Pensieri, emozioni, stati d’animo di adolescenti (gli alunni dell’IIS “Lucrezia della Valle” di Cosenza). Un confronto intimo per comprendere il significato profondo della parola “Rispetto”
(Pomeriggio. Il nonno è seduto in poltrona e osserva la pioggia dalla finestra. Il nipote, uno studente del Lucrezia della Valle, chiude il computer sul tavolo e sospira, stringendo tra le mani una tazza di caffè)
Nipote: “Nonno… stavo pensando a una cosa mentre finivo di studiare. Ma a voi, da piccoli, come lo spiegavano il rispetto?”
Nonno:(Sorride, sollevando lo sguardo) “Eh, viaggiavamo con le parole semplici, figlio mio. Ci insegnavano che il rispetto stava tutto nel dire ‘per favore’, ‘grazie’, nel cedere il posto sul bus agli anziani o nel levarsi il cappello quando si entrava in una stanza. Cose così.”
Nipote: “Ecco, vedi? È proprio questo il punto. Crescendo mi sto rendendo conto che oggi quella grammatica non basta più. Il rispetto non si esprime soltanto con le buone maniere. È qualcosa di molto più profondo. Significa saper ascoltare davvero, accettare che l’altro sia diverso da te, non giudicare troppo in fretta…”
Nonno: “Spiegati meglio, fammi capire.”
Nipote: “Voglio dire che dovremmo trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi, anche e soprattutto quando non siamo d’accordo. Quando chi hai di fronte ha una cultura diversa, un altro orientamento, un’altra religione o semplicemente idee opposte alle tue. Invece, guardati intorno… sembra che la nostra società si sia completamente dimenticata del significato di questa parola.”
Nonno:(Sospira cupo, annuendo) “Hai ragione. E non lo vedo solo tra le persone. Lo vedo nella terra maltrattata, nell’ambiente che non curiamo più, nel modo in cui distruggiamo le cose pubbliche come se non fossero di nessuno.”
Nipote: “Esatto! E se alzi lo sguardo e guardi i telegiornali, la situazione diventa persino spaventosa. Pensa alle guerre in atto in questo momento. Uomini che distruggono la vita di persone innocenti solo per avere un briciolo di potere in più. Lì il rispetto per l’essere umano e per i suoi diritti fondamentali viene calpestato e cancellato del tutto.”
Nonno: “La storia purtroppo si ripete, cambiano solo le armi. Ma voi giovani queste guerre le vivete anche più da vicino, vero? Nelle vostre piazze virtuali…”
Nipote:(Rabbuiandosi) “Sì, nonno. Penso ai casi di bullismo e cyberbullismo che sentiamo ogni giorno a scuola. Ci sono ragazzi la cui vita viene letteralmente distrutta da coetanei che si divertono a prendersi gioco di loro dietro uno schermo, dimenticandosi completamente cosa significhi rispettare il prossimo. Credo che il rispetto sia la qualità più importante che una persona possa possedere. E sai qual è la fregatura?”
Nonno: “Quale, dimmi.”
Nipote: “Che non è qualcosa che si può imporre per legge o con la forza. Si deve dimostrare ogni giorno. Con i gesti quotidiani, con le parole che scegliamo di usare, con le piccole decisioni che prendiamo.”
Nonno:(Si alza lentamente, va verso il nipote e gli mette una mano sulla spalla) “Se ci fosse più rispetto, vivremmo tutti decisamente meglio, questo è sicuro. A volte ci si sente impotenti davanti a un mondo così grande e così arrabbiato.”
Nipote:(Sorridente, guardando il nonno) “È vero, fa paura. Però al liceo ne parliamo spesso: anche se può sembrare poco, nel nostro piccolo possiamo sempre fare la differenza. E possiamo iniziare proprio da qui, da ora, da come decidiamo di trattare chi ci sta accanto ogni giorno.”
Nonno: “Allora sai che ti dico? Cominciamo subito. Offri un altro caffè a questo vecchio? Per favore.”
(I due ridono, rompendo la tensione, e il nipote si avvia verso la cucina)


