Posted on

“Tutto bene?” – mi domandò una cara amica dalla quale eravamo andati a cena. Aveva una bella casa alla salita del Grillo sopra i Fori di Traiano. “Tutto bene”- le risposi con le parole di rito. “Si, ti si legge in faccia” – disse lei.

Poi, nel corso della serata, ci trovammo accanto nella veranda e lei mi chiese: “Mi spieghi come fai ad essere felice in un mondo in cui non si capisce che cosa ci stiamo a fare?” Aveva un’aria stanca, soffriva, un disagio senza cause apparenti, forse un male cattivo era all’opera dentro di lei.

Io risposi: “Cerco di vivere in armonia. Bisogna volerlo con tutte le forze”.

“Ma se la tua volontà non ti risponde?” – disse lei con un’angoscia negli occhi e nella voce. Affermai: “La tua volontà sei tu. Se vuoi, ce la puoi fare”.

La volontà non ti risponde? Non capivo. Mi sembrava un discorso di pigrizia e mi impazientiva. Lei concluse: “Ti auguro di non svegliarti dalla tua armonia. Un po’ ti invidio e un po’ mi fai pena”. Tornammo fra gli altri amici. Non la vidi più. Un anno dopo morì tra molti tormenti. (Eugenio Scalfari – L’uomo che non credeva in Dio)

Personalmente sono dell’idea che la vita debba essere vissuta fino in fondo e non per finta, anche se talvolta c’è da farsi venire il mal di stomaco. (Raul Gardini)

Cari Lettori, ogni giorno che trascorriamo su questa Terra, ci mette in condizione di dover rispondere a svariate richieste che creano multiformi situazioni di stress le quali, da acuto si trasforma, man mano in cronico.

A cui, in pratica, non facciamo più caso.

In sostanza, si finisce col fare una serie di cose come se fossimo diventati automi senza più consapevolezza, perdendo contezza, memoria e cognizione. Guarda caso, proprio quello che succede in caso di decadimento cognitivo medio grave.

Da molto tempo gli esseri umani hanno vissuto l’enorme discrepanza fra i potenziali mentali (i cui margini di sviluppo tendono a valori pressoché infiniti) e la propria strutturazione corporea (che più di tanto non si può evolvere…).

È probabile che sia nata da ciò, l’esigenza di immaginare un’anima immortale “costretta” in corpo mortale, che si libera dalle catene solo dopo la disaggregazione atomica di tessuti, organi ed apparati.

L’umanità, quindi, da un lato si è attribuita il possesso di una scintilla divina che anima la materia, dall’altro ha cercato di capire come mai (nonostante la propria “parentela” con Dio) fosse costretta alle tribolazioni terrene.

Ecco, allora, tornare in “soccorso” le reminiscenze ancestrali che ci riportano a quegli antichi momenti nei quali, fra le braccia della propria madre (o di chi per lei) respiravamo onnipotenza e protezione totale, all’interno di un mondo perfetto.

I grandi autori che hanno studiato la crescita neuropsicologica del modello umano, descrivono l’importanza dell’oggetto transizionale come surrogato materno nel momento in cui, ciascuno di noi (da piccolo) è andato incontro alla prima grande disillusione:

“Nessuno mi guarderà le spalle perché devo imparare a camminare da solo”

Portarsi dietro la famosa “copertina di Linus” o l’orsacchiotto di Peluche ci ha consentito di sentire, ancora per un po’, il calore e il profumo di chi ci ha messo al mondo e ci ha nutrito dal proprio seno.

Probabilmente, in un’epoca in cui i genitori non possono più occuparsi dei figli perché troppo impegnati ad essere “spremuti” dal Sistema Lavoro, che li “stritola” in cambio di quel poco che potranno utilizzare per vivere, ecco che l’oggetto transizionale per eccellenza, quello che  ci riporta alla percezione della primigenia Onnipotenza, diventa il Dio denaro.

Naturale, quindi, restare estasiati (e anche un po’ impauriti) dall’arrogante disinvoltura degli Emiri Arabi che mettono “a libro paga” chiunque ritengano che possa servire ai propri interessi.

Così come, con l’avvento della tecnologia per tutti, in molti hanno ritenuto di poter rivaleggiare con registi del calibro di Ettore Scola (giusto per fare un esempio), allo stesso modo, con l’apertura dei cancelli virtuali del mercato azionario e, soprattutto, delle immense piattaforme virtuali dei social media, una pletora di eterni preadolescenti (reali e simbolici) si sono arrogati il diritto di scorrazzare e imperversare generando utili economici così come, da bambini, ottenevano benevoli risate dai parenti, di fronte ad ogni “prodezza”: anche la più “imbarazzante” e priva di senso logico.

Il danaro, a questo punto, diventa il mezzo per ottenere potere, costruire potere, sottomettere gli altri alle proprie decisioni e alla propria visione della vita.

