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Il meccanismo dell’autofagia consiste nella rimozione, da parte della cellula, di componenti cellulari danneggiati. E’ stato proposto che agonisti del meccanismo dell’autofagia rallentano la neurodegenerazione. Una ricerca condotta dall’Istituto di Biochimica e Biologia Cellulare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ibbc) e del Telethon Institute of Genetics and Medicine (Tigem) (Maria De Risi, Giulia Torromino, Michele Tufano, Stéphanie Moriceau,  Annabella Pignataro, Manon Rivagorda,Nicolò Carrano, Silvia Middei, Carmine Settembre,Martine Ammassari-Teule, Fabrizio Gardoni, Andrea Mele, Franck Oury,  Elvira De Leonibus. Mechanisms by which autophagy regulates memory capacity in ageing; Aging Cell. 2020;00:e13189. https://doi.org/10.1111/acel.13189) descrive un meccanismo attraverso cui la spermidina, una poliammina che agisce come un agonista dell’autofagia, in soggetti relativamente giovani e predisposti al declino cognitivo, ripristina la memoria nell’invecchiamento grazie al potenziamento dell’azione di “pulizia” degli aggregati proteici tossici che si accumulano nel cervello. È noto che il declino cognitivo è associato all’accumulo nei neuroni di aggregati proteici di alfa-sinucleina e di beta amiloide che possono arrivare a formare delle fibrille – o dei filamenti – potenzialmente tossici per le cellule.  Però, mentre una cellula giovane è in grado di rimuovere questi aggregati attraverso il meccanismo dell’autofagia, che vede la partecipazione dei lisosomi, organuli dentro cui si accumulano gli aggregati stessi e dove vengono poi degradati, col procedere dell’età l’attività dei lisosomi rallenta.

Attraverso la realizzazione di un modello murino con lieve declino cognitivo, i ricercatori hanno dimostrato che il trattamento con la spermidina è in grado di ripristinare il processo di rimozione degli scarti cellulari aumentando la capacità degradativa dei lisosomi, in particolar modo nell’ippocampo, regione del cervello importante per il suo coinvolgimento nella memoria.

I risultati di questo studio dimostrano che la spermidina,  che può essere trovata in vari alimenti, potrebbe assumere rilevanza terapeutica, da sola oppure in combinazione con altri trattamenti, aprendo nuove vie per tentare di ostacolare o prevenire la perdita di memoria e l’insorgenza della demenza.

Fernanda Annesi

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