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Lo “shock da visione” è la causa di molte ansie infantili: selezioniamo, quindi, con criterio positivo e costruttivo, i programmi televisivi da proporre a bambini e adolescenti.



Grazie a rilevazioni statistiche di casi clinici, si è evidenziato che le paure dei bambini possono derivare anche dalla visione e dall’ascolto di programmi televisivi particolarmente aggressivi come, ad esempio, film horror, “Pulp”, thriller: in pratica, quasi tutta la programmazione degli attuali palinsesti.

Tali paure, in alcuni casi, sono state definite “shock da visione”.

Esperti studiosi dell’infanzia sono concordi nel sostenere che, i film in cui domina la violenza, sono particolarmente nocivi per lo sviluppo emotivo del bambino. Altri affermano che il bambino “nervoso”, facilmente impressionabile, dovrebbe essere “risparmiato” dalla visione di alcuni prodotti televisivi che lo scuoterebbero ulteriormente.

Cosa trasmette veramente, attraverso parole ed immagini, un programma?

Il nostro elaboratore centrale, il Pensiero, costruisce idee prendendo “carburante” dai depositi della memoria e producendo emozioni che possono essere di tipo positivo, negativo, conflittuale.

Le “unità ricordo” si allocano nella memoria, stratificandosi più o meno incisivamente in base all’intensità ed alla qualità degli stimoli che provengono dal mondo esterno.

Pertanto, parole ed immagini provenienti da programmi televisivi, costituiscono energia di attivazione mentale in grado di determinare apprendimenti utili o, al contrario, dannosi, in chi riceve il messaggio.

L’energia negativa che proviene da programmi violenti, penetra nel bambino attraverso due sensi (la vista e l’udito) e può produrre nei timidi ed introversi, manifestazioni come: ansia, angoscia, incubi, insonnia ed molti altri disturbi delle processazioni emotive ( a causa dello scarico di queste tensioni, nel mondo interno).

Nei bambini cosiddetti “ribelli”, gli stress accumulati possono essere scaricati (attraverso l’identificazione nel personaggio violento osservato in TV) al mondo esterno, ad esempio su un compagno di giochi.

Negli USA, i genitori, con uno strumento apposito, programmano il tipo di spettacolo e la durata della visione.

Sara Russo

Psicologa Psicoterapeuta – Presidente Società Italiana


Medicina e Psicoterapia S.I.M.P. – Docente Scuola

di Formazione di Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico S.F.P.I.D.

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