Esattamente quello che vorrebbe qualsiasi bambino che non sia stato messo in grad di camminare sulla strada della maturazione personale.

Cari Lettori, il bisogno della certezza del Potere sugli altri in carenza della necessaria introspezione che ci apre alle meraviglie del nostro “Io” più profondo, è probabilmente, sempre esistito.

I libri di Storia, da questo punto di vista, ci aiutano a cogliere il reale valore dell’uso del denaro, fin dall’antichità

Ad esempio…

Carlo V d’Asburgo (al “vertice” del Sacro Romano Impero, Arciduca d’Austria dal 1519, Re di Spagna (Castiglia e Aragona) e Principe sovrano dei Paesi Bassi come duca di Borgogna) era sempre alla ricerca di ingenti prestiti per le sue “brave” guerre. I soldi li prestavano i Fuegger, grandi e facoltosi banchieri, che (come ogni banchiere che si rispetti), in cambio, ottenevano vantaggi di ogni tipo.

Per l’immaginario collettivo, in ogni tempo la “roba” è la misura dell’importanza di un uomo.

Pensiamo a Trimalcione, di Petronio.

Pensiamo a Mastro Don Gesualdo, di Verga.

Agli occhi della gente, la ricchezza abbellisce l’uomo e lo fa grande e vincente.

Vincenzo Padula ha scritto, nell’Ottocento, pagine amare sul tema e ha sintetizzato il tutto nella famosa espressione: “Chi non ha, non è.”

In buona sostanza, si sovverte il naturale ordine delle cose per cui, “avere” è incomparabilmente più importante che “essere”. Dimenticando che, in base a ciò che si “è”, diviene possibile costruire e procurare ciò che si “ha”.

Cari Lettori, che cosa fa crescere l’Economia di un popolo?

Come mai la ripresa congiunturale, da molti annunciata, non riesce a decollare e, anzi, lo spettro della recessione è sempre dietro l’angolo?

La tendenza depressiva non si inverte, perché gli indici di ripresa sono basati non già sulla capacità di presentare prodotti e servizi, utili al miglioramento della qualità della vita, ma sui consumi di un popolo che, “a mente spenta”, viene indotto a comprare effimero e superfluo. Anche quando non ne ha più i mezzi.

A queste condizioni, la ripresa non partirà mai veramente perché, i leader delle aziende (ma anche della Finanza) sono condizionati dalla paura relativa alla sovrapproduzione rispetto alle richieste di un mercato divenuto più parsimonioso rispetto ai consumi da cicala, tipici della seconda metà del secolo scorso.

In che modo, leader politici e Banche Centrali, cercano di spingere la loro economia? Prevalentemente, con il sostegno a imprese e istituti di credito in difficoltà ma, purtroppo, senza prevedere la formazione di una classe dirigente capace di poggiare le certezze su valori morali imprescindibili e, al contempo, in grado di individuare aree di effettivo bisogno, da colmare attraverso linee di prodotti e servizi mirati.

È forse la paura di venire scalzati da persone più “fresche”, più “attente” e maggiormente innovative?

Il protezionismo e la salvaguardia di privilegi, al riparo del motto “vinca il migliore”, non hanno mai contribuito alla crescita di un popolo.

A questo punto una domanda: ma, se la bramosia del Potere nasce dalla paura di essere poco considerati dalla Società (in ricordo della frustrazione per ogni disattenzione subita dalla propria madre), come si vive la presenza di persone capaci di “brillare di luce propria”?

Cari Lettori, in questo periodo, ricorre il trentesimo anniversario della morte (il 23 luglio 1993) di un capitano di impresa, un innovatore, un Icaro contemporaneo travolto dall’onda di “Mani Pulite”: Raul Gardini

Mio padre mi ha insegnato che, nella vita, è importante alzare i piedi: non si può inciampare nelle zolle e bisogna vedere quello che si calpesta. Lui, mi ripeteva sempre: <<una volta che hai imparato a camminare bene, cammina con me e faremo la strada insieme>>.

A capo del gruppo “Ferruzzi” dal 1979 (sostituendo il suocero, morto in un incidente aereo) non ha mai smesso però di guardare al futuro, allargando i propri orizzonti nel tentativo di creare una Chimica pulita all’interno di un Paese, l’Italia, che sarebbe potuto diventare Leader nel settore fin dagli anni ‘80.

Ha immaginato l’utilizzo del bietanolo (ottenuto dalle eccedenze del mondo dell’agricoltura) come sostituto del Piombo nella benzina e la plastica  biodegradabile, a base di Mais.

Non avendo ottenuto risposte positive dal Parlamento Europeo (probabilmente condizionato dalle pressione dei petrolieri che spingevano per l’utilizzo del cancerogeno “Benzene” nella benzina pseudo “verde” e per il mantenimento degli idrocarburi nelle produzione delle materie plastiche), dopo avere acquisito “Montedison” (Società italiana del settore chimico, farmaceutico e dell’energia) prova a unirsi allo “Stato”, nella fusione con ENI, generando ENIMONT, un colosso ai vertici mondiali, soprattutto nella Chimica avanzata e capace di anticipare i tempi, nella transizione ecologica e dell’energia “pulita”, con importanti ricadute anche nel campo farmaceutico oncologico.

