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Apro gli occhi, prime luci dell’alba. Uno scroscio infinito e insistente di pioggia battente a ricordare che è ora. È già ora.

Una nuova questa. Un pensiero al passato e un brivido di paura.

Tutto come prima? A me il sogno appena abbandonato: ormai il collegamento è rapido e veloce, senza necessità di spiegazione alcuna, viene da se.

La tranquillità regolarmente alternata all’inquietudine. Quanto difficile diviene abbandonare le cose che in un altro momento hanno donato benessere e tranquillità, nonostante vestono ormai troppo grandi. Concetto interessante, di molto legato alla fine dell’estate.

Con una punta di amarezza prendo consapevolezza dell’invariabilità delle situazioni, di alcune situazioni. Eppure la soluzione a gran parte dei problemi che affliggono è sempre nella trasformazione, nella modificazione delle cose. Gran prezzo da pagare o più semplicemente molta energia da dedicare.

Un’analisi corretta e adeguata, che calza perfettamente con la statistica generale.

Ma quanto giusto è ritrovarsi all’interno di parole non dovute, non volute e incastrati da un pressante numero che può solo consolarsi nella certezza della “normalità”?

Tre giorni di tranquillità.

Un silenzio avvolgente insolitamente ricopre questo ambiente, nuovo eppure già visitato. Chissà in quale meandro della memoria si è conservato depositandosi all’interno di una carezza rivestita di sentimento. Camuffando.

La verità.

L’amplificatore di stati d’animo. Passeggiamo con apparente tranquillità nella prima vera frescura della stagione. Alzo lo sguardo a cercare uno sprazzo di azzurro fra le cime di questi alberi enormi che toccano il cielo. Una treccia di tensione scende giù per la schiena, dalle spalle fino in fondo, a paralizzare ogni movimento, qualsiasi tentativo di sollievo.

La verità? Tutto un bluff.

Piace a pochi quando scava nell’interno, mettendo a nudo le difficoltà, quelle che proprio non si vogliono vedere.

Tutto un bluff?

Poco o nulla nelle mani?

Niente vero e naturale?

La naturalezza forse si allontana quando la mente è troppo impegnata nella ricerca della conoscenza.

La vita ci porta continuamente a fare degli errori, paghiamo e torna a noi indietro la certezza che qualcosa abbiamo imparato. E allora la prima confusione: la conoscenza della naturalezza o l’inconsapevolezza della spontaneità?

Osservo dentro e con una punta di dolore invito riconoscendo.

La resistenza della parola connessa al dolore. Meglio tacere? Oh, no!

Abbandoniamo l’asfalto della strada entrando in un bosco profumato di odori dell’autunno. Senza affanno e finalmente con leggerezza trasmetto il mio pensiero.

Una carezza con lo sguardo, una richiesta di aiuto, il bisogno di una promessa..

A me, a lei, a tutti quelli che ne hanno necessità, che riescono a riconoscere l’importanza dell’affetto più sincero.

La treccia di tensione si scioglie magicamente liberando il sollievo, ritrovando la serenità. Sono emozionata e piena di gratitudine.

La verità? In una mano che sfiora un sorriso donato con amore, nella capacità di sorprendersi quando i pensieri si incrociano senza avvertirsi, quando…

Il bluff? No, forse il dubbio.

Grazie a Fragym che mi aiuta a sciogliere le trecceGrazie a Josephina per gli spunti e le riflessioni

Fernanda

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