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Questa vuole essere un soffio, dolce e dedicato all’affetto che lega le amicizie.

Alla fine di ogni giornata di vacanza rimane sempre impressa nella mente l’immagine di un momento trascorso. A volte può sembrare il più insignificante e quando lo vivi nemmeno te ne accorgi, invece può essere quello che si conserverà nel cassetto della tua memoria.

Quello che ho dipinto oggi è l’istante posato su di una panchina in pietra, fra la sabbia bianca e il silenzio di un mare trasparente.

Eccoci di nuovo insieme tutti e tre, scherzosamente io dico i tre moschettieri. Non abbiamo ancora trovato il nostro D’Artagnan. Forse non ne abbiamo bisogno, non lo vogliamo fra di noi.

È grande sentire gli intrecci che tengono uniti le persone rafforzarsi sempre più e contare su di loro. Fanno parte di quei riferimenti di cui non si può fare a meno nella vita.

Negli occhi leggo il piacere di visitare insieme i posti che appartengono. Si cercano di condividere le tappe che hanno diviso la vita, che hanno segnato i momenti. È un modo per aprire la porta e lasciare entrare, cercare di recuperare quanto è già passato ma ha prodotto un segno che si porta sulla propria pelle, ben visibile e per nulla offuscato. Quei segni che determinano l’umore delle tue giornate. Se li guardi di sfuggita e con superficialità sembrano uguali e sistemati a caso, ma in realtà hanno una collocazione ben definita e soprattutto cambia il loro contorno, l’intensità e la consistenza.

Come sempre partendo da un pensiero mi lascio andare ad un’altra riflessione e così facendo può sembrare che scrivo delle cose a caso, buttate lì come vengono. Anche in questo momento mentre le mie mani cercano di trovare l’armonia nelle parole, la mente viaggia in una dimensione diversa ma non troppo lontana.

Provo un senso di tristezza quando sento che la porta si socchiude. È come se la luce che inondava la stanza delle emozioni lentamente si spegnesse, ma nello stesso tempo ti dà la possibilità di lasciar intravedere quello che scompare alla tua vista, piano piano. È forse un modo architettato dalla tua mente per invitarti ad essere cauto, a non dover forzatamente trovare una spiegazione, talvolta le cose vanno da sole senza necessità di guidarle.

Una lunga passeggiata chiacchierando, scrutando in lontananza un orizzonte al quale il mio sguardo non è pratico. È pomeriggio e non c’è il sole che si abbassa nell’azzurro. Rimango un po’ perplessa, è alle mie spalle e colora l’aria di un riflesso diverso, si uniscono i toni dei paesaggi in un misto di fantasia che sfugge alla realtà.

Quando la luce del tramonto si poggia sulle palpebre cade il silenzio, anche fra i rumori più intensi. Ci si guarda l’uno degli occhi dell’altro cercando la comprensione, il piacere della parola anche la più semplice e mi sforzo di immaginare i luoghi in un altro contesto temporale.

Ma quest’oggi è bello così, in questo scorcio di primavera bizzarra che è preludio all’estate che ormai è alle porte e carica di energia la nostra voglia di vita.

E così mi ritrovo su di tratto di autostrada che costeggia il nostro mare. C’è un punto in cui la strada segue una curva che quasi circonda la collina. Quando le onde viaggiano in tempesta danno l’impressione che raggiungono le case, bruciano la loro energia nello schianto e si ritraggono in difesa.

Viaggio ripensando e mi emoziono fra la sabbia, negli scogli, nei grandi panorami che riempiono l’anima. Sento il calore nelle mani.

Agli affetti della vita…

Fernanda

Questa vuole essere un soffio, dolce e dedicato all’affetto che lega le amicizie.

Alla fine di ogni giornata di vacanza rimane sempre impressa nella mente l’immagine di un momento trascorso. A volte può sembrare il più insignificante e quando lo vivi nemmeno te ne accorgi, invece può essere quello che si conserverà nel cassetto della tua memoria.

Quello che ho dipinto oggi è l’istante posato su di una panchina in pietra, fra la sabbia bianca e il silenzio di un mare trasparente.

Eccoci di nuovo insieme tutti e tre, scherzosamente io dico i tre moschettieri. Non abbiamo ancora trovato il nostro D’Artagnan. Forse non ne abbiamo bisogno, non lo vogliamo fra di noi.

È grande sentire gli intrecci che tengono uniti le persone rafforzarsi sempre più e contare su di loro. Fanno parte di quei riferimenti di cui non si può fare a meno nella vita.

Negli occhi leggo il piacere di visitare insieme i posti che appartengono. Si cercano di condividere le tappe che hanno diviso la vita, che hanno segnato i momenti. È un modo per aprire la porta e lasciare entrare, cercare di recuperare quanto è già passato ma ha prodotto un segno che si porta sulla propria pelle, ben visibile e per nulla offuscato. Quei segni che determinano l’umore delle tue giornate. Se li guardi di sfuggita e con superficialità sembrano uguali e sistemati a caso, ma in realtà hanno una collocazione ben definita e soprattutto cambia il loro contorno, l’intensità e la consistenza.

Come sempre partendo da un pensiero mi lascio andare ad un’altra riflessione e così facendo può sembrare che scrivo delle cose a caso, buttate lì come vengono. Anche in questo momento mentre le mie mani cercano di trovare l’armonia nelle parole, la mente viaggia in una dimensione diversa ma non troppo lontana.

Provo un senso di tristezza quando sento che la porta si socchiude. È come se la luce che inondava la stanza delle emozioni lentamente si spegnesse, ma nello stesso tempo ti dà la possibilità di lasciar intravedere quello che scompare alla tua vista, piano piano. È forse un modo architettato dalla tua mente per invitarti ad essere cauto, a non dover forzatamente trovare una spiegazione, talvolta le cose vanno da sole senza necessità di guidarle.

Una lunga passeggiata chiacchierando, scrutando in lontananza un orizzonte al quale il mio sguardo non è pratico. È pomeriggio e non c’è il sole che si abbassa nell’azzurro. Rimango un po’ perplessa, è alle mie spalle e colora l’aria di un riflesso diverso, si uniscono i toni dei paesaggi in un misto di fantasia che sfugge alla realtà.

Quando la luce del tramonto si poggia sulle palpebre cade il silenzio, anche fra i rumori più intensi. Ci si guarda l’uno degli occhi dell’altro cercando la comprensione, il piacere della parola anche la più semplice e mi sforzo di immaginare i luoghi in un altro contesto temporale.

Ma quest’oggi è bello così, in questo scorcio di primavera bizzarra che è preludio all’estate che ormai è alle porte e carica di energia la nostra voglia di vita.

E così mi ritrovo su di tratto di autostrada che costeggia il nostro mare. C’è un punto in cui la strada segue una curva che quasi circonda la collina. Quando le onde viaggiano in tempesta danno l’impressione che raggiungono le case, bruciano la loro energia nello schianto e si ritraggono in difesa.

Viaggio ripensando e mi emoziono fra la sabbia, negli scogli, nei grandi panorami che riempiono l’anima. Sento il calore nelle mani.

Agli affetti della vita…

Fernanda (21 maggio 2007)