Posted on

Scusi, posso sedermi sui bordi dell’Universo?


A spasso, verso un futuro migliore

 

Il seguente lavoro (pubblicato già il 25 Agosto 2008) è risultato da un colloquio di analisi didattica. Questa opzione prevede, durante l’incontro tra analista ed analizzato, un costrutto dialogico privo di elementi catartici ed orientato verso la disamina di elementi tecnici. Una sorta di percorso di Counseling… per una vita migliore. Ve lo riproponiamo con aggiustamenti e perfezionamenti

BUONA LETTURA

 

Caro dottore, quest’oggi le farò una serie di domande tecniche, perchè ho necessità di mettere a punto alcuni “passaggi” importanti, del mio lavoro analitico. Come mai, anche in assenza di sollecitazioni dal mondo esterno, una persona può arrivare a stressarsi?

Ho bisogno che lei mi sottoponga una situazione specifica, altrimenti la risposta mi è difficile per l’elevato numero di variabili.

Ad esempio, una persona vive una vita tranquilla, senza che vi siano cambiamenti… nonostante tutto, avverte tensioni ed ansia: perché succede? Può essere che, all’interno del suo mondo inconsapevole, ci siano dei conflitti nascosti?

I problemi nascono da pulsioni, relative a conflitti a lento rilascio, che si evidenziano man mano e, allora, lo stato di tensione legato all’estrinsecarsi di problematiche antiche, crea stress: in altre parole difficoltà nella mente.

Può dipendere da qualcosa che non è stato focalizzato?

Si, sempre su base conflittuale. Può essere che il problema si risolva automaticamente, nel senso che la persona in questione ha imparato a dialogare con se stesso e riuscirà, in un modo o nell’altro, a mettere a posto le cose.

Il tempo è importante?

In che senso?

La variabilità del tempo necessario per metabolizzare le frustrazioni, è in funzione della personalità?

Indubbiamente il tempo necessario è direttamente proporzionale alla rigidità caratteriale. Comunque, il trascorrere del tempo può diminuire i dolori, dal momento che si mette da parte il ricordo… senza, tuttavia, risolvere il problema perché, ad ogni modo, ciò che si è immagazzinato rimane lì pronto a creare future problematiche: dal “sottoscala dei propri ricordi, possono riemergere contenuti sgradevoli e “polverosi”: meglio risolvere, diluendo e “smagnetizzando” il ricordo frustrante.

Come si fa?

Semplice… e maledettamente complicato, al tempo stesso! Dipende se ha deciso di fare tutto da solo o con l’aiuto di un esperto.

No… no… certo, con l’aiuto di un esperto!

In effetti è proprio ciò che lei, da qualche mese sta facendo con me. Le problematiche che l’assillavano prima di Natale, ora come le vive?

Meglio di prima, non mi producono più quelle paure angoscianti per cui avevo deciso di venire da lei… ma come abbiamo “risolto”? Non me ne sono accorto!

Quanto tempo abbiamo impiegato per affrontare le motivazioni che la inducevano a dubitare delle sue capacità? Quante spiegazioni ha ricevuto… fra il serio ed il faceto?

Ho ricevuto moltissime spiegazioni ed ho capito tante cose della mia vita: tutto questo mi ha portato ad essere “naturalmente” più sicuro… NON LO AVEVO CONSAPEVOLIZZATO!

Caro amico, non si meravigli. Proprio perché tutto avviene in maniera naturale, lei avverte “solo” di star bene… senza “star troppo a pensarci su”!

Tutto ciò è molto bello! Avrei bisogno di farle tante altre domande su argomenti diversi, si trova disponibile?

Certo!

Come si fa a programmare ed organizzare le forze e le proprie energie, per saperle distribuire correttamente nell’arco delle 24 ore?

Sono convinto che, a questo punto del suo percorso analitico, lei sia in grado di rispondere da solo!

Ci provo. In una giornata una persona deve saper gestire le proprie forze, riuscendo a decidere tra riposo, lavoro e svago; già questo è importante per avere un’organizzazione. Mi viene in mente che gestire le energie, significa produrre molto con il minimo sforzo.

Razionalizziamo il discorso: è bene distribuire le proprie energie relativamente agli impegni da affrontare, creando una scaletta, sulla base dei bisogni prioritari. Se aggiungiamo l’importanza di saper usare il buon senso, individueremo nitidamente sapremo quando è il momento di fermarci, per goderci il resto della giornata divagando.

Quanto incide l’insicurezza sulla tensione nervosa?

