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Primo mattino, giornata di solito lavoro.

Beh, questo non è proprio vero. Ho la fortuna di fare un lavoro che, oltre ad indirizzarmi verso le novità e la ricerca, mi dà la possibilità di utilizzare un pizzico di fantasia, o meglio usare la mente per trovare i collegamenti, le associazioni, le cose che messe insieme potrebbero indicare nuovi orizzonti. Insomma, provare a vedere quello che c’è oltre e di sicuro un po’ di fantasia, come esercizio cerebrale, aiuta.

Da quando apro gli occhi e fino a che non mi ritrovo a dover interagire direttamente, tante sono le occasioni di incontro, osservazione, sorpresa. E l’osservazione è la cosa che più cattura la mia attenzione.

Finalmente un raggio di insolito sole.

Vogliamo veramente darci una mano? Siamo davvero pronti a “darci la mano”, oppure è tutto un bluf per lasciar credere, per intrufolarsi, per impicciare?

C’è sempre qualcuno in un gruppo che si rende disponibile a fare da collante, forse perché il più disponibile a cogliere le necessità, forse perché la sua indole è di maggiore comprensione alle esigenze, o forse perché …

Il “fenotipo” del sottoposto è abbastanza stereotipato e non molto difficile da smascherare.

Condottiero. Conduce, per sollevare gli altri dagli incarichi gravosi.

Egocentrico. A difficoltà riesce ad accettare il parere altrui, anzi quasi impossibile inserirsi nel suo soliloquio esistenziale – professionale.

Apparentemente calmo nell’esposizione. Da sottofondo l’ansia del lasciarsi prevaricare domina ogni respiro in tutte le sue parole.

E sorrido.

Non riesco a provare rabbia verso la categoria, semmai una sorta di fastidio frammista ad una dose abbastanza consistente di compassione.

Il momento in cui non hai più dubbi arriva quando il gruppo, ignorando il suo pensiero, ma sol per un istante, lascia la parola esprimere il pensiero di chiunque e lì il panico lo assale: chi pretende di parlare più di lui? Chi vorrebbe inserirsi magari contribuendo ad un discorso generale che tutti investe e coinvolge direttamente? Quasi una offesa, un insulto alla sua superiore intelligenza, che non tollera la flessibilità e la versatilità delle idee. Degli altri.

Non c’è che dire! Un esempio di umano intriso di immaturità e pronto a decollare.

Sono forse troppo rigida e cattiva? Non finirò anch’io per vedere poco oltre il mio modesto punto di vista?

Ma si, in fondo chi di noi non è un po’ troppo preso dalla propria idea stretta stretta da difendere? Poco incline alla discussione con se stesso, molto più semplice aggredire verbalmente imponendo il proprio punto che non lasciarsi andare ad una sana critica fatta di spudorata autoanalisi.

Si inserisce a bassa voce, almeno questo è quello che vorrebbe lasciare intendere, lui la dice fra i denti ma ben chiara a chi non vuol capire fino in fondo qual è il suo intento. Quello vero.

Posso parlare? Solo se non creo confusione, se siete disponibili ad accettare il mio modesto punto di vista che potrebbe aiutare a fare luce, a colmare quei buchi che voi, poveri di mente e non ricchi come me, proprio non riuscite a comprendere.

Un crescendo. L’egocentrismo viaggia di fianco alla presunzione e cresce in maniera proporzionale, l’uno carburante per la crescita dell’altro.

Insistente nelle richieste, pretenzioso, ma alla fine sprovveduto. Con innocente candore cerca il confronto e la chiarezza, imitando la spontaneità del bambino ma per niente somigliante.

Da dove potrebbe nascere questo modo di fare, di essere, di sentire?

L’insicurezza … del volpone sprovveduto.

Fernanda

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