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Continua il discorso relativo agli elementi dell’impresa. Questa volta si parla dei finanziamenti, visti come fonti di capitale.


IL CAPITALE II° – I FINANZIAMENTI

Dopo aver esaminato le forme di impiego del capitale, occorre prestare attenzione alle sue forme di approvvigionamento, cioè le modalità di acquisizione. I finanziamenti sono visti come fonti di capitale, quindi sotto due profili essenziali:

    • Dove viene preso il capitale (finanziamenti)

  • Come viene impiegato il capitale (investimenti).

Per i finanziamenti esistono diverse classificazioni. La prima si basa sulla fonte di provenienza dei capitali (chi ha conferito il capitale), cioè si guarda alla natura del vincolo:

    • I finanziamenti propri o fonti interne;

  • I finanziamenti di terzi o fonti esterne:

I primi riguardano i capitali conferiti dal soggetto o dai soggetti che fanno parte dell’azienda. Questi capitali sono acquisiti con il vincolo rischio, cioè sono sottoposti al rischio aziendale ma allo stesso tempo costituiscono delle garanzie nei confronti di terzi. I mezzi propri sono presenti in ogni impresa qualunque sia la veste giuridica, infatti:

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nelle società vi è una distinzione tra capitale sociale e fondi di riserva.

a) Il capitale sociale è conferito dai soci al momento della sua costituzione, ma anche quando si ritiene necessario, quindi in qualsiasi momento.

Nel caso di società il capitale sociale è frazionato in quote e ognuna rappresenta una parte del capitale stesso. Inoltre le quote di capitale vengono assegnate ai soci in proporzione al capitale versato.

Nelle società di capitali (S.p.A. e S.A.p.A.) le quote sono rappresentate da azioni, le quali attribuiscono, al soggetto che le possiede, alcuni diritti:

      • a percepire una parte degli utili conseguiti;

      • al rimborso del capitale, in particolari condizioni;

    • a partecipare alla conduzione dell’impresa (tale diritto si realizza mediante il diritto di voto);

Parlando di azioni, si possono analizzare le diverse tipologie esistenti:

        1. azioni ordinarie;

        1. azioni privilegiate;

      1. azioni di risparmio.

Le prime consentono il pieno possesso dei diritti già citati poc’anzi.

Le seconde limitano l’esercizio del diritto di voto ma rafforzano tutti gli altri diritti. I privilegi che scaturiscono da questo tipo di azioni riguardano la ripartizione degli utili conseguiti dalla società. Poi, nel caso di liquidazione della società, i possessori vengono rimborsati del capitale conferito che residua dopo il pagamento di tutti i debiti prima degli altri azionisti. Per questo tipo di azioni vi è una limitazione relativamente alla loro emissione, infatti, il valore non può superare la metà del valore complessivo del capitale sociale dell’impresa.

Le terze sono emesse solo dalle società quotate in borsa, inoltre escludono il diritto di voto ma privilegiano il diritto al rimborso del capitale e agli utili. In riferimento agli utili, il rimborso è pari (almeno) al 5% del loro valore nominale, per il capitale, invece, il rimborso è in misura maggiore del 2% del loro valore nominale rispetto agli utili assegnati alle altre azioni.

b) I fondi di riserva sono costituiti dagli utili conseguiti che non vengono distribuiti ai soci e rappresentano la forma di risparmio attuata dall’impresa cioè l’autofinanziamento dell’impresa. Le riserve, quindi costituiscono la più autentica fonte di finanziamento, ancora di più rispetto al capitale sociale, in quanto quest’ultimo è conferito dai soci, mentre le riserve vengono prodotte dall’impresa stessa.

Þ
nell’azienda individuale, il capitale proprio rappresenta una massa indistinta in cui si confondono conferimento iniziale, ulteriori conferimenti e utili non prelevati. I finanziamenti di terzi acquisiti dall’azienda, corrispondono al “capitale di debito” e ciò comporta il sorgere di debiti da rimborsare. Esso rappresenta anche un “rischio limitato”, in quanto il rimborso dei debiti deve avvenire prima del rimborso del capitale proprio conferito dai soci in quanto costituisce una garanzia patrimoniale nei confronti di terzi.

Esistono diverse forme di finanziamento esterno e sono:

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Il credito mercantile.

