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E tu, come ti consideri?


Sulla terra, nella società esistono: tanti UN e IL.

Ma è strano che “IL” siamo sempre noi; “UN” sono sempre gli altri; e noi trattiamo gli altri sempre come UN, sottosviluppati, da usare; mentre “IL” siamo sempre noi, molto importanti, ed a cui tutto ci è dovuto.

Con tale metro di misura, si può avere una società migliore? Ma…chi ci deve insegnare queste realtà?…questo è un altro discorso.

Eppure…noi siamo UN per gli altri ma non lo ricordiamo.

Siamo convinti di essere IL perché ci riteniamo migliori degli altri: chi perché la società glielo lascia credere, chi perché pensa di esserlo, chi perché ritiene che lo diventerà.

Hai mai inteso, Tu, dire, da una persona, “Io non sono migliore degli altri o dell’altro?“; senti sempre che Giovannino inizia i suoi discorsi dicendo, “IO” etc…etc…e se qualcuno, in particolari circostanze, lo dice, gli serve a qualcosa e da buon ipocrita, gioca a fare il modestino, ma se scavi bene, dentro trovi la verità: nessuno, per quanto pivero, è disposto a cambiarsi per un altro ( se lo potesse fare).

“UN” ed “IL”

nello studio dell’E.U. abbiamo: il metodo Soggettivo ed il metodo Oggettivo. Nel metodo soggettivo o interno o introspettivo, si studia il proprio mondo interiore:

IO con me stesso

nel piacere;

nel pensiero;

nelle emozioni;

negli atti fisici.

Nel metodo Oggettivo si osservano gli altri E.U., come oggetti inanimati che si muovono. Si constatano le loro manifestazioni mediante il comportamento ed i diversi modi di comportarsi si prestano ad interpretazioni diverse.

Ad esempio: vediamo un E.U. sottoposto ad una sollecitazione; luminosa, meccanica, sonora. Egli reagisce in modo differenziato, ed è ben altra cosa ciò che egli stesso prova a quelle sollecitudini.

Degli altri noi osserviamo le loro REAZIONI emozionali, ma non viviamo le origini delle loro EMOZIONI.

Tanti UN, ma un solo IL; Un è sinonimo di E.U. facente parte della collettività; IL è l’E.U. come entità individuale.

Giovanni Russo

Commento e Riflessioni

Ci sarebbe solo da riflettere e poco da commentare, ma provate ad immaginare o a ricordare ( in quest’ultimo caso mi riferisco a quelli come me che si sono sentiti e per certi versi ancora si sentono un IL…)

la sensazione sgradevole che si prova nel sentire il peso dei propri errori quando siamo convinti di essere IL,

e non parlo di qualità ma di quantità: ogni volta che sbagliamo non importa su cosa ma solo che sbagliamo è un tonfo verso il basso…

Francesco Chiaia

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