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a quando la festa della Costituzione?


Il 2 giugno, i romani e gli italiani delle varie regioni, aspettano, con gioiosa trepidazione, la parata militare dei Fori Imperiali, che non assomiglia, minimamente, alle ostentazioni fasciste, naziste, comuniste nelle quali lo stesso marciare faceva risuonare,sinistramente, i selciati della piazza Rossa o della porta di Brandeburgo o la boriosa Piazza Venezia.

Questa festa, allietata dalle bande dei vari corpi militari, la cui musica riecheggia quel romanticismo tanto caro al Mazzini ed al Garibaldi, se rappresenta quella unità politica per la quale molti morirono e si sacrificarono, vuol essere, anche, un osanna alla nostra gioventù che veste divise diverse, e che non hanno né simboli di morte, né sgradite immagini di violenza dipinte sugli elmi.

Ed è bello vedere piume colorate che carezzano l’aria e i volti, l’armonia della marcia che diventa quasi passo di danza, e, finalmente, l’attuazione dell’art. 3 della Costituzione che vede accomunati, nella dignità della divisa, giovani e ragazze, prescindendo, almeno in questo, dalla diversità di sesso.

Eppure, qualcosa di stonato, di malcelata irrisione, di velata ipocrisia, e di oltraggiosa manifestazione hanno incrinato quello spirito italico che il 2 Giugno rappresenta.

Un palco delle autorità istituzionali disattento ed indifferente ha quasi snobbato i reparti militari che sfilavano con armonia geometrica, frutto di estenuanti giorni di esercitazioni; infatti, il ministro della Giustizia, sgraziato negli ampi gesti delle braccia, s’intratteneva con vari invitati, allo stesso modo di chi, nell’intervallo di una partita di calcio, si rivolge a qualcuno della gradinata superiore; un corrucciato On.le Andreotti, forse afflitto più per la mancata elezione alla presidenza del Senato che dalla pluriennale artrosi cervicale, sfogliava, distrattamente il programma della manifestazione, mentre, più in là, il viso grifagno dell’altro ex presidente Oscar Luigi Scalfaro, dimostrava tutta la sua insofferenza verso una ricorrenza che, durante il suo settennato, aveva non solo disapprovato, ma, addirittura annullato.

Ed al centro di tanta non gradita manifestazione un Presidente del Consiglio, sul cui viso – a parere di chi scrive – aleggiava una noia senza fine, un Presidente del Senato interessato solo all’apparenza; un Presidente della Camera, dimentico del suo ruolo costituzionale, al punto di infilarsi, con spocchiosa ostentazione, all’occhiello della giacca, il vistoso stemma del panno iridato dei cosiddetti pacifisti, senza che nessuno gli abbia fatto rilevare che la Costituzione ( alla quale egli tanto si richiama, quando gli fa comodo), all’art. 12. sancisce che l’emblema della Repubblica Italiana è la bandiera tricolore; appuntandosi quel simbolo iridato sembra aver quasi dimenticato non solo la sua funzione istituzionale, ma la dignità di un intero popolo che nelle sue vesti è stato designato a rappresentare; il suo è apparso più un tentativo di evitare l’aspra rampogna dei No-Global di ponte Milvio, dei parlamentari più “descamisados” come Russo-Spena, Rizzo ed il nuovo acquisto F.sco Caruso.

Solo il calore del popolo ha reso onore ed applausi ai reparti in parata; ma mancava lo sguardo orgoglioso e commosso del Presidente Ciampi, e l’inno di Mameli non ha avuto nemmeno l’accenno di un coro muto su quel palco che sembrava mummificato e sordo.

Qualcuno potrebbe contentarsi degli impercettibili inchini del nuovo Capo dello Stato, On. Napolitano; io ritengo che la statuaria posizione del Presidente era consona al clima di questo plumbeo 2 Giugno.

E visto che si è parlato di Repubblica e Costituzione, sorge spontanea una domanda: perché tanta premura, Signor Ministro di Grazia e Giustizia nell’inoltrare la pratica della concessione della grazia a favore di un assassino confesso, come Ovidio Bompressi, prevaricando, offendendo, sminuendo la dignità della famiglia del commissario Calabresi? Ed inoltre, perché, sig. Presidente della Repubblica, ha emesso il suo decreto di grazia con la velocità di una risposta tipo internet? Sarà così anche per l’arroganza intellettuale di Sofri?

Un’ultima annotazione.

Il principio di uguaglianza, di cui all’art. 3 della Costituzione, non deve considerarsi un simulacro dell’astrattezza, dal momento che la Grazia presidenziale non è ispirata da colori politici.

Il Capo dello Stato non deve dimenticarsi di ergastolani che hanno dato prova e continuano ad essere esempio non solo di ravvedimento morale, non solo di revisione coscienziale del proprio vissuto, ma, addirittura, si propongono come novelli Fra’ Cristofaro per la redenzione dei giovani traviati e di quanti hanno bisogno di guida morale e culturale. Parlo, in particolare, del Sig. Vincenzo ANDRAOUS, detenuto modello che rivaluta, anno dopo anno, giorno dopo giorno, e con il proprio impegno, il concetto beccariano della pena.

Spero che al più presto Vincenzo avanzi la domanda ed ottenga la Grazia presidenziale.

Giuseppe Chiaia (preside)