L’insicurezza gioca un ruolo importante, ma la tensione si crea ogni qualvolta ci troviamo di fronte a degli eventi nei confronti dei quali non riusciamo a adattarci, creando delle risposte in termini aggressivi che determinano un accumulo “a molla compressa”. Questa situazione si risolve mediante una riorganizzazione delle proprie strategie: quindi, si dialogare con se stessi per riuscire a creare nuovi equilibri.

In quali situazioni ci dobbiamo porre delle domande? Ad esempio, dobbiamo risolvere un problema ma siamo tesi, forse troppo per capire le motivazioni: ci sono dei “tempi idonei” per porsi queste domande?

La chiave sta tutta nel lasciare fluire un dialogo continuo con noi stessi. In questo modo si instaura un rapporto in grado di parametrare costantemente il nostro umore: il tutto, per lo più, in maniera inconsapevole. La logica, ovviamente, fornisce i riferimenti fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, rispetto alle Leggi di Natura.

Molti suoi colleghi parlano di Leggi di Natura, anche i filosofi si sono riferiti a queste “benedette” Leggi di Natura. Ma mi potrebbe aiutare a capire bene, finalmente, cosa sono e come si possono osservare?

Ne ho già parlato in una mia pubblicazione riguardante i bisogni degli esseri umani, ma posso riassumerle volentieri… così me le ripasso

Possiamo tranquillamente affermare che la vita di ogni essere umano è regolata dalle Leggi di Natura, così riassunte:

  • Forza di gravitazione, energia elettromagnetica, interazione forte e debole (4 Interazioni), da cui si estrinseca ogni manifestazione di “stilla” vitale;
  • Standard da raggiungere per garantirsi la sopravvivenza e acquisire uno status di vita dignitosa (i bisogni psicofisici );
  • Interazioni fra l’essere umano ed il mondo esterno (radiazioni cosmiche, fotoni solari, manifestazioni atmosferiche, condizionamenti stagionali, influssi circadiani dell’alternanza giorno / notte, etc.) che rispondono alle Leggi Globali “Esterne”;
  • Cronobiologia delle attività vitali psichiche e fisiche (ritmo veglia / sonno, determinazione del tono dell’umore, alimentazione, funzioni emuntorie, etc.) che rispondono alle Leggi Globali “Interne” (Psiconeuroimmunoendocrinologia, epigenetica, etc.)

Penso che più complete di così…

OK, finalmente!

Spostando leggermente il campo di osservazione, volevo dirle che In questo periodo sto cercando di non reprimere le mie frustrazioni, facendo in modo di ragionare e trovare le cause a mente fredda, con l’uso della logica, ma non sempre ci riesco, come mai?

Perché, evidentemente, non è ancora perfetto! Quando avrà raggiunto questo obiettivo, prenoti una seratina con il Padreterno, fra un “tressette” ed una buona tazza di caffè! Non pretenda l’impossibile, per favore!

Oggi la sua capacità di sopportare i fastidi è enormemente aumentata. C’è sempre un punto di rottura, in ognuno di noi, solo che bisogna portarlo il più alto possibile. vi sono dei margini di sviluppo elevatissimi.

Come agisce, in tutto ciò, il carattere?

Come ho avuto modo, spesso, di dirle, più una persona è duttile e flessibile, più e facile smaltire i fastidi!

Scusi l’invadenza, ma lei, dopo una giornata trascorsa ad ascoltare l rabbia, l’insoddisfazione e , a volte, la disperazione degli altri, tornando a casa come si comporta?

Innanzitutto mi torna in mente un vecchio detto, in base al quale, la felicità è uno strano personaggio, perchè la si riconosce soltanto dalla sua fotografia al negativo! Infatti, quando avverto qualcosa che non “gira bene”, ripesco dalla memoria tutto ciò che mi ricorda il suo contrario: cioè l’equilibrato benessere. Allora, mi domando dove ho commesso errori (nella gestione del mio tempo e delle mie scelte) e come fare per risolvere o per compensare.

Comunque, durante la giornata cerco di praticare esercizio fisico, per scaricare le tossine (quando è possibile, escursioni in montagna e, spesso, delle “passeggiate” in bicicletta, a confronto con me stesso per cercare di capire come non smarrire il senso della vita).

Ad ogni modo quando, nonostante tutto, sono saturo, avverto i membri della mia famiglia che sono stanco, quindi mi isolo, e chiedo il rispetto dei miei spazi: in quelle condizioni, qualunque tipo di sollecitazione, anche quella gioiosa di un bambino, mi darebbe fastidio. Ovviamente, bisogna avere una famiglia che collabora, perché l’isolamento è una condizione da rispettare, per consentire lo smaltimento delle tossine psicologiche. Ci sono dei momenti che è bene allontanarti dagli altri per capirsi, per dare il tempo alla propria mente, di riequilibrare… per tornare al “sorriso”.

