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Workshop presentato presso il “6éme Congrès Européen de Psychopathologie de l’Enfance et de l’Adolescence. Nouvelles normalités Nouvelles pathologies Nouvelles pratiques”.

Bologna, 5 maggio, 2011.

Abstract. The report describes a pilot project of motor activity known as “Mind-Sport”, designed as a multidisciplinary intervention on the network. The project of the course was to perform motion exercises preparatory to athletics, which effectively serves to increase awareness of your body (perception of body image and self body). Stimulating the sense of its limits and potential, the reflection on emotional states, through processes of mentalization, factors therapeutic and experiences that take place in group dynamics. Keywords: body, body schema, physical activity, adolescence

Riassunto– Il lavoro descrive un progetto-pilota di attività motoria denominato “Sportiva-mente”, realizzato come intervento multidisciplinare in rete. Il progetto è nato con l’obiettivo di prendere in carico e riabilitare l’adolescente istituzionalizzato con disagio psichico. L’intento del corso è stato di svolgere esercizi motori propedeutici all’atletica leggera, utili ad aumentare la consapevolezza del proprio corpo (percezione dello schema corporeo e del sé corporeo). Stimolando sia il senso del proprio limite e delle potenzialità, sia la riflessione sugli stati emotivi, attraverso processi di mentalizzazione dei vissuti e i fattori terapeutici che si realizzano nelle dinamiche di gruppo. Parole chiave: corpo, schema corporeo, attività fisica, adolescenza.Introduzione

Il lavoro che presenterò è stato pensato e condotto personalmente in collaborazione con il Centro Diurno Adolescenti di un Ospedale psichiatrico di Verona. Esso si propone esemplificativo per ulteriori sviluppi e tuttavia risente del fatto che è un lavoro in fieri.

Lo scopo del progetto è stato di ideare un corso di attività motoria, che possa essere utilizzato nel trattamento adiuvante per i problemi di salute mentale (Scully, Kremer, Meade, Graham, e Dudgeon, 1998), il miglioramento dell’immagine di sé (Rosenthal e Beutall, 1981) e dell’autostima (Faulkner e Sparkes, 1999), anche in un’ottica di prevenzione della sindrome dismetabolica (obesità centrale, ipertensione, iperlipidemia, iperglicemia e resistenza all’insulina) in soggetti che assumono psicofarmaci (Usher et al. 2006).Background teorico

Lavorare sulla motricità con gli adolescenti rivela la ricchezza del linguaggio del loro corpo, il quale dietro la spinta pulsionale dell’Es, comunica ciò che non ha una rappresentazione linguistica (Giaconia, 2009).

In particolare, negli adolescenti con una grave patologia psichica, la perdita della percezione dei propri confini porta all’esperienza di essere depredato e invaso dall’estraneità, il corpo diviene allora fonte nostalgica di un dialogo sospeso e congelato fra soma e mondo.

Il corpo Leib (corpo vivente) intenzionale ed aperto nell’intersoggettività (Husserl, 1931), diviene privo di senso, si disarticola dalle componenti spazio-temporali e affettive; depauperandosi della storicità personale e dell’ambiente. Il corpo-soggetto giungendo ad una scissione con l’Io, diviene corpo Körper (corpo oggetto), disperdendosi come cosa tra gli altri oggetti, oppure diviene fonte dispercettiva in cui si mineralizza, diventando di legno, o di pietra come scrive Resnik (2001).

Recuperare gli affetti e le metamorfosi del corpo, attraverso un corso di attività motoria, laddove il breakdown evolutivo (Laufer e Laufer 1986), l’esperienza depressiva o il tentativo di suicidio, sembrano averli cancellati, potrebbe essere un tentativo di ripristinare l’articolazione tra corpo Körper e corpo Leib in un’unica unità.

Già Freud (1890) cominciò ad occuparsi della relazione psiche-soma, in occasione dei primi studi sull’isteria; identificando che gli stati psichici si rivelano attraverso il flusso del movimento, che può essere trattenuto nella tensione muscolare o essere libero nelle posture, nelle espressioni del viso, ecc..

Tale descrizione sembra far riferimento agli schemi corporei (attività sensoriale-mentale-motoria,) che si realizzano dalla fusione consapevole dell’immagine corporea (coordinamento sensoriale) con l’immagine motoria (coordinamento mentale del gesto da compiere) (Virgili, Presutti, 2005) e percepibile come una sensazione di perfetta unione con il “corps-propre” (Merleau-Ponty, 1945). In questo contesto lo schema corporeo si identifica con l’esperienza del corpo al mondo, un modo di esperire che “il mio corpo è al mondo” (ivi).

