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Quante volte ho pensato di scriverne un’altra?

Vorrei poterla disegnare invece che descriverla con le parole, ma, ahimè, questa è una cosa che non posseggo.

L’importante è cominciare, anche se, bene so, che nascerà tutta oggi, quando varcata la soglia della disponibilità, daremo forma ad un nobile progetto.

Difficile far “sentire” la propria mano a tutti quelli che vorresti, non basterebbe una intera vita dedicata ai soli sentimenti.

C’era una volta …

13 piccoli dolcetti. Nel caos frenetico dell’ultimo momento della città in festa, mi affretto alla ricerca di qualcosa che possa addolcire il momento dovuto a tutti quelli che vivono nell’innocenza della loro tenera età. E ne hanno tutto il diritto.

Con cura scelgo a che siano uguali e senza nessun segno che possa farli sentire troppo grandi o troppo piccoli. Scelgo applicando il concetto della neutralità, pensando di fare la cosa giusta.

Una flebile vocina all’ingresso cattura la mia attenzione, quasi a riportarmi improvvisamente nella più dolce delle dimensioni, anche se, ahimè, spesso una delle più maltrattate. Un piccolo libricino in mano, intravedo immagini colorate di tenue e che raccontano storie.

Fiabe.

Riguardo con malinconia negli scaffali della mia infanzia e provo a ricordare i momenti. Una pagina dopo l’altra, sfioro con le dita i personaggi, animaletti di bosco fatato, principesse, regine e bambini sperduti.

Un pensiero alla strada della Terra.

La sua voce arriva dritta al cuore, le sue manine infreddolite chiedono attenzione. Sbircio attraverso le pagine colorate della sua tenera età.

Ci ritroviamo nel primo pomeriggio tutti intorno ad un tavolo incantato: colori, pennelli, palline da decorare, la frenesia del finire in tempo, l’allegria di creare, la fantasia da sprigionare.

Ma …

Fra una chiacchiera, un sorriso, un momento di ansia e di dolore ci avviamo e nel mentre mi racconto una fiaba.

Vorrei poterla portare con me, ma lei è sempre lì attaccata alla certezza delle cose che le appartengono, con il libro aperto a mostrarlo a chiunque passa di fretta e sembra non avere più un momento.

Qualcuno si ferma quasi trattenuto. Mi blocco e da lontano osservo, prestando ascolto. Una goccia di pioggia scende sul suo viso, quasi fosse una lacrima calda. Incomincia il racconto.

C’era una volta una volta stellata, come quella di questa sera, che sprigiona, nella serenità del suo splendore, tutta la sua magia. La magia della fiaba. Delle fiabe.

Entriamo timidamente in una realtà ancora diversa. Poche le voci, eppure sono tutti lì, riuniti attorno al tavolo della cena. Qualcuno ci guarda nelle mani sorridendo, la curiosità di vedere, di avere subito e senza troppe parole.

Bambini.

C’è chi rimane fermo dopo aver preso quello che cercava, chi si ferma a giocare attirando e catturando, chi resta seduto forse solo aspettando un gesto.

Io … non so cosa succede, le mie emozioni sfuggono a qualsiasi controllo, mi siedo accanto ad uno di loro, ne chiedo il nome. E mi lascio aiutare, imparando.

Non so se siamo riusciti a fare molto o poco, di sicuro attraversando la terrazza illuminata dal chiarore delle stelle, è nata la voglia di tornare. Con le fiabe.

Grazie a Emanuela, Maria Graziella, Alessandra, Giuliana, Lina, Gino, Rosario, Giorgio.

Buon Natale anche quest’anno

Fernanda

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