Esso riguarda le dilazioni di pagamento concesse all’impresa dai fornitori di beni e servizi utili alla produzione. Questa è una forma di finanziamento indiretto, in quanto l’impresa negozia non solo i fattori produttivi oggetto di approvvigionamento ma anche un altro fattore produttivo: “il capitale monetario”.

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Istituti di credito: banche.

Le forme tecniche dei principali finanziamenti concessi dalle banche sono:


Apertura di credito in c/c. Contratto con il quale la banca mette a disposizione dell’impresa cliente, una somma di denaro per un certo periodo, solitamente breve, ma che si può rinnovare a scadenza. La banca , in questo caso, può in ogni momento revocare il credito accordato. La caratteristica principale di questa forma di finanziamento è data dalla “elasticità di utilizzazione”, in quanto l’impresa utilizza il finanziamento nel momento e nelle misura voluta entro il limita massimo consentito (plafond), quindi il debito per l’impresa sorge se e quando essa attinge alla somma messa a disposizione dalla banca.

    • Anticipazione. E’ un finanziamento caratterizzato dalla combinazione di un contratto di prestito e un contratto di pegno sui beni di varia natura concessi in garanzia (merci, titoli, preziosi). In base ai beni ottenuti in pegno, la banca concede all’impresa una somma di denaro pari al valore di tali beni. Inoltre, vi è uno scarto di garanzia, il quale assicura il valore (costante) del bene nel tempo in seguito ad eventuali perdite di valore, dovuti ad oscillazioni negative del mercato.

Le anticipazioni possono assumere due forme:



º a scadenza fissa, cioè l’impresa riceve immediatamente l’ammontare della anticipazione e si assume l’impegno di rimborsare tutto ad una data prefissata ed in questo caso la banca restituirà i beni ricevuti in pegno. Nel caso in cui il debito non venga rimborsato, la banca tratterrà i beni di importo pari alla somma ancora da rimborsare.

º in conto corrente, cioè il rimborso della somma e la scadenza del rimborso

non sono fisse, ma sono accompagnate da garanzie reali (pegno).

    • Sconto di carta commerciale. La banca anticipa all’impresa una somma pari al valore attuale di titoli di credito, solitamente cambiali, emessi dall’impresa per le proprie operazioni di vendita. La cambiale è un particolare titolo di credito, dotato di maggior forza rispetto agli altri. Infatti esso consente di esigere direttamente la somma riportata sul titolo senza dover tener conto del motivo per cui essa è stata emessa ed inoltre consente di ottenere a garanzia dell’importo dichiarato nel titolo, il sequestro dell’equivalente in valori dei beni del debitore. La cambiale si distingue in: vaglia o pagherò cambiario e cambiale tratta.


La prima tipologia consiste in una dichiarazione scritta e firmata dal debitore, emittente, in cui esso si obbliga a pagare la somma indicata nel titolo ad una persona, detta beneficiario. Quest’ultimo può girare il titolo ad altri.

La seconda tipologia è caratterizzata dalla presenza di tre soggetti: il traente, il trattario, il beneficiario. Se il traente deve dei soldi al beneficiario, invece di pagare direttamente, può ordinare, scrivendolo nel titolo, al trattario, suo debitore, di pagare la somma dovuta al beneficiario.

L’operazione di sconto è compiuta pro-solvendo, cioè alla scadenza il credito deve essere onorato e se ciò non accade la banca non si accolla la perdita ma si rivale sull’impresa che ha scontato i titoli di credito. Oltre ai normali requisiti, i titoli allo sconto debbono avere alcune caratteristiche che li rendono bancabili. Inoltre essa è un’operazione di finanziamento “non autonoma”, in quanto presuppone la disponibilità della carta commerciale (cambiali) ottenuta nello svolgimento della propria attività.

    • I mutui. Gli elementi principali che caratterizzano un rapporto di mutuo sono i seguenti:

  • I fondi sono erogati di solito a fronte della realizzazione di un determinato piano di investimenti;

  • Il prestito è supportato da garanzie reali (solitamente ipoteche) e a volte da garanzie personali (fideiussioni);

  • Si tratta di somme elevate.


Il rapporto di mutuo si articola in due momenti chiave:

      1. L’erogazione della somma da parte dell’istituto di credito.

    1. Il rimborso graduale, da parte dell’impresa, secondo un piano di “ammortamento finanziario”.


Inoltre il piano prevede: scadenze periodiche, di solito semestrali, nelle quali l’impresa paga alla banca una rata di ammortamento del mutuo, comprensiva di una parte del capitale preso in prestito e degli interessi sino a quel momento maturati.

