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Poco alla volta il raggiungimento degli obiettivi. Sempre così è stato nella mia vita, un desiderio da realizzare, il grande impegno nel raggiungimento, la soddisfazione, la gratificazione. E via, un’altra pagina, si va avanti.

Questa volta però mi soffermo un po’ prima di svoltare e mi chiedo quanto era necessario in questo momento, in questo momento storico, in questo momento particolare della mia vita. Molto particolare. Tutto più complicato e pesante da affrontare, condito da tante ingestibili più emozioni e un po’ di confusione che offusca la chiarezza.

Eppure il mare è sempre là, dietro quelle montagne che delimitano l’orizzonte che si vede da qua, da quella solita finestra sul cielo. Nel cielo.

Un periodo di grandissimo stress ambientale sposta l’attenzione dalle “solite vecchie paure” e si torna indietro, a dove eravamo rimasti.

Provo a scorporare le angosce degli altri dalle mie di ansie, a ritrovare un po’ di serenità senza necessità di dover tornare a correre e non guardarsi più intorno.

Torno indietro di molti anni, attraverso le pagine scritte a tirare fuori uno stato d’animo apparentemente nuovo, ma in realtà già provato. E ne cerco il comune denominatore.

Difficilmente due momenti vissuti a distanza di tantissimi anni mostrano delle analogie nel sentire. Nel tempo che è passato il cambiamento ha modificato non solo i tratti del viso, ma anche e soprattutto le pieghe dell’animo, si è cresciuti, si è cambiati, siamo andati avanti.

Allora le “solite vecchie paure”, mi chiedo, hanno ancora ragione di esistere?

‘Iure sempre vivo.

Qualcosa che non invecchia, che non muore, resta vitale anche nella terra secca, mostrando la bellezza fra le spaccature. La possibilità, ben riuscita, di crescere nonostante le condizioni di avversità che l’ambiente impone. Proprio come nella vita, come la vita.

Ho tanto ancora dentro da donare. L’immobilità intesa come mancanza, congelamento delle possibilità di fare, di andare oltre non mi appartiene, mai lo è stata. Qualcosa si muove. Fino a che ogni percettibile movimento sarà ancora rivelato, bellezza e, l’altra faccia, sofferenza andranno avanti a pieno.

Lo si può vedere tutto intorno, nonostante le temperature insopportabili che minacciano i colori della Natura. Lui sempre là, fra le verdi foglie e le spine che abitano quei vasi ultradecennali, nel suo giallo un po’ antico che colora i piccoli petali per nulla fragili.

Una domenica trascorsa come moltissime altre, ormai si può dire.

Il mare fra le onde, un pezzo di spiaggia isolata, una barchetta a vela all’orizzonte. Quasi fosse una speranza a ricordare.

La piccola signora appare nel suo di giardino colorato di fiori e piante ad annunciare l’inizio di questa nuova estate. Anche questa, una nuova strana estate. Si affaccia sulla soglia e, accogliendo con un tenero sorriso, ricorda l’anno andato attraverso un fiore giallo. Senza mai dimenticare.

Grande il pensiero di chi ha il tuo pensiero dentro il suo. Gesto delicato di affetto puro, genuino, sincero.

Un fiore che non muore è un importante segno di speranza, un qualcosa che nasce in Natura e che naturalmente non ne segue le sue leggi. E non appassisce. Quasi come il sentimento vero, forte, quello che resiste alle avversità perché è profondo, non ne vuole un altro. Ma proprio quello, anche quando tutto quello che c’è intorno perde di vitalità perché segue il corso naturale della vita.

Siamo alla fine di questa prima giornata. Splende la luce del tramonto, da lontano il rumore delle onde che trovano pace dopo ore di schizzi sulla ghiaia.

Di corsa riappare lei a salutare, tutto pronto nelle mani. Due vasi densi, zeppi di gentilezza. Quasi un buon augurio per quello che sta per arrivare.

alla signora Carmen e al suo ‘iure sempre vivo

Cetraro, giugno 2022

Fernanda

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