Ma…

ENI serviva (e forse “serve” ancora oggi) come serbatoio di voti politici e come portafoglio economico da cui attingere “alla bisogna” (leggi “tangenti” N.d.R.)

E, quindi, a fronte di un tentativo di acquisizione del pacchetto di maggioranza, da parte di  Gardini, fu attivata una gigantesca operazione (con coinvolgimenti fraudolenti sia nel campo giudiziario che finanziario) per estrometterlo e mantenere, di fatto, l’Italia, in un buio Medioevo energetico (si dice, anche per volere degli Americani, allergici a competitor sgraditi).

I Politici? Bisognerebbe saponificarli! (Raul Gardini)

A volerne ricordare la figura, Raoul Gardini appare come uno dei grandi mercanti del Rinascimento che ha saputo cogliere, come scrive Machiavelli, “l’occasione” per tentare di realizzare un grande progetto di predominio economico e industriale.

Col vento in poppa, quest’uomo ha raggiunto obiettivi considerevoli anche nelle regate veliche, costruendo la prima imbarcazione basata su Carbonio e Kevlar.

Forse a un certo punto ha creduto di essere imbattibile e di poter realizzare ogni sua visionarietà, senza tener conto della realtà effettuale che, di fatto, lo ha bloccato. In modo micidiale.

L’ascesa è sempre bella per tutti. Ma è la discesa, che dà la misura di ogni uomo.

E, Raul Gardini, è uscito di scena in modo tragico in uno dei momenti più drammatici della nostra storia degli ultimi decenni del secolo scorso.

Italo Calvino ci ha spiegato che “l’Inferno dei Viventi”è quello che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme e ci sono due modi per non soffrirne: accettarlo e diventarne parte fino al punto di non vederlo più; oppure, cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare. E dargli spazio.

Cari Lettori, abbiamo provato a camminare, insieme a voi, in questa selva oscura nella quale si ritiene, erroneamente, che la luce possa venire dal possesso più che dall’essenza.

I Latini ritenevano che “Pecunia non Olet” ed, effettivamente, il denaro è solo un “mezzo” e non il “fine”. L’odore, il colore e l’utilizzo, dipende dalla nostra Personalità e da come ci hanno insegnato a vivere concetti come Autoaffermazione e Autostima.

A questo punto del percorso, vorremmo abbracciarvi come si fa coi migliori amici nel momento del commiato, assaporando, con voi, le belle “immagini” di un film significativo che porta il nome di un’auto che ha rappresentato Amore e Innovazione, frutto di Ingegneri e Operai i quali, durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, sono rimasti in fabbrica per non abbandonare le proprie “creature”…

NOI E LA GIULIA

 

“Nasciamo con le mani piene, per questo da neonati stringiamo i pugni, perchè abbiamo i doni più meravigliosi che possiamo desiderare.. l’innocenza, la curiosità, la voglia di vivere! Poi però veniamo allevati nel timore di Dio, quindi non possiamo farcene una colpa se poi abbiamo timore anche di tutto il resto!

Siamo cresciuti col mito del posto fisso, la carriera, il successo, per questo ci sentiamo sempre poveri ed inadeguati, stiamo scappando perchè non ci hanno dato le armi buone per resistere, e quando scopriamo che la nostra squadra del cuore non ci ricambia, che la nostra amica banca si ricorda di noi solo quando andiamo in rosso, che il lavoro della nostra vita la nostra vita la vuole tutta… ci sentiamo sconfitti!

Ci sarebbe bastato poco, tipo avere dei sogni davvero nostri, partoriti dalle nostre ambizioni e non dalla sala riunioni di una multinazionale. Devo imparare a richiudere i pugni, come da neonati, per tenere stretta in mano la nostra vita…

Adesso saremmo un gruppo di normalissimi esseri umani, che se la fanno sotto dalla paura, ma hanno le palle per girare la macchina e tornare indietro… invece noi siamo fermi qui, insieme, noi e la Giulia, però chissà la nostra storia non è ancora finita!

Questa giornata poi… è appena iniziata!”

“Non consultarti con le tue paure, ma con le tue speranze e i tuoi sogni. Non pensate alle vostre frustrazioni, ma al vostro potenziale irrealizzato. Non preoccupatevi per ciò che avete provato e fallito, ma di ciò che vi è ancora possibile fare.” (Papa Giovanni XXIII)

Enzo Ferraro – già Dirigente Scolastico, Letterato, Umanista, Politologo

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”

Un ringraziamento affettuoso ad Amedeo Occhiuto, per la preziosa collaborazione e a Francesco Chiaia per gli spunti di riflessione