Un’altra forma di finanziamento esterno è costituita dall’emissione di prestiti obbligazionari. Questa tipologia di finanziamento riguarda solo alcune imprese, cioè quelle che presentano la veste giuridica di S.p.A. e S.A.p.A. Inoltre, i prestiti obbligazionari presentano un limite per quanto riguarda la loro emissione, infatti, l’ammontare del prestito non può superare l’importo del capitale versato ed esistente secondo l’ultimo bilancio approvato. Tale prestito può superare il predetto importo, quando la parte eccedente è garantita:

    • da ipoteche su immobili della società fino a 2/3 del valore di questi;

    • da titoli nominativi emessi o garantiti dallo Stato, con scadenza non anteriore a quella delle obbligazioni;

  • da equivalente credito di annualità o sovvenzione a carico dello Stato o di enti pubblici.

Le obbligazioni sono dei titoli che hanno un valore nominale e rappresentano una quota di debito dell’impresa ed attribuiscono alcuni diritti:

    1. rimborso del capitale pari al valore nominale delle obbligazioni;

  1. corresponsione, a scadenze fisse, di un determinato interesse.

Esistono tre diverse tipologie di obbligazioni: ordinarie, indicizzate e convertibili.

La differenza tra azioni e obbligazioni è la seguente: le prime rappresentano il capitale proprio investito, le seconde rappresentano il capitale di debito dell’impresa.

Nelle fonti di finanziamento è ricompresa quella dei debiti verso dipendenti nella forma del Trattamento di Fine Rapporto o TFR. L’impresa è tenuta a versare una somma il cui importo è proporzionale al numero di anni durante i quali il lavoratore ha prestato la sua opera presso l’impresa (finanziamento indiretto).

Infine, un cenno ad altre due fonti di finanziamento, molto diffuse nella pratica, ovvero:

Il leasing;

Il factoring.

Il leasing è un’operazione che consente all’impresa di ottenere la disponibilità di un bene in locazione senza acquistarlo. Essa può riguardare sia beni mobili che immobili e si può realizzare secondo due formule tecniche, il leasing operativo e il leasing finanziario. Il primo viene di solito effettuato dalle imprese che producono beni oggetto di leasing. Essenzialmente è un rapporto fra due soggetti impresa locataria e impresa locatrice cioè costruttrice del bene, in cui l’impresa locataria, a fronte della disponibilità del bene, versa un canone periodico all’impresa locatrice, che si impegna ugualmente a fornire una serie di servizi accessori (manutenzione, assistenza tecnica ecc.).

La seconda formula prevede un rapporto fra tre soggetti: l’impresa locataria, l’impresa locatrice e la società di leasing. Quest’ultima acquista dall’impresa locatrice il bene e lo da in locazione all’impresa locataria, la quale ha il diritto di riscatto del bene cioè, il locatario, al termine del contratto, previo pagamento di una somma convenuta può diventare proprietario del bene. Anche questa formula prevede il pagamento di canoni periodici.

Il factoring consiste nel trasferimento di crediti commerciali ad una società specializzata, detta factor. Il trasferimento del credito al factor può avvenire secondo una delle seguenti modalità:

  • il factor accredita all’impresa l’importo del credito solo al momento della riscossione;

  • il factor anticipa all’impresa l’importo del credito.

Quindi nel primo caso, il factor svolge un’attività di gestione del credito per conto dell’impresa mentre il secondo caso si configura come una vera e propria operazione di finanziamento, simile allo sconto commerciale, ma a differenza di questo, la fattorizzazione può avvenire anche pro-soluto, cioè senza il diritto di rivalsa del factor sull’impresa nel caso di non riscossione del credito.

In base alla natura del vincolo, è possibile compiere altre classificazioni delle diverse fonti di finanziamento.

Relativamente ai finanziamenti esterni si distingue quella che riguarda:

  • i debiti chirografari

  • i debiti privilegiati.

I primi sono costituiti da finanziamenti di terzi non assistiti da particolari garanzie, mentre i secondi sono rappresentati da finanziamenti ottenuti mediante la prestazione di una garanzia reale o personale.

