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Cari Lettori, questo momento di riflessione è stato scritto quasi di getto, il 21 dicembre 2014. Qualche mese prima, avevo conosciuto due anime (Alessandra e Mimmo), scontratesi contro un oggettivo disastro emotivo. Nel tempo si realizzato, fra noi, un legame particolare e arricchente che, spesso, ancora oggi, mi ispira delle buone idee. E, per questo motivo, (partendo da un commento di Massimo Gramellini su un fatto realmente accaduto) ho immaginato un particolare dialogo fra un bimbo che, troppo presto, ha impattato con le miserie umane e DIO il quale, dell’Umanità, è Padre.

BUONA LETTURA

Buongiorno, Dio, mi chiamo Gabriele Francesco. Sono nato a Novara l’11 aprile 2013 e oggi avrei regalato i sorrisi e le smorfiette che, ogni bambino di quasi due anni, sa mostrare con naturalezza… se fossi ancora vivo. Invece, come sai, sono morto lo stesso giorno in cui sono nato. Dio, scusa, ma com’è possibile che, papà e mamma, abbiano potuto lasciarmi, solo, al freddo, sotto un ponte che, paradossalmente, rappresenta il legame fra la partenza e l’arrivo consentendoti di saltare il vuoto del buio assoluto?

Carissimo Gabriele Francesco, accade, spesso una cosa assai strana: io disegno la Luna nel cielo ma, giù, nelle strade del Mondo, è sempre notte fonda. Mah, la verità è che non conta se vivi affogato dal cemento o libero, nella Natura… nulla è diverso, se non alzi lo sguardo a guardare su!

Ascolta, Dio, questo è un giorno speciale… e lo immagino dal freddo che fa. Ogni anno mandi tuo figlio perchè, anche se fuori c’è il sole, dentro l’anima di ciascuno, è inverno inoltrato. Io sono così piccolo… eppure dietro quello spessore che separa la mia identità dal resto del Mondo, sento gli altri che si avvicinano ma, mai abbastanza. È come se si fermassero, sempre, un piano più giù.

Che peccato, Dio!

Ma tu che hai creato tutto quello che si vede e, anche, quello che c’è ma pare che non esista, sei mai sceso, veramente, sulla Terra? E cosa hai provato a camminare nel mattino dei tanti che muoiono a vent’anni anche se “vegetano” fino a cento? Avranno vissuto, sempre, all’ombra di un desiderio?

Qui, mi sembra che la gente vada veloce per non pensare al fatto che il tempo scorre come un treno dentro a una galleria: i contorni di quello che ti sta intorno, ti sembrano così opprimenti!

Mio amatissimo Gabriele Francesco, non è mai facile un ritorno. Nemmeno per me che, come hai appena detto, ogni anno mando giù il mio bambino. Al freddo e al gelo. E sembra che, poi, me lo dimentichi e non me ne voglia occupare. Come, a te, è apparso che abbiano fatto la tua mamma e il tuo papà. Il fatto è che non è un’impresa facile confrontarsi col caos che rifiuta di organizzarsi nell’Ordine che io vorrei. Quel disegno che ho immaginato ma del quale, con pazienza, devo attendere il compimento, mentre offro il mio spirito e la mia carne, attraverso mio figlio.

Ogni anno, da tanti anni.

Però, tranquillo. È questione di tempo: finalmente arriva il giorno che tu fai pace con te stesso e potrai capire il vento, la ragione e il momento. Per spogliarti di ogni incertezza e inseguire un canto  Anche se per gli altri sarà follia con i tuoi occhietti ancora chiusi, riconoscerai questa tua prima volta…

Ma, Dio, che colpa ne ho di ciò che hai detto? Ma è proprio vero, allora, che tocca ai più piccoli, quelli che non hanno ricevuto il battesimo, pagare per il peccato originale? Ma scusa, che giustizia sarà mai, questa? In questo modo, subiamo il torto di non poterci difendere: ci buttano dai ponti, ci fanno esplodere sotto le bombe, ci vendono per pochi soldi. Siamo solo carne da macello!

C’è un sole che non vedi: lui ti parla e tu gli credi. Secondo te, è questa, la fede? 

No, Bimbo mio, non c’è peccato nel tuo venire al mondo. Paghi per la potenza che ti ho dato, per averti creato a mia Immagine e Somiglianza.

Allora è per questo che ci portiamo l’inferno nel cuore e non il Paradiso?

Però ho visto uomini e donne che ti cercano, che ti aspettano ancora. Oggi come allora… Non sarebbe stato meglio lasciarci più deboli ma, come un buon padre, continuare a proteggerci, almeno fino al momento di aver imparato a camminare con le proprie gambe? Cosa ci guadagniamo a scoprire le verità che sono celate ai più? Osserviamo la nostra potenza come un’oasi dietro un vetro…

Ma dov’è la porta d’ingresso?

Perchè non ci hai lasciato ignoranti? Saremmo rimasti “soltanto” degli uomini. Così, invece, siamo Uomini “soli” : coscienti della nostra responsabilità e del fatto che, il destino è nelle proprie mani.

Esatto.

Si, ma la carta e la penna per scriverlo e, soprattutto, il libro per imparare… perchè non ce lo hai consegnato? A volte penso che tu sia cattivo! MaVa bene lo stesso; in quanto Uomo e, per di più, mortale, sostengo il peso della mia presunzione… e adesso, scusa, devo andare…

Dove?

Nel mio buco nero spazio temporale, in una certezza di dannazione, nel buio freddo dell’umiliazione. Che ne sarà di me? Anzi, siccome è così che mi hai voluto tu, Che ne sarà di te? Dimmi, mio Signore!

