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Puntare sul capitale umano per assicurarsi il successo di un’iniziativa. Per questi motivi, nell’ambito dell’azienda, un “posto d’onore” spetta oltre che al capitale, soprattutto al lavoro ed alla coordinazione. In esame, quindi, il lavoro, inteso come prodotto di coloro che operano all’interno dell’impresa e la coordinazione, come fattore “immateriale”, necessario per l’organizzazione dei diversi elementi.


 

Il capitale, come altro elemento indispensabile dell’azienda, da solo non può produrre alcun risultato. Esso, infatti, deve essere reso attivo, messo cioè in moto dalle persone. Da ciò discende che il fattore umano ed il lavoro che esso mette a disposizione, si configura, accanto al capitale, come un fondamentale componente dell’azienda.

Il lavoro può essere di due tipi:

  • lavoro imprenditoriale,
  • lavoro “attuativo”.

Il lavoro imprenditoriale è un lavoro di tipo ideativo e creativo, perché teso a realizzare le migliori combinazioni fra i diversi fattori della produzione ed a ricercare nuove opportunità, tra le più convenienti, verso cui rivolgere l’attività dell’impresa.

E’ un lavoro che tiene conto della combinazione di tre momenti essenziali:

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cosa produrre (prodotto);

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per chi produrre (mercato);

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come produrre (tecnologia).

Il lavoro imprenditoriale è svolto dal soggetto economico, da chi, specie nelle imprese di piccola e media dimensione (azienda individuale e società di persone), ha conferito il capitale di rischio. Nelle grandi imprese, a larga base azionaria, invece, il lavoro è svolto dai manager ed in esse, attesa la netta separazione fra proprietà (dell’azienda) e controllo (dell’azienda), coloro che conferiscono il capitale di rischio sono considerati dei meri finanziatori.

Accanto al lavoro imprenditoriale c’è il lavoro definito attuativo, meno ideativo, più “materiale” attraverso il quale si concretizzano le idee imprenditoriali. In alcuni casi, le due forme di lavoro si identificano nella stessa persona.

Nella piccola impresa, l’imprenditore è direttamente impegnato anche nei processi trasformativi attuati dalla sua azienda. Nelle imprese più grandi e complesse, accanto al “nucleo imprenditoriale” (se i soggetti che svolgono questa funzione sono più di uno), operano altri individui. Questi, a vari livelli e con ruoli diversi, svolgono il lavoro “attuativo” (cioè da attuare), realizzando le indicazioni imprenditoriali. Tali soggetti lavorano, di solito, alle dipendenze del soggetto giuridico dell’azienda (proprietario) e, pertanto si parla anche di lavoro subordinato. Si preferisce, però, utilizzare il termine attuativo, perché non tutto il lavoro che si svolge seguendo le indicazioni del soggetto economico è realizzato da dipendenti dell’azienda ( come nel caso dei manager nelle grandi imprese).

Il lavoro è, nell’ambito dell’economia dell’impresa, essenziale, fondamentale.

Esso è la traduzione in atto di una serie di elementi che caratterizzano il fattore umano di un’impresa, cioè coloro che lo compiono. E’ l’espressione, quindi, di abilità, specifiche competenze, esperienza, creatività di coloro che costituiscono l’organico dell’azienda e che, si rivelano determinanti per l’ottimizzazione delle risorse produttive attraverso un economico sfruttamento.

Che il fattore umano sia determinante nei risultati di successo di un’impresa è verificabile attraverso la comparazione di due imprese con identica dotazione quantitativa e qualitativa di investimenti. Esse, infatti, possono conseguire risultati di gran lunga differenti perché diverse sul piano del fattore umano disponibile.

A tal proposito si parla di “capitale umano” accanto al capitale monetario. Lo stesso si configura come un capitale “intangibile”, con caratteristiche soprattutto qualitative, a cui è difficile, oltre che delicato attribuire un valore monetario.

Il valore delle risorse umane resta un valore tipicamente non patrimoniale e rappresenta all’interno dell’azienda una carta “vincente” se qualitativamente apprezzabile.

Attualmente nelle grandi imprese si punta molto sul capitale umano, tanto da considerarlo quasi come l’unico fattore determinante del successo dell’iniziativa, del business plan. E a ben vedere, non potrebbe essere altrimenti, considerando che esso si sostanzia in un fattore produttivo, e dalla sua qualità e, quindi, dal suo impiego discende la possibilità di un effettivo economico contributo allo svolgimento della produzione d’impresa.

Il fattore umano presenta, però, delle caratteristiche particolari. Gli esseri umani sono, infatti, portatori di bisogni legati al mantenimento dell’equilibrio psicofisico. Ogni attività lavorativa può incidere su tale equilibrio, sia dal punto di vista fisico (tipo di lavoro ed ambiente in cui esso si svolge), sia dal punto di vista psicologico (tipo di lavoro e necessità di autorealizzazione e di autostima).

Considerando che il fattore umano occupa una posizione centrale rispetto al fenomeno impresa, la scelta dei collaboratori e della loro formazione deve rispondere a determinati requisiti che siano rispondenti al progetto da realizzare.

E’ importante, quindi, considerare le particolari competenze tecniche dei collaboratori, ma altrettanto fondamentale è considerare gli aspetti relativi alla loro personalità, alla luce del fatto che l’azienda può vivere e raggiungere i suoi scopi attraverso il lavoro indispensabile di coloro che vi operano.

Il capitale umano e quello monetario hanno bisogno, però, di essere ordinati e combinati tra di loro. In tale prospettiva, ciò che si afferma è la coordinazione. I diversi elementi presenti nell’azienda devono essere fra loro coordinati e interdipendenti, in modo da costituire un complesso armonicamente funzionante.

Accanto ai fattori capitale e lavoro si pone, quindi, anche il fattore coordinazione, fattore immateriale ed intangibile, necessario per evitare la disgregazione dell’azienda.

Da qui la definizione di azienda, come di un istituto economico destinato a perdurare che, per il soddisfacimento di alcuni bisogni, ordina e svolge in continua coordinazione la produzione ed il consumo della ricchezza.

Muovendosi in tale direzione si giunge alla formulazione dell’impresa come sistema socio-tecnico, in cui vengono considerati l’elemento sociale (il fattore umano) e quello tecnico (gli investimenti impiegati per la produzione). Una delle proprietà più interessanti di questo sistema è la cosiddetta proprietà olistica, in base alla quale un sistema è diverso dalla risultante della somma dei suoi elementi.

Il sistema aziendale, caratterizzato dalla presenza del fattore coordinazione, ha un valore complessivo maggiore del valore dei singoli elementi che lo compongono.

Ogni attività, pertanto, nell’ambito aziendale, deve essere finalizzata alla creazione ed al mantenimento di condizioni di coordinazione sistemica fra capitale e lavoro, che determinano un’elevata produttività.

 

avv. Maria Cipparrone – giurista d’impresa-


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