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Un uomo speciale.

Ho avuto la fortuna di essere stata amata da un uomo speciale. Un uomo che amava la sua donna in una maniera delicata, pura, profonda. Vera. Dalle sue mani si poteva capire cosa c’era dentro di lui, dal suo sorriso la profondità dell’animo, dal suo sguardo tutto l’amore di cui era capace in naturalezza, senza alcuna forzatura. Essendo un appassionato di enigmistica dedicò l’anagramma della sua vita a sua moglie: utilizzando il nome di lei, con un semplice e logico gioco di lettere, le dichiarò il suo amore. ADORO TE.

Ancora oggi che sono passati 11 anni da che la vita ce lo ha portato via, cerco nello sguardo della gente qualcosa che possa ricordarmelo e riportarlo un po’ da me.

 Con amore.

 Mi piace cominciare da qui, ma forse potrei anche terminare qui. Ho detto tutto, è stato detto tutto.

 Il “contratto” amore.

 Perché ci si innamora? Perché si vuole amare? Perché si cerca l’altro per camminare insieme?

Un dato oggettivo è un qualcosa che arriva direttamente dall’esterno e non è filtrabile attraverso la propria percezione. È un dato reale, incontrovertibile che non può essere interpretato. E qui comincia per me la prima difficoltà. Come si fa a conciliare un sentimento di elezione e strettamente personale con una verità incontestabile?

Ne ho sentite tante, ne ho viste tante. E me ne sono fatta un’idea.

 Penso che in molti vedono il percorso amoroso come una tappa obbligata della vita. Quella che ti da la sicurezza dell’affetto, ti garantisce la prosecuzione della specie, ti assicura la voce calda nelle serate di freddo e malinconia.

Ora mi chiedo: cosa c’è di male in tutto questo? Forse nulla, però deve essere chiaro che stiamo parlando di due cose completamente diverse.

 Rimango perplessa e ci rifletto fino a procurarmi le vertigini quando ascolto la voce dell’uomo solo che, nell’intimità del suo divano serale, cerca un cuore che lo possa accogliere e comprendere.

Incomincia una ricerca spasmodica all’altro, col quale condividere quello che non potrà più essere, ma che possa alleviare i momenti in cui sei consapevole che stai vivendo un’altra cosa.

 Perché il “contratto” amore?

Diciamola tutta. A volte lo stare insieme dipende da una serie di fattori che vanno dalla necessità di apparire in un certo modo, a quelli ben più “delicati” che riguardano il Dio denaro. E allora mi viene in mente chi per salvare capre e cavoli, ingoia il rospo e alla sera va a dormire dentro un letto troppo grande per poter essere tutto abitato e con accanto un qualcuno che sembra esserci, ma non è.

Sarà forse una questione di coraggio? O è un retaggio che ci portiamo da tempo indefinito e da cui difficilmente riusciamo a scrollarci.

 Al mattino, quando le prime luci arrivano dritte ad accarezzare le lenzuola che hanno rivestito i sogni, si percepisce a pieno la verità. Quella per la quale andiamo avanti senza alcun bisogno di nasconderci dietro falsi e sentimenti che hanno preso un’altra piega.

 Colmare il vuoto dell’assenza inibendo la propria sentimentalità è un’offesa che facciamo alla vita. È difficile, lo so, lo immagino, lo vivo. Ma quest’oggi mi va di dirla tutta, anche se alla fine farò e mi farò del male.

 Che amore può esserci dietro la perdita della propria dignità, pagata con la presenza della consuetudine? Certo è, che gli apprendimenti giocano un ruolo predominante in tutto questo. E se la parte di vita più importante nella strutturazione della tua persona è fatta di anagrammi e di tenere emozioni, è veramente difficile interpretare e comprendere quello che di “oggettivo” può esserci nell’amore.

 Ovviamente il prezzo da pagare diventa molto alto. Ma anche qui deve essere chiaro che molti non operano una scelta, dipende da quello che hanno dentro, da quali sono gli obiettivi che, per quanto modificabili possano essere, dipendono strettamente da quali corde suonano all’interno dell’anima.

 In tema di amore viene difficile trasmettere insegnamenti e da interpretare, perché poco di oggettivo c’è all’interno e nei rapporti ad esso connessi. Forse una considerazione che si può fare nasce dall’osservazione che spesso quello che manca è la spontaneità del lasciarsi andare. Provo un sussulto quando mi scontro con la razionalità dei sentimenti. Più che la ragione è un istinto naturale quello di cercare la mano cui legarsi per potere insieme andare. Che molto poco ha a che vedere con la ragione e la programmazione.

Continuo a pensare che questa è un’altra cosa.

…Tu sei molto, anche se non sei abbastanza,

e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi,

tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco,

tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi.

Io cerco ancora e così non spaventarti

quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua!

Sii contenta della parte che tu hai,

ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.

Cerca dentro per capir quello che sento,

per sentir che ciò che cerco non è il nuovo o libertà…

Vedi cara è difficile a spiegare,

è difficile capire se non hai capito già…

(Francesco Guccini- Vedi cara)

Fernanda (2 lUGLIO 2010)

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