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Credo che, per capire l’importanza della trasmissione dei Valori fondamentali che deve avvenire anche (e, forse, soprattutto) attraverso la Scuola in grado di aprire la Mente, bisognerebbe tuffarsi nel trionfo di quella creatività che è la pittura. Personalmente, sono rimasto coinvolto e affascinato da “Il trionfo della morte” di Pieter Bruegel il Vecchio, esposto al “Prado” di Madrid: Le colonne della Morte avanzano distruggendo ogni cosa. In primo piano, un Re che raccoglie la Corona e un commerciante che raccatta i suoi denari. In un angolo, una coppia di Amanti: lui suona e lei lo ascolta. Sono preparati. La distruzione è inevitabile ma la si può vincere con l’Amore, gli Ideali… la Vita”  (Otto Kernberg)

Cari Lettori, in un modo o nell’altro la Scuola è ogni giorno nel discorso di ognuno di noi e viene declinata nei modi più vari e paradossali.

C’è chi le assegna ogni compito riguardante i giovani, gravandola di pesi che, essa, non può sopportare, dal momento che dovrebbe confrontarsi con la difficoltà di gestire il fisiologico bisogno di contestazione insito in ogni generazione…

C’è chi, d’altra parte, ritiene che le si debba, invece, chiedere di aiutare i giovani a crescere in modo autonomo, favorendo lo spirito critico, necessario per avere, un domani, dei cittadini consapevoli piuttosto che dei sudditi non in grado di esprimere ideali e aspirazioni.

Infatti, se vogliamo avvicinarci al concetto di “salute” e “normalità”, potremmo rifarci alle riflessioni di Jean Bergeret, secondo cui, veramente sano è colui che si permette un gioco abbastanza elastico della ricerca del piacere e del senso di responsabilità, sia sul piano personale che su quello sociale, tenendo in giusta considerazione la realtà e riservandosi il diritto di comportarsi in modo apparentemente aberrante in circostanze eccezionalmente “anormali”.

Che, poi, è come dire che si dovrebbe aiutare gli studenti a “trattenere” la convinzione di poter fare tutto, determinando una interpolazione col senso di responsabilità, nel rispetto di tutti.

Un po’ come la simbologia dell’immagine di copertina: incedere, incidendo, la propria Storia, come se si avesse a disposizione il “libro dell’Umanità” in cui, ognuno, lascerà il segno tangibile del proprio passaggio.

“Non Scholae, sed vitae discimus” (non impariamo per la Scuola ma per la Vita)

In questi ultimi giorni, poi, la morte per incidenti di alcuni studenti durante “stage” o “alternanze”, ha causato giuste proteste e si è messo sotto accusa il concetto di “Scuola – Lavoro”.

Cari lettori, per quanto strano possa sembrare, forse è l’incapacità di trasmettere, alle nuove generazioni confuse, impaurite e alla ricerca di risposte chiare sul proprio Presente e sulle aspettative del Futuro, l’Amore per ciò che si fa ad essere fra i principali responsabili di un fallimento epocale.

Senza quel sentimento, che nasce dall’accensione di una o più idee e che ci spinge, con vivo interesse, a protenderci verso qualcuno o qualcosa, ogni nostra azione (malguidata da spinte “naturalmente egoistiche”) tenderà a collocare l’impegno complessivo in ambito di minimo consumo mentale.

Da qui, ovviamente, l’appiattimento, nella speranza di un “deus ex machina” di greca memoria, in grado di intervenire a risolvere. 

Nonostante noi. 

Quando accade ciò intervengono, di solito, gli avvoltoi… deputati allo smaltimento di ciò che non è più conforme agli standard di efficienza: animali moribondi, popoli dal cervello spento, e così via. “Sono certo che le attività speculative hanno avuto delle conseguenze negative. Ma questo fatto non entra nel mio pensiero. Non può. Se io mi astenessi da determinate azioni a causa di dubbi morali, allora cesserei di essere un efficace speculatore. Non ho neanche l’ombra di un rimorso perché traggo profitto dai miei pesanti interventi in Borsa. Io non ho speculato contro qualcuno per aiutare altri. Questo è un problema di chi non è all’altezza della situazione. Io, l’ho fatto semplicemente per far soldi” (George Soros – Imprenditore, Economista, Speculatore)

Senza che sia chiara l’importanza di consentire ai giovani la possibilità di individuare aspirazioni e sogni e non solo bisogni elementari, noi siamo molto perplessi sull’alternanza scuola – lavoro.

