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Forse non è il luogo giusto dove porre questa mia domanda che, in realtà, rappresenta delle riflessioni crepuscolari. Ho condotto un’esistenza declinata all’impegno: come figlio, come marito, come padre, come imprenditore, come cittadino del mondo… Ho sempre pensato che avrei avuto un’altra occasione per potermi occupare di me, senza mettermi (come al solito) dietro i bisogni degli altri. E credevo, a ridosso dei miei 65 anni, che fosse arrivato, finalmente, il momento. Ma una diagnosi di un tumore ai polmoni (“regalo” di quando, prima di creare la mia azienda, ero operaio nel settore dell’amianto) mi ha messo di fronte ad un bivio per cui, quale che sarà la strada scelta resterò, comunque, con l’amaro in bocca: in quel che resta del mio tempo, dovrò continuare a sorridere (come sempre) agli altri o, più propriamente, potrò scoprire cosa, io, avrei voluto essere rischiando, però, di restare da solo, nel momento più difficile della mia vita?

Sono convinto che queste profonde riflessioni donateci all’interno del Forum di SOS Alzheimer on line, possano rappresentare la “carta copiativa” della personale corrispondenza che ciascuno di noi, consapevolmente o meno, intrattiene con il proprio alter ego che alberga nell’inconscio più profondo…

La sfera professionale in cui mi trovo ad operare spiegherebbe che è una questione relativa a come si è vissuto il modello educativo improntato ai valori e al rispetto delle regole da cui, poi, è scaturita l’importanza che si è data alla propria persona: una sorta di autoaffermazione, insomma.

Avrebbe detto Freud che la partita si sarebbe dovuta giocare fra Es (la spinta ad “andare”)  e Super Io (la morale “imposta”) avendo, come arbitro, un “IO” adeguatamente strutturato e maturo.

Dice lo psicoanalista francese Jaques Lacan che, il nostro destino è quello di essere subordinato alle leggi dell’altro. Infatti, giusto per capire come stanno le cose, la nostra nascita è anticipata dalla scelta del nome, dallo spazio che hanno preparato per il nostro arrivo a casa, dalle attese dei nostri familiari che immaginano di noi, prima ancora del nostro concepimento e che ci daranno l’orgoglio dell’appartenenza (ad una famiglia, ad una squadra di calcio, ad una città, ad una formazione politica…)

Insomma, come avrebbe detto il grande Eduardo de Filippo, per noi gli esami delle aspettative altrui, non finiscono mai.

Nella realtà dei fatti con cui ci scontriamo prevalgono, però, le emozioni che colorano gli stati d’animo, passando dall’alba al tramonto.

E allora, per rispondere ai mille dubbi della nostra coscienza (debbo fare quello che dicono gli altri, o posso essere libero di esprimermi?) diventa indispensabile osservare il piacere che proviamo col nostro collocarci nel mondo, attraverso tutto il Bene che riusciamo a devolvere.

In Natura non esiste correttore per le ricette male eseguite. Esiste, però, la possibilità di tesaurizzare l’esperienza per imparare a rivolgersi, col rispetto dovuto, a quel pilota automatico che ci conduce anche se non nasciamo con un piano di volo predeterminato.

E quindi, vorrei poter chiedere a chi ci ha scritto: “Ma sei proprio sicuro di aver sprecato la tua vita? Una madre ha gioito alla tua nascita, una donna ha tremato fra le tue braccia e un figlio ti piangerà, per quanto gli mancherai. Nessuno, caro Amico, potrà mai avere di più”.

Si, è vero,

Giunge, per tutti, il momento in cui un certo modo di essere comincia a starci veramente stretto

Ripetere gli stessi gesti di sempre, indossare una maschera, ci fa capire, di essere stanchi di aver perso di vista noi stessi e l’entusiasmo che ci guidava

E abbiamo, di fronte, il bivio della scelta:

Camminare sul ciglio di un burrone irridendo al Destino o abbracciare quella parte di noi che abbiamo sempre messo in secondo piano?

Sono certo che due perle solcheranno il nostro viso: quello sarà il pianto, lieve, dell’accettazione.

La tristezza forse oltrepasserà la speranza ma, noi, resteremo ben piantati a terra, attendendo l’onda che arriva, senza più paura

E, a quel punto, sarà quel che sarà.

Perché, se è vero che ogni esperienza traccia una riga, noi possiamo scegliere se farla diventare una via maestra o lasciarla come sfregio dell’anima

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