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La paura di bloccarsi nell’incapacità di esprimersi.

Qualunque sia il modo, qualunque sia il canale che si adopera, in qualunque momento.

Sempre più il tempo accarezza i miei pensieri ricordandomi che è solo questo l’importante, quello da tenere a mente e, senza troppe ossessioni, viverlo e gestirlo.

Ecco, si questo riesco a gestire. Ma non è forse la stessa cosa gestire le emozioni?

Di quante cose si ha bisogno, quanti fattori condizionano ogni nostro momento?

Nell’aria che respiro. Fra il vento nei capelli. Accanto allo scorrere dell’acqua che velocemente scende verso valle lasciando aperta l’immaginazione a quello che ci sarà.

I bilanci della vita.

In quali momenti siamo portati a soppesare ogni cosa ha condizionato, qualsiasi scelta abbiamo adoperato, quello che si è lasciato troppo presto e quello che è andato senza più nessun tempo per riparare?

Un sogno terribile. Mi sveglio di soprassalto nelle stesse identiche vecchie paure. Il risveglio mi protegge dalla disperazione del dolore e, immediatamente, ne cerco il significato, come se mi desse la salvezza da questo momento di grande difficoltà, ma mi ritrovo punto e a capo. Senza più alcun muro a proteggermi.

L’urlo. Rimango colpita da questa espressione anche se più volte le immagini hanno visitato la mia memoria. Lo stesso identico urlo. Lo rivedo e lo risento come se riuscissi ad uscire fuori da me stessa e vedermi.

Un’altra persona.

Perché?

Mi chiedo più volte il perché e non ne trovo mai le risposte.

La mente mi trascina come sempre in un’altra dimensione. I pensieri con me stessa, eppure non sono così sicura che all’esterno nulla si accorge di quello che avviene.

Parlo ormai sempre più a voce alta. È forse finito il tempo di scrivere sulle righe e dare voce, a voce alta, a quello che nel rinnovamento cerca la soluzione.

Un cerchio concentrico. Si avanza circolarmente con piccolissimi, infiniti spostamenti verso il centro.

Ritornano sempre nei miei occhi e nelle mie lacrime.

Eppure vivo il timore di non ricordare più, i suoni, gli odori, i colori, e il calore.

Il momento, da quel momento.

Quello subito dopo.

Lascio le ultime righe al domani. Nessuna illusione ma molta consapevolezza e certezza della realtà che mi avvolge.

Due, solo due. Fino a domani.

Volge al termine questo giorno. Di freddo, nell’aria fuori dalla finestra, con la frenesia di occupare il momento e la delusione dell’andato.

Poco o nulla riesco a fare, se non che assorbire osservando.

Sempre più le parole lasciano il posto al silenzio.

Fernanda

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