Ci permettiamo di andare leggermente controtendenza nell’affermare che la scuola deve formare Cittadini capaci di alzare lo sguardo verso i propri Sogni (da integrare nelle aspettative di una Società responsabile) e non Lavoratori stritolati da un sistema che arricchisce solo sé stesso.

“Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri.” (Antonio Gramsci – Quaderni del Carcere),

Per questo, l’idea efficientista di una scuola in cui si impara solo ciò che serve è disastrosa, come ci ricorda la giornalista Silvia Truzzi.

Ogni Ministro, poi, ha sempre i suoi sogni, i suoi “cavalli di battaglia” e quando arriva a “Viale Trastevere” (la sua sede “operativa”) si illude di poter cambiare il mondo, alla stregua dell’adolescente che immagina la “Rivoluzione” come unica via percorribile..

Ovviamente ciò è accaduto e accade raramente. Col passare degli anni alcuni di essi vengono ricordati per alcune parole chiave della loro gestione.

Bisogna essenzialmente nella scuola “imparare a pensare”: solo in questo caso i giovani, divenuti adulti, non si lasceranno derubare di quello che li ha spinti ad andare avanti negli anni, senza perdere il sorriso.

Cultura: l’urlo degli uomini in faccia al loro destino. (Albert Camus)

La scuola ha, ci ricorda Massimo Recalcati, due anime: la Scuola – Dispositivo e la Scuola – Luce.

La scuola – Dispositivo è la scuola delle regole, dei programmi, dei calendari, dei dossier.

La Scuola – Luce è invece legata alle ore di lezione e al confronto tra alunni e insegnanti.

Il confronto fra chi trasmette e chi riceve, ricordo molto da vicino quel passaggio critico che ha determinato quello che gli esperti chiamano “il Lutto delle origini”, che ci riporta ai primi momenti della nostra vita, quando abbiamo simbolicamente voltato le spalle ad una Madre “indistinta” (una sorta di “atmosfera”) accettando di perderla ma, al tempo stesso, rimpiangendola…

…per ritrovare una madre esterna e distinta da noi, come un Oggetto esterno che desideriamo e del quale, nel tempo, introietteremo ciò che ci renderà solidi e tranquilli, attraverso quel meccanismo “fatato” chiamato:

INTROIEZIONE DELL’OGGETTO

Quando porto aventi un progetto impegnativo, che mi confronta con un gruppo di lavoro, provo ad immaginarmi seduto allo stesso loro tavolo, con un mazzo di carte in mano. Il mio impulso è, sempre, quello di scoprire tutte le carte sul tavolo e dire: “Ok, decidiamo assieme, cosa farne, di questa mano?” (Randy Pausch – La vita spiegata da un uomo che muore- BUR 2009)

Nella Scuola, come in ogni altro contesto istituzionale.  ci sono incontri buoni e cattivi: i buoni aprono mondi, i cattivi li sigillano.

Dato basilare é che cultura è educazione alla pluralità.

Nello spazio scuola gli insegnanti devono ritrovare autorevolezza e passione.

Solo chi mette passione nel suo lavoro può trasformare i discepoli in persone amanti del sapere. In questo caso si assisterà a una mutazione fondamentale in quanto il soggetto che ascolta si trasformerà in soggetto attivo.

In tal modo si pongono le basi per la scuola di Telemaco, ovvero la scuola dell’apertura al futuro delle possibilità.

Che vuol dire educare?

Insegnare “è” imparare. Chi insegna impara mentre insegna. È così dai tempi di Socrate in avanti.

Il dilemma è chiaro. Si tratta di scegliere, se vogliamo dare almeno tiepida fede ad un nostro amico, Vicio Bruzio, che ci ha inviato i seguenti versi : “Scuola o Squola? Questo è il problema! Squola per perder tempo, o Scuola per far qualcosa che osi scaldare il pensiero, cui tenga dietro l’azione, emozione foriera di spirito critico alimentato da palpitante umanità?”