 

Se pensi alla strada che devi percorrere ti trovi tremendamente a disagio e la vita diventa troppo complicata. Se smetti di pensare e cominci invece a camminare, il tuo fardello si alleggerisce e inizi a intuire il tuo percorso, a scoprire una tua “visione” (Osho Rajneesh)

Bell’aforisma, complimenti. Ne prendo spunto per porle un’altra domanda. La mia parte neutrergica è meno sviluppata rispetto a quella affettiva e aggressiva o, meglio, non è qualitativamente buona; come faccio ad usare meglio questa la mia parte razionale e riflessiva?

Tenendola attiva con lo studio e con delle riflessioni corrette… e accorgendosi per tempo del suo grado di intossicazione, così da non lasciare che aggressività e affettività in conflitto sovrastino qualitativamente la neutrergia. La neutrergia sviluppata in ognuno di noi è quantitativamente di meno rispetto alle altre due, può solo gestirle a livello qualitativo.

Non riuscendo a soddisfare i miei bisogni primari temo di andare in confusione, per quello che sarà il mio futuro: è normale?

C’è da mettersi d’accordo sul perché non riesce a soddisfare i propri bisogni “di un certo rilievo”. l’importante è fare ogni giorno qualcosa per migliorare, di conseguenza noi possiamo soltanto avere vantaggi per la crescita continua, ecco il perché il voler bruciare le tappe, non ha alcun senso. questo tipo di strategia ti consentirebbe di raggiungere gli obiettivi in minor tempo: saprai gustarteli o ti metterai a rincorrere altri obiettivi, consumando la tua vita in una continua peregrinazione? Ecco perché invece di cercare arrivare prima è meglio imparare a godersi, fino in fondo, tutte le tappe intermedie. Come recitava Harrison Ford in una vecchia pubblicità automobilistica, “Non è importante quanta strada fai, ma come la fai!”

Ma, allora, a rischio di ripetermi, come mi comporto col mio stress?

Come sostiene Richard Bandler, “guru” della PNL: “Non vi diciamo che la vita senza stress è possibile, bensì che, di fronte alle inevitabili situazioni che generano tensione, voi potete migliorare enormemente la vostra resistenza e la vostra capacità di rispondere costruttivamente alle sfide della vita”. Ci incontriamo apposta per questo.

La mia strada sarà ancora lunga e difficile, vero?

I tibetani ritengono che, quando c’è una meta, anche il deserto diventa strada…

Secondo lei il vero rapporto tra tempo e vita come dovrebbe essere?

La definizione di tempo è definita come scansione continua che distingue il presente dal passato e dal futuro, mentre la vita costituisce il tempo che noi abbiamo a disposizione. È ovvio che non ci resta altro che imparare a utilizzare le nostre capacità, per il tempo a nostra disposizione. Mi viene in mente Luciano de Crescenzo quando dice: “ Molti cercano di allungare la vita, quando invece bisognerebbe allargarla”.

Possiamo concludere, simpaticamente, come sempre… grazie.

Grazie a lei, per le sue “belle” domande!

Voglio salutarla, leggendole un brano di Luciano de Crescenzo tratto dal libro “Il caffè sospeso” (Ed. Mondadori) dal titolo: “Scusi, posso sedermi sui bordi dell’Universo?”


 

Sulla rivista britannica “Nature” si legge che la Teoria della Relatività di Einstein sarebbe sbagliata. Non è vero, precisa l’astronomo Tom Shanks, che l’Universo è curvo e finito. È vero, al contrario, che si espande di continuo e che al di là dei suoi confini non c’è che il vuoto. Ebbene, perché si sappia: io e Albert non la pensiamo così.

Per capire chi ha ragione vediamo che cosa si sa a tutt’oggi dell’Universo. Secondo la maggioranza degli addetti ai lavori, quindici miliardi di anni fa ci sarebbe stata una grandissima botta, nota a tutti come Big Bang, e a seguito di questa esplosione tutta la materia esistente nell’Universo si sarebbe espansa fino a raggiungere la attuali dimensioni.

E fin qui siamo tutti d’accordo, Dove invece cominciano ad affiorare i primi dubbi è quando Einstein aggiunge che “l’Universo è finito e curvo”.