Per quanto riguarda la distinzione fra debiti di finanziamento e debiti di funzionamento, questa è compiuta guardando al fatto che oggetto del rapporto di finanziamento può essere il danaro oppure lo scambio di beni e servizi, richiesti per il quotidiano funzionamento dell’impresa, di cui venga dilazionato il pagamento, come in un rapporto di fornitura. I finanziamenti interni ed esterni si differiscono sotto due profili: economico e finanziario.

  • economico che fa riferimento al rapporto ottimale fra risorse consumate e risultati produttivi ottenuti. Pertanto, i debiti vanno ad incidere sul rapporto ottimale risorse consumate e risultati ottenuti, in quanto il sorgere di un debito comporta, per chi li contrae, un “onere” espresso dal sostenimento di interessi passivi, il che significa che il volume di capitale da rimborsare è maggiore di quello che affluisce inizialmente all’impresa, quindi c’è un consumo addizionale di risorse.




Tutto ciò non avviene per i mezzi propri, anche se questi devono essere remunerati, ma ciò non incide sul rapporto ottimale risorse impiegate/risultati ottenuti. La loro remunerazione è possibile solo nel caso in cui i risultati siano maggiori delle risorse impiegate.

  • finanziario guarda ai movimenti (flussi e deflussi) di moneta nella azienda. Risulta evidente quindi, che i debiti devono essere rimborsati sia negli importi originari che negli interessi e, allora, vi è la necessità che alle scadenze convenute l’impresa abbia a disposizione moneta necessaria per il rimborso.

La distinzione fra mezzi propri e di terzi è strettamente connessa con la classificazione degli investimenti operata considerando il loro grado di “liquidabilità”.

Una seconda classificazione dei finanziamenti è relativa alla durata temporale del vincolo che lega i finanziamenti all’impresa, quindi si distinguono:

    • finanziamenti a medio-lungo termine o durevoli;

  • finanziamenti a breve termine o correnti.

I primi sono rappresentati da capitali monetari che restano vincolati all’impresa per periodi di tempo lunghi o medio-lunghi, sicuramente oltre l’anno. Rientrano in questa categoria i mezzi propri che sono di solito conferiti senza limite di tempo. Anche alcuni finanziamenti di terzi sono da considerarsi a medio-lungo termine perché così negoziati al momento della loro contrazione, p.e. i mutui.

I finanziamenti a breve termine sono quelli che devono essere rimborsati entro l’anno, come i finanziamenti concessi dai fornitori ed i finanziamenti bancari, di cui si è già detto.

La distinzione fino ad ora operata è in relazione al grado di stabilità dei finanziamenti. Con la stabilità, il finanziamento esprime la sua attitudine a lasciare costantemente a disposizione dell’impresa una certa massa di capitale.

Considerando per esempio, i finanziamenti a medio-lungo termine, c’è da rilevare che eccettuati i capitali propri, tutte le altre fonti non rivelano i caratteri della stabilità. Come il mutuo, che, attraverso il piano di rimborso tende a diminuire gradualmente nella sua consistenza.

I finanziamenti a breve termine, se analizzati in relazione al loro grado di stabilità, si suddividono in:

    1. finanziamenti a breve in senso stretto;

    1. finanziamenti a breve che si rinnovano a scadenza;

    1. finanziamenti a breve che si rinnovano a rotazione.

I primi si estinguono in breve tempo, giunti, infatti, a scadenza vengono rimborsati ed esauriscono la loro funzione.

I secondi sono finanziamenti che, formalmente vengono concessi per tempi brevi, ma giunti a scadenza vengono rinnovati procrastinando il tempo del loro rimborso, tipico è il caso delle aperture di credito in conto corrente.

Per quanto riguarda, invece, i finanziamenti che si rinnovano per rotazione, un esempio è dato dai debiti verso i fornitori, che, una volta scaduti e rimborsati, si riformano nuovamente, per importi analoghi, in seguito al continuo succedersi degli acquisti di beni e servizi necessari ad alimentare i processi produttivi aziendali.

Cosa si può concludere circa la stabilità di questi ultimi tipi di finanziamenti? Che, la loro stabilità è relativa, perché soggetta al rischio del mancato (o minore) rinnovo o anche di revoca. Nel caso in cui, invece, vi sia un impegno contrattuale a lungo termine che vincola il finanziatore, tutto ciò non può accadere.

di Daniela Nigro

ADATTAMENTO DEL TESTO A CURA DELL’AVV. MARIA CIPPARRONE.

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