Vedi, tu rappresenti la “continuazione” di “Adamo”, il primo che ha voluto sfidarmi nel pretendere di vedere e sapere senza alcun velo di protezione. Tutto qui. E, io, ho capito di aver sbagliato allora, quando eravamo tutti nel Paradiso Terrestre. Probabilmente, come un Padre troppo premuroso volevo evitarvi il peso della Verità. Il fatto è, caro Figlio Mio, che ogni successo di cui siete capaci, va raggiunto un momento alla volta. La porta non è una soltanto… ogni passo in avanti ti dà la chiave della serratura e ti prepara all’impegno successivo. Si lo so, la vita stessa è un maestro esigente perchè, prima ti fa fare l’esperienza e, poi, ti spiega la lezione. A chi vuole e sa ascoltare.

Aspetta, forse ho capito… vedo la gente che sorride convinta di essere Onnipotente… allora, voler essere il primo a tutti i costi, davvero stanca?

Ciao Uomo come stai? Balli nel centro del tuo Universo ma, alla fine della tua Storia, piangi d’angoscia dentro di te! Bravo. Non per niente ti chiami come colui che ha comunicato, per primo, la mia venuta sulla Terra attraverso un erede e come chi è stato in grado di parlare con tutto quello che ho creato!

E io che credevo che pensando di te, non avrei avuto più lacrime da offrire.. e che l’inverno non sarebbe mai andato via da me…

Amatissimo figlio, quello che non ti ho detto ancora è che, alla fine del percorso, quello che gli sciocchi chiamano morte, tu tornerai da me finalmente forte e maturo, come io ti ho sempre immaginato, per poterti abbracciare e, soprattutto, non lasciarti andare più via.

Ah, Babbo, ho bisogno di dirti che, prima di chiudere gli occhi, mi sono raggomitolato tra i rifiuti, per cercare conforto e ho pensato: “Ma è davvero così brutto questo Mondo, che sto già per lasciare?” – Poi mi sono sentito sollevare e, al sicuro su una bellissima nuvola, ho visto che la bellezza c’è ancora. C’è bellezza nel camionista che mi ha trovato e nell’ispettore che mi ha messo questo nome meraviglioso. Perchè è importante avere un nome: significa che sei esistito davvero. C’è bellezza nei poliziotti che per il mio funerale hanno fatto una colletta a cui si sono uniti tutti, dai pompieri alle guardie forestali. E c’è, la bellezza, nella ditta di pompe funebri che ha detto: “Per il funerale non vogliamo un euro!”, così i soldi sono andati ai volontari che in ospedale aiutano i bimbi malati. Dove sono nato io, metteranno addirittura una targa. Allora non sono nato invano.

Bravo, non è che non sei morto invano… è proprio che non sei “nato” invano. Infatti, questa volta, sei stato tu il figlio che ho mandato sulla Terra. Per renderla migliore.

Voglio raccontarti qualcosa che, molti, non sanno: la sera del 24 dicembre 1914 all’inizio di quella carneficina che prese il nome di Prima Guerra Mondiale, soldati di trincea (la carne da macello, insomma) tedeschi (e austroungarici), francesi e britannici, sospendono le ostilità e si stringono la mano, di fronte alla magia di “Astro del Ciel” seduti, sulla neve del Belgio, ad ascoltare la Santa Messa della Notte di Natale. Gli uni accanto agli altri. Stretti stretti, per ripararsi dal freddo. Soprattutto morale. Verranno puniti, per ciò, dai Comandi superiori. Un vescovo “Cristiano” incita le truppe ad uccidere il nemico, visto come “IL” Male. Il Blocco tedesco, viene “piombato” in vagoni speciali e spedito a soffrire chissà dove… ma, mentre va incontro al suo destino, si ode promanare da quel treno di morte, un inno natalizio scozzese. Una speranza, contro il buio delle coscienze. Un esempio di come il BENE, nonostante tutto, abbia trionfato.

Ogni tanto ascolto domande come questa: “Come faccio ad adorarti se nemmeno ti vedo?” Io rispondo: “Lasciami nascere nella tua anima. Non mi mandare via con l’indifferenza e l’egoismo Aiuta i poveri, visita gli ammalati e quelli che sono, veramente, soli: mi troverai in ognuno di loro. A ben guardare, c’è sempre qualcosa di me, ovunque si voglia posare la propria attenzione. Per cui, vale sempre la pena lasciare aperta la porta della vita, anche se te l’hanno umiliata”.

Scusa, ma perchè mi hai richiamato a te, così presto?

Perchè sei stato bravissimo, Figlio mio. Grazie per esserci riuscito così velocemente!

Grazie a te, Papà, Mi chiamo Gabriele Francesco, e ci sono ancora.

E ci sarai per sempre. Perchè, ormai, fai parte di me. Con tutto l’Amore di cui sono capace.

A questo punto, tocca a me, doverosamente, fare dei ringraziamenti. Grazie a tutti quelli che pensano bene di me e anche a quelli che non lo fanno: le critiche aiutano a crescere. Grazie a tutti coloro che mi aiutano ad aiutare (in questo caso, a scienziati, filosofi, giornalisti, poeti e musicisti cui mi sono ispirato, per avere una traccia su cui “comporre”).

GRAZIE ad Alessandra e a Mimmo.

Mi sono chiesto, dal primo giorno che li ho conosciuti, cosa mai avrei potuto dirmi, se, come loro, avessi perso la possibilità di abbracciare un figlio. Beh, al di là di ogni considerazione religiosa al riguardo, mi sono risposto con quello che ho scritto.

BUON NATALE A TUTTI

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