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Siamo il paese più capace di stupirsi, di provare sbigottimento, di restare perennemente scandalizzati, nel sentire quanti morti ammazzati sul lavoro.

In un sol colpo quattro morti tutti in un giorno, d’acchito sembra una notizia eclatante, così urticante e insopportabile, proprio perché accadimenti del genere non succedono tutti i giorni.

Invece di eccezionale non c’è proprio niente, tutt’altro, un giorno si e l’altro pure, rimangono a terra scomposti giovani e padri di famiglia, uomini e donne, senza un attimo di tregua, manco si trattasse di un combattimento senza esclusione di colpi, sì, ma estremamente bassi. 

Statistiche, analisi, rilevazioni per seguire da vicino questo fenomeno sull’estinzione umana più disumana.

Dati esponenziali ci dicono senza uno scossone di vergogna da parte di chi dovrebbe tutelare i vari territori del lavoro e le persone, che siamo intorno ai due morti al giorno, per non parlare dei feriti e degli azzoppati. Sì, siamo il paese degli attori professionisti delle parole, degli aggettivi e dei superlativi, delle promesse di sconquasso per rimettere tutto in ordine.

Potere politico, legislativo, amministrativo, tutti insieme appassionatamente per cercare e ricercare una soluzione, un percorso nuovo per far si che queste disgrazie annunciate, non abbiano a ripetersi, figuriamoci aumentare smisuratamente. Allora nei tavoli programmatici, nelle equipe di specialisti del settore, tutti a parlare della necessità non più procrastinabile della prevenzione e formazione.

Ribadendo l’importanza di educare-insegnare-rispettare le norme di sicurezza, e non solo mi permetto di dire io, ma rispettare soprattutto le capacità e le possibilità di ogni operatore lavoratore, senza creare le condizioni perché un diritto sancito dalla nostra Costituzione diventi la strada più breve per finire se va bene all’ospedale, peggio, al camposanto.

Eppure nonostante questa degenerazione sociale che non ammette giustificazioni tanto meno le solite e reiterate assoluzioni per quella tanto sbandierata e mai del tutto correttamente applicata formazione, prevenzione,  vigilanza attiva in ogni luogo di lavoro.

Ciò dimostra l’inconsistenza  di una azione collegiale, perché non pervicacemente alimentata da una vera e propria volontà politica.

Qualcuno ha fatto l’esempio di come gli ammazzati di mafia facciano più scandalo degli ammazzati dal lavoro, scatenando la giusta e pronta reazione statuale.

Si, siamo un paese alla frutta, perché minimizzare la gravità di un fenomeno come questo significa badare assai di più agli interessi e assai di meno alla preziosità delle risorse umane. Come sempre di fronte alla tragedia di questi lutti sentiremo nuovamente le solite parole valigia: “inammissibile che un uomo si fosse trovato a dover salire su un’impalcatura a 72 anni. Il fatto sarà oggetto di particolari indagini”.

Sì è davvero inammissibile.

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