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E ti ringrazio. Del tempo che mi dai, delle parole nell’ascolto, del tuo sguardo autentico anche senza aver necessità di voler capire.

Inizia, nel pomeriggio un po’ tardo di una assolata giornata. Caldo torrido e afoso, impedisce ogni pensiero, ogni azione da prendere sottobraccio per provare ad innalzarsi in questo lungo periodo di consapevolezze ritrovate.

A chi resta a casa a sognare dalla finestra, a chi gode del piacere del silenzio, chi si veste di solitudine e abbracciandola ne fa ragione.

Un sogno difficile da interpretare. Ma so bene da dove nasce, cosa lo alimenta, chi lo trattiene dentro di me.

Accolgo il suggerimento e mi sintonizzo con le nuvole.

Da sopra nulla si può vedere, se non che quello che c’è nella tua anima e se la visuale è limpida abbastanza può arrivare fino in fondo. Fino là.

Cosa si può lasciare a terra senza averne la necessità e il bisogno?

Una grande e sincera riflessione obbliga a guardare dritto però, a porsi le domande più crudeli, senza timore della paura.

Sempre in agguato!

Quando pensi che più niente c’è da temere, riaffiorano indisturbate. Come sempre. Uguali ad allora.

Ma, allora, in tutto questo tempo cosa si è modificato?

Le risposte.

Meglio equipaggiata.

Faccio un salto nel passato più vicino e rileggendo quanto scritto ne deduco che poco ho dedicato all’equipaggiamento.

Ma che fine avranno fatto i bei pensieri?

Sfoglio saltando le parole che ad oggi paiono avere poca importanza e cerco di fissare quelle che più hanno impresso nella memoria.

Accendo una immagine di me che possa essere il più calzante possibile con la realtà del momento e … guardo bene.

Nel fondo vivono le emozioni che nascono dai sentimenti. Riempiono per gran parte colorando il bagaglio. Quello del più bel viaggio.

Ritorna a me il dolce sorriso che annuncia le parole, i concetti e provo a capirne fino in fondo il significato quello vero.

Sotto un cielo di mille luci, il prato più bello. Mi metto da parte aspettando che il suggerimento arrivi dal profondo, senza contaminazioni, puro, dritto dal profondo del cuore e fino al cuore.

Il ritorno, il continuo ritorno alla evidenza della consapevolezza.

Alla certezza della consapevolezza.

Un sospiro di sollievo, un respiro interrotto, un momento di tensione.

Lascio la mano, rallento senza insistere sulle mie forze, da tempo ho imparato a dosare, a sapere quando fermarmi e quando ricominciare.

Il bagaglio da riempire, le cose da lasciare, quelle indispensabili al proseguimento. Quelle di cui si può fare a meno.

È vero che è “meno amara se qualcosa ancora va” (E. Governi), a questo non avevo pensato, ora che sono arrivata al traguardo della vita dove alcune cose non saranno più, dove la bugiarda certezza che quello che si è lasciato era il superfluo. Ma…

Tutto ha un senso, nulla al caso.

Questa la voglio dedicare ad Emanuela, per gli innumerevoli spunti di riflessione e l’affetto vicendevole

Fernanda

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