Mente e dintorni è una rubrica (nata da una fortunata serie televisiva e continuata nel canale YouTube “infinito Presente”) che ci porta a curiosare nei meandri della nostra personalità, per scoprirne i segreti e capire i motivi per cui compaiono i disturbi e, ovviamente, prendere rimedio
Perché, conoscersi, comprendersi e (soprattutto) accettarsi per potere (infine) cambiare, aiuta a vivere meglio
Non sono i fatti a turbare gli uomini, ma i giudizi che essi formulano sui fatti. (Epitteto)
Immaginiamo di trovarci davanti a una grande sala di controllo. Su una parete ci sono decine di monitor. Ogni schermo registra ciò che accade all’esterno: temperature, movimenti, allarmi, variazioni di pressione.
Tutto questo apparato è stato progettato con una peculiarità: quando compare un segnale inatteso, prima che l’allarme raggiunga l’operatore, entra in funzione un sofisticato sistema di interpretazione.
Il sistema cerca una spiegazione, ordina i dati, li collega, costruisce una sequenza logica.
Perché, quando qualcosa ci mette in difficoltà, capire che cosa sta succedendo ci fa sentire più al sicuro.
Anche la nostra mente possiede un sistema simile.
Quando un’esperienza minaccia il nostro equilibrio, possiamo cercare immediatamente una spiegazione che renda ciò che è accaduto più comprensibile, più accettabile e, soprattutto, più tollerabile.
Ma qualche volta, quella spiegazione non serve soltanto a comprendere la realtà. Serve anche a proteggerci da una parte della realtà che facciamo fatica ad accettare.
È il territorio della razionalizzazione.
Guarda la puntata 155 di Mente & Dintorni
IL BINARIO CLINICO
La razionalizzazione: quando la spiegazione diventa una difesa
Nel modello psicodinamico, la razionalizzazione consiste nella costruzione di una spiegazione logica, coerente e socialmente accettabile per un comportamento, una scelta o una reazione, mentre possono rimanere meno consapevoli motivazioni differenti, più conflittuali o dolorose.
È importante, a questo punto, chiarirci su un aspetto: la razionalizzazione non è necessariamente una menzogna.
La spiegazione può essere vera. Può contenere elementi perfettamente realistici. Ciò che la rende difensiva è la funzione che svolge: può consentire all’Io di mantenere a distanza un significato affettivo difficile da tollerare.
Un breve esempio clinico
Una persona viene lasciata dal proprio partner. Racconta: “In fondo è stato meglio così. Eravamo incompatibili, avevamo progetti diversi e lei era diventata troppo dipendente da me.”Sono tutte spiegazioni plausibili.
Ma quando il terapeuta chiede: “Come si è sentito quando lei le ha detto che voleva chiudere la vostra storia?”
il paziente torna immediatamente alle spiegazioni: “Razionalmente era una relazione che non poteva funzionare.”
Il punto clinico non è stabilire se abbia ragione. È osservare che la spiegazione sembra prendere il posto dell’affetto.
Dietro il ragionamento potrebbe esserci una frase molto più difficile da pronunciare:
“Mi ha lasciato. E io mi sono sentito rifiutato.”
La razionalizzazione permette allora di conservare un’immagine di sé più accettabile e di attenuare il contatto con la vulnerabilità, con il dolore o con il senso di perdita.
IL BINARIO DEL QUOTIDIANO
Quando la mente costruisce “buone ragioni”. La razionalizzazione è molto più vicina alla nostra vita quotidiana di quanto possiamo immaginare.
In Amore
Pensiamo a una persona che desidera interrompere una relazione, ma non riesce ad ammettere a sé stessa di essersi innamorata di qualcun altro. Potrebbe raccontarsi: “Non abbiamo più gli stessi interessi. Non comunichiamo. La relazione è diventata monotona.”
Anche questo può essere vero. Ma potrebbe non essere tutta la verità. La mente può avere costruito una serie di ragioni accettabili per evitare di confrontarsi con una motivazione più conflittuale.
Oppure possiamo trovarci dall’altra parte. Veniamo rifiutati e cominciamo a svalutare la persona: “In fondo non era poi così interessante. Aveva molti difetti. Non avrei mai potuto stare bene con lei.”
È la vecchia favola della volpe e dell’uva. A volte svalutare ciò che abbiamo perduto ci aiuta a tollerare il dolore di averlo perduto.
Sul Lavoro
Anche sul lavoro la razionalizzazione può proteggere la nostra immagine. Immaginiamo un dirigente che abbia commesso un errore importante. Invece di riconoscere la realtà (con un’affermazione del tipo “Ho sbagliato valutazione”) potrebbe inconsciamente costruire una spiegazione molto articolata come, ad esempio: “Considerando l’andamento del mercato, le informazioni disponibili e le strategie della concorrenza, quella era la scelta più razionale.”
Forse lo è davvero. Ma potrebbe esserci anche una componente meno consapevole: il bisogno di non sentirsi incompetente, la paura del giudizio, la rivalità con un collega.
La valutazione psicodinamica non sostituisce una spiegazione con un’altra né colpevolizza nessuno. Cerca di comprendere quale funzione svolga quella spiegazione nell’equilibrio della persona.
DAVANTI ALLO SPECCHIO
Quando ci raccontiamo una storia che possiamo sopportare.
E, con noi, che succede?Possiamo razionalizzare perfino le nostre abitudini. Ad esempio: “Fumo questa sigaretta perché oggi ho lavorato molto”; “Non cerco più quella persona perché non ne vale la pena.” “Non sono arrabbiato: sto soltanto analizzando la situazione.”
A volte queste frasi contengono una parte di verità. Ma possiamo chiederci:
“Questa spiegazione mi aiuta a comprendere ciò che provo o mi aiuta a non sentirlo?”
È una differenza fondamentale. Perché la razionalizzazione non elimina necessariamente l’emozione. Può semplicemente metterle davanti una spiegazione.
il problema nasce quando, qualche volta, quella spiegazione è così convincente che smettiamo di vedere ciò che sta dietro.
Una riflessione da portare con noi
La prossima volta che ci sorprenderemo a costruire una spiegazione perfetta per qualcosa che ci fa soffrire, fermiamoci un istante e chiediamoci:
Questa è davvero tutta la verità oppure è la verità che, in questo momento, riesco a sopportare?
Buon cammino a tutti e arrivederci alla prossima puntata, nella quale parleremo di un meccanismo ancora più raffinato: l’Intellettualizzazione

Direttore Responsabile “La Strad@” – Medico Psicoterapeuta – Vicedirettore e Docente di Psicologia Fisiologica, PNEI & Epigenetica c/o la Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico SFPID (Roma/ Bologna) – Presidente NEVERLANDSCARL e NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS (a favore di un invecchiamento attivo e a sostegno dei caregiver per la Resilienza nel Dolore Sociale) – Responsabile Progetto SOS Alzheimer realizzato da NEVERLAND “CAPELLI D’ARGENTO” ETS – Componente “Rete Centro Storico” Cosenza – Giornalista Pubblicista – CTU Tribunale di Cosenza.
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