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Wish you were, here.

Una stella nella mano.

Come sempre ormai da anni, in questo periodo riaffiorano indisturbate le ansie del passato, le solite vecchie paure.

Il dolore dai cieli azzurri.

La prima volta. Qual è stata la prima volta che le note delicate di questa musica fatata sono entrate nella mia anima e nel cuore? Non tanto tempo fa. E perché risuonano in questo periodo più che negli altri della vita?

Luglio. Preludio alle vacanze, al riposo, ai distacchi. Gli ultimi giorni diventano i più complicati da gestire e da vivere, inseguita dalle mille cose da fare, le ultime le più importanti, quelle che proprio non si possono rimandare. Ma sarà poi vero? Non è, per caso, uno scherzo della mente per “distrarre” l’attenzione?

Due giorni di acqua salata fresca e delicata, in gradevole compagnia. Il vento leggermente accarezza i nostri pensieri, senza infastidire solo a ricordare. Un salto nel passato e mi ritrovo nella tranquillità del mio silenzio, senza aver bisogno di altro se non che della giusta serenità che fluisce dentro ogni cosa.

Un battito di ciglia. A ricordare che nulla sfugge alla percezione più sincera, avendo però la capacità di riconoscere quello che potrebbe anche uscire fuori dagli schemi.

Parole. L’inutilità dei momenti riempiti dalla impossibilità di poterle esprimere senza condizionamenti e paure.

Le solite vecchie paure. Ancora una volta, ancora di più.

Attraverso i vetri appannati dall’umidità dell’aria provo a sbirciare nella speranza di intravedere la strada da seguire, con più chiarezza. Me ne torno lentamente, passo dopo passo, con la consapevolezza che quello che rimane nelle dita non serve a ricucire lo strappo. Non basta.

Le cose migliori.

Aspetto senza fretta che la luce intensa della giornata appena trascorsa dia la mano alla notte. Immagino l’aria frizzantina che si deposita dolcemente sull’asfalto infuocato.

Punto lo sguardo al cielo e mi si illumina il viso. Sono poche le cose che mi rendono felice? O meglio, basta poco al raggiungimento della serenità?

Questo il primo pensiero che corre nella mente.

Mi perdo nelle costellazioni che dipingono il buio di questa magnifica notte dell’estate. Finalmente ho imparato ad apprezzarne il silenzio, l’aria calda, purificandola da ogni traccia di dolore passato. E, come sempre accade, rimane solo la parte più bella.

Tendo la mano nella speranza che, indietro, torni a me un gesto di affetto a riempire questo vuoto che si fa strada a soffocare. Stanca come un tempo, affaticata e senza molta più energia si riaccende all’improvviso una scintilla. La prima per quest’anno, spero ce ne siano altre nel corso dell’intera vita, ad illuminare i momenti più difficili, quelli che, una volta oltrepassati, finiscono per accumularsi nel cassetto dei dispiaceri.

Ci sarai sempre con me? Non mi abbandonerai?

Guarda il cielo questa notte, alza lo sguardo e proiettalo nell’immensità di questa mappa che, illuminata dallo splendore della luna arancio, brilla di grandi desideri inespressi e da realizzare.

Usciamo lentamente tenendoci per mano. Con tutto l’entusiasmo della scoperta sollevo un braccio al cielo invitando a guardare. Traboccano emozioni da ogni poro, sopra i tetti della città addormentata, sulle strade assopite da un tenero sonno, fra le luci scoppiettanti a risvegliare.

Uno sciame di puntini luminosi si intravede attraverso la magia delle bolle. Un soffio delicato, un brivido di freddo.

La prima … per quest’anno la prima dell’estate.

Buona estate a tutti, Fernanda


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