Questa particolare dinamica che si instaura fra il “maestro” e il suo “allievo”, ricorda molto da vicino il “setting” di un percorso di psicoterapia del profondo, per il quale, sono illuminanti le riflessioni di Jung:Per il risultato di un trattamento psichico, la personalità del terapeuta è, spesso, infinitamente più importante di ciò che dice o pensa anche se, tutto questo, può rappresentare un fattore non disprezzabile di perturbamento o di guarigione.  L’incontro di due personalità è simile alla mescolanza di due diverse sostanze chimiche: un legame può trasformare entrambe”.

Qual è la principale difficoltà?

Ancora una volta, può venirci in soccorso la psicoanalisi con le riflessioni del suo Padre fondatore, Sigmund Freud: “Quanto allo psicoanalista, egli sa bene di lavorare con forze altamente esplosive e di dover procedere con le stesse cautele e la stessa coscienziosità del chimico…. Ma quando mai si è interdetto al chimico l’uso delle sostanze esplosive che gli sono necessarie per l’opera sua, a cagione della loro pericolosità?”

Probabilmente, il futuro dovrà vedere delle classi sempre meno numerose e la relazione tra il docente e lo studente dovrà essere di tipo Socratico, nel senso che dovremmo assistere ad un proficuo dialogo tra un “io” e un “tu”.

In questa situazione, la crescita di ogni giovane non sarà virtuale o “in serie” ma “effettivo e autonomo percorso a cercar di scrivere la propria Storia”.

La dura strada del Docente che incide spazi e crea armonie anche se il vento spira forte e in senso contrario

L’umanità ricorda tanti personaggi che hanno consentito all’arte, alla filosofia, alla cultura di dominare, che hanno costruito grandi città e realizzato grandi opere.

Alessandro Magno, ad esempio, fece dei Greci il popolo egemone e, del Greco, la lingua universale. Eppure, quando morì, si festeggiò perchè era sparito il tiranno. Questi episodi si sono ripetuti, spesso, nella Storia. Galileo, l’inventore della scienza moderna, è stato arrestato e processato da accademici ignoranti e retrivi. Winston Churchill ha portato la Gran Bretagna alla vittoria, ma i mediocri hanno esultato alla sua scomparsa.

Insomma, ogniqualvolta un grande personaggio è all’opera, l’esperienza ci insegna che profittatori, predoni, ipocriti e invidiosi, aspettano solo il momento di “saccheggiare” ciò che ha costruito.

Le persone narcisistiche ed egocentriche non capiscono i “portatori sani” di ideali fuori dal comune. Esse pensano solo a se stesse, al proprio guadagno ed al proprio interesse. Oggi non usano le armi ma si servono di “manovre” politiche e speculazioni economiche.

Quale rimedio è ipotizzabile?

Non è retorica ma contestualizzata realtà: il miglioramento della Scuola, per “formare” identità mature, capaci di capire che, in un “ambiente” ottimale, si vive “positivo”!

Perché, siccome solo “quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l’aspetto di giganti ecco che, come ha detto qualcuno (e, in molti, credono sia stato Albert Einstein) “Ogni popolo è maturo quanto è matura la sua Scuola!”

Mi hanno regalato altri anni ancora per parlare non solo, come un tempo, degli scomparsi, che avremmo dimenticato ma, anche, di quelli in mezzo ai quali vivo; di quanti incrocio senza conoscere bene, di quanti rischiano di essere dimenticati anche da vivi. TITOS PATRIKIOS

Enzo Ferraro – già Dirigente Scolastico, Umanista, Politologo

Giorgio Marchese – Direttore “La Strad@”

Un ringraziamento affettuoso ad Amedeo Occhiuto, per avere suggerito molti degli interessanti aforismi inseriti nell’articolo.

Un suggerimento: provate a rileggere l’Editoriale con il magico sottofondo di “Nuovo Cinema Paradiso” Le emozioni che scaturiranno, ci aiuteranno a scoprire che “chi ha paura di pensare ha paura di imparare, chi ha paura del buio non fa che sentir rumori, chi ha paura di sognare è destinato a morire

Cari Professori, Buon lavoro. Nonostante tutto!

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