Esaminiamo un aggettivo per volta e cominciamo con la parola “finito”. Nel IV secolo a.C. un filosofo di nome Archita disse: “Se, come voi dite, l’Universo è finito, immaginiamo che debba avere un bordo e che io mi ci possa sedere sopra. Dopo di che vi chiederei: posso allungare un braccio? E dove va a finire questo braccio se l’Universo è finito?”. Passano 2400 anni e Einstein risponde: “Caro Archita, mi spiace doverle comunicare che il suo braccio, nel momento in cui lei arriva sul bordo dell’Universo, scompare. Eh già, perché al di là dell’Universo non c’è il vuoto, come lei crede, bensì il niente, e tra il vuoto e il niente la differenza è enorme”.

Il vuoto, infatti, ha in più del niente almeno le quattro dimensioni, e, precisamente, le tre relative allo spazio e la quarta relativa al tempo. Una stanza vuota, tanto per fare un esempio, ha sempre un’altezza, una larghezza e una profondità, e anche se dentro non c’è nessuno ha comunque il tempo che passa, laddove il niente, poveraccio, non ha nemmeno quello: né le dimensioni né il tempo. Lui non esiste e basta, come peraltro dice la parole stessa.

Domanda dell’uomo della strada: “Ma se parto in una direzione qualsiasi e continuo a viaggiare con un razzo fino a raggiungere i confini dell’Universo, una volta arrivato sul posta, che faccio? Mi fermo o proseguo?”.

Risposta di Einstein: “Giunto ai confini, non potrà fare più niente, in primo luogo perché sparisce, en in secondo luogo perché il tempo si ferma”.

Tutte le galassie sono in viaggio verso i confini dell’Universo. La loro velocità, man mano che si avvicinano ai bordi, aumentano sempre di più. Sennonché, ad ogni momento di velocità corrisponde un relativo rallentamento del tempo e una contemporanea contrazione della materia. Ragione per cui, quando si arriva alla velocità massima (quella della luce) il tempo si ferma e la materia scompare.

Detto in altre parole, il tempo è relativo alla velocità con cui ci si muove nello spazio (Teoria della Relatività) e più si va veloci, più il tempo rallenta. Quando si arriva alla velocità massima, non solo si fermano le lancette dell’orologio, ma sparisce anche l’orologio.

E ora passiamo al secondo concetto, quello di “curvo”. Come è possibile che l’Universo sia curvo? Einstein risponde. “Una persona dalla vista eccezionale, guardando dritto davanti a sé, dovrebbe poter vedere la propria nuca”.

In questo caso, il fatto difficile da capire è che quello che è inconcepibile in uno spazio a “n” dimensioni, diventa subito concepibile in uno spazio a n + 1 dimensioni (e a questo punto Albert aiutami tu, altrimenti mi perdo il lettore).

Supponiamo di essere tutti uomini a una sola dimensione. Ognuno di noi, in questo caso, non sarebbe altro che un trattino. Giancarlo Magalli, in quanto basso, sarebbe un trattino più corto. Pippo Baudo, in quanto alto, un trattino più lungo. Il nostro Universo, poi, sarebbe semplicemente una retta. A questo punto Baudo chiede a Magalli: “Giancarlo, ma, secondo te, l’universo è finito o infinito?”.

“E’ certamente infinito” risponde tranquillo Magalli. “Anche perché, se finisse, ci sarebbe comunque un prolungamento che lo renderebbe infinito”.

“Nossignore!” – interviene Einstein (anch’egli un trattino) -“la retta di cui parlate, cioè l’Universo, non è una retta ma una circonferenza. Se uno di di voi la percorresse per intero finirebbe col tornare al punto di partenza. L’Universo, quindi, non è infinito, ma finito, ed è finito proprio perché è curvo”.

“Una circonferenza?” – chiede stupito Baudo – “E che cos’è una circonferenza?”

E avrebbe ragione di chiederlo giacché lui, animale a una sola dimensione, non è capace di concepire una figura a due dimensioni come la circonferenza.

La stessa cosa accadrebbe se fossimo esseri a due dimensioni e vivessimo su un piano. In quel caso l’impossibilità del “curvo” e del “finito” nel piano, diventerebbe un fatto possibile nella terza dimensione, ovvero nella sfera.

E così di seguito, per estrapolazione, dobbiamo poterci immaginare una figura a quattro dimensioni (le tre di sempre più quella del tempo) dove sia concepibile un universo curvo e infinito.

Lo so, è difficile: siamo animali a tre dimensioni e uno spazio a quattro non riusciamo proprio immaginarcelo. Al massimo potremmo dire: “Se lo ha detto Einstein gli crediamo sulla parola”.

 

G. M. – Medico Psicoterapeuta (giugno 2002)

Si ringrazia Giuseppe Dattis per la formulazione delle domande e Adelina Gentile per la collaborazione nella stesura del dattiloscritto.

Print Friendly, PDF & Email