studi capaci di stare al passo con ogni sapere, sia esso linguistico che scientifico, economico od artistico, oltre che il ripristino di una disciplina comportamentale che regolarizzi, al meglio, il rapporto alunno – docente, all’insegna di quel principio socratico pedagogico che ha per suo fine precipuo quello di accendere le potenzialità intellettive dello studente, in modo che acquisisca idee, capacità logiche, e razionalità di giudizi; in definitiva, sia in grado, di saper compiere quelle scelte di vita con le quali rapportarsi con la realtà sociale che lo circonda, una volta acquisito il razionale dominio di se stesso.

Ogni attività d’insegnamento, sia essa privata o statale, laica o ecclesiastica, deve suscitare nell’ allievo quella “cupiditas cognoscendi” che solo la capacità metodologica e una profonda e compartecipata cultura del docente può far sbocciare, e che costituisce la spinta primaria verso ogni apprendimento.

Su questo stimolo formativo si innesta ogni sapere specifico, che avvierà a scelte pratiche successive e che il soggetto – alunno individuerà sulla scorta della propria spiritualità, che tenga conto dei propri interessi, correlati con il momento storico che ogni civiltà esprime.

Un tempo, era bastevole imparare a leggere e a scrivere;

poi fu necessario saper ascoltare e saper parlare: ora è necessario saper osservare; perché se si sa osservare, si può ricordare; e se si ricorda, si conosce; e se si conosce, si è capaci di esprimere giudizi, filtrati dalla memoria, vagliati dalla logica e illuminati dalla coscienza morale.-



– prof. dott. Giuseppe Chiaia –




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