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Arrivo di quasi primo mattino e incontro la voglia di raccontare le tristezze.

Che strano! E dire che ho resistito finora, ho staccato ogni collegamento col mondo esterno per non dover provare ancora una volta un senso di costrizione dentro, a togliere il respiro.

Una nuova notte col corpo dissociato dalla mente, come se avessi perso la coscienza. Mi sollevo lentamente e con gli occhi leggermente socchiusi osservo. Provo un immediato sospiro di sollievo, ancora qualche minuto con me stessa e poi incomincia quella lotta del dover necessariamente mettere in chiaro le cose, viaggiare su due binari paralleli all’inseguimento delle emozioni, da frenare e liberare nello stesso tempo.

Un brivido di freddo mi suggerisce che forse ho comunicato come non vorrei. Ne sono un po’ dispiaciuta, ma il momento è ormai passato e non mi resta che rimanere ad elaborare quanto vaga nella mia anima, quello che sfugge e non si lascia catturare.

Sono contenta dell’esistenza dei sentimenti che si accorgono dello stato d’animo, sofferente e accompagnato dall’angoscia della solitudine. A volte basta anche solo una parola, uno sguardo, un messaggio lasciato non di sfuggita, ma con il senso di voler comunicare la presenza.

Sentirsi insieme non solo per condividere gli istanti coronati dal piacere di scambiarsi tenerezza, anche camminare per le strade che sempre più spesso, in questo momento, risultano fredde e buie, con ben poche parole nelle mani e la necessità crescente di tenersi fra le dita. Mille sono però le resistenze che oppongono, una volta si è già provato e ancora adesso sento sulla pelle il dolore della lesione.

Trascorro le mie ore, i minuti fra le pagine che descrivono le funzioni superiori, ma con la mente spesso fuggo in un’altra dimensione, immaginando un cielo non di grigio, come si presenta quest’oggi, ma ricco di colori freschi che invitano a volare.

La trasparenza si lega alla leggerezza e insieme conducono alla sincerità delle azioni, finalmente la capacità di osservare bene l’interno e non soffermarsi sulle parole che si sforzano di descrivere, ma poco o nulla dicono.

Anche se…

Metto il dubbio nei pensieri, combatto con la voglia di racimolare la saggezza e la necessità di liberare l’istinto, slegarlo senza trascinarsi dietro i sensi di colpa. Mi posiziono un po’ più in là, aspetto con pazienza e cercando l’equilibrio mi ritrovo a sbandare nelle curve.

Anche se…

Non provo la paura, quanto invece una punta di piacere che fortifica il mio essere. Ancora una volta mi butto senza pensare, cogliendo il rischio, agguantandolo però facendo in modo che sia lui la mia preda e non io ad esserne trascinata. Il brivido segue l’azione, mi passa fra la pelle, colora l’espressione e libera.

Anche se…

Dico no, ma lo vorrei. E così facendo vado contro, come sempre e per sempre ormai, in contraddizione, essenza sulla quale si pone la mia vita. Contraddizione e non incoerenza però!

È forse giunto il momento in cui c’è lo spazio per descriversi senza se e senza ma, come quelli dell’altro anno che hanno sprigionato un bel po’ di serenità, anzi di allegria, insieme alla voglia di sorridere.

Ma cosa c’è dietro un sorriso?

Non ci avevo mai pensato! Potrebbe proprio niente, se non il piacere di donare spensieratezza, trasmettere gentilezza e il desiderio di incontrarsi. Il sorriso si regala senza alcuna ricorrenza, comunica armonia e tanto sentimento, quello bello. La musicalità sarà delicata nelle note, fantasiose le parole che la colmano.

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