Il primo “mondo” conosciuto dal bambino è il corpo della madre. Winnicott nella formazione di un “corpo proprio” parla del “processo di insediamento della psiche nel corpo“, in cui il contenimento e le percezioni corporee, facilitano la formazione e l’integrazione di un’immagine corporea.

Nell’anoressia, invece, sembra esistere solo un Körper-cosa. “L’anoressia può essere pensata come la conseguenza di un oggetto primario narcisistico, di cui non è stato possibile fare il lutto e che continua ad essere nel corpo del soggetto stesso(…) provocando una spaccatura della psiche che contiene, l’oggetto idealizzato da una parte (da cui tutte le attenzioni e le cure per il corpo idealizzato) e dall’altra, il corpo che accoglie l’oggetto melanconico e che deve essere annientato” (Costantini, 2009).

Attraverso manipolazioni l’adolescente, tatua, incide, perfora il proprio corpo, in modo da padroneggiarlo, riappropriandosene e costruendosi un processo iniziatico. Sembrano agiti che hanno preso parola in un corpo vissuto come pericoloso, poiché si sottrae alla logica dell’onnipotenza infantile, rendendo ancor più traumatico“l’enigma del corpo sessuato, che nessun apprendistato anteriore può permettere di evitare” (Bria, 1999, p.29).Metodo

Il corso di attività motoria realizzato potrebbe essere pensato come un “contenitore” per una percezione consapevole e diversa del proprio corpo. Esso è stato impostato utilizzando esercizi propedeutici all’atletica leggera e facendo riferimento ai fattori terapeutici delle dinamiche di gruppo (coesione, comportamento imitativo, apprendimento interpersonale, ecc..) (Yalom, 1995).

Tra le limitazioni alla partecipazione c’erano le situazioni di gravi scompensi psicotici e i disturbi dell’alimentazione.

Ogni incontroè stato condotto presso un centro polisportivo, con un gruppo eterogeneo e aperto di 4-5 adolescenti, dove c’era la possibilità di usufruire della pista di atletica, per due ore alla settimana, da maggio ad agosto 2010. Oltre alla sottoscritta c’erano un operatore e un tirocinante, presenti per accompagnare gli adolescenti e interagire durante l’allenamento.

L’attività era basata sul “qui e ora“, non avevo accesso ad anamnesi o a colloqui, se non durante l’allenamento…e correndo, a volte conoscevo i ragazzi da precedenti ricoveri. 1) All’inizio di ogni incontro venivano registrati, su un “diario operativo” di ogni adolescente: la frequenza cardiaca e respiratoria e la pressione arteriosa. 2) Seguiva una fase di riscaldamento (corsa, esercizi di coordinazione, saltelli..) durante la quale valutavo le capacità motorie dei ragazzi e correggevo le posture.

Questi esercizi sono utili per il processo di affinamento/creazione degli schemi motori e si sviluppavano dagli apporti che i ragazzi proponevano (un’azione, un gioco..), integrando così schemi motori propri con le nuove acquisizioni, in una sorta di coinvolgente “creato e trovato” (Winnicott,1971).

4) Si realizzava la prestazione in gara (corsa, salto in lungo, salto in alto, ecc…). con registrazione dei tempi personali sul proprio “diario operativo” e confrontati con quelli precedenti. 5) Infine la fase di defaticamento favoriva la concentrazione sulle sensazioni corporee e la verbalizzazione dell’allenamento. 6) Alla dimissione di ogni ragazzo/a avveniva la restituzione del loro percorso motorio, in termini di impegno, potenzialità e collaborazione.

7) Con la conclusione del progetto-pilota Claudio è stato inserito in una società di atletica locale, che si è resa disponibile ad accoglierlo. L’affiancamento è avvenuto per circa due mesi, dapprima presentando Claudio all’allenatore, accompagnato da me e dal responsabile del Centro Diurno Adolescenti dell’Ospedale. Successivamente mi sono recata una volta ogni 15 giorni circa, per sentire come andava…

Infine, dal recente colloquio con lo psicologo dell’Ospedale, dove Claudio era stato ricoverato, ho saputo che continua a frequentare le altre attività del Centro Diurno Adolescenti come utente esterno, ed è riuscito a trovare un lavoro…

Prima vignetta clinica:

Claudio ha un’andatura è a volte rigida e a volte dinoccolata, porta i capelli rasati e indossa sempre un completo blu: sembra un soldato… Si impegna, però preferisce omogeneizzarsi al gruppo, fatica a rispondere o lo fa sottovoce. Pensando alla teoria di Winnicott per incoraggiarlo lo affianco nel salto e nella corsa e noto come le sue prestazioni migliorano; sembra proprio che Claudio abbia bisogno di un altro corpo in movimento per rispecchiarsi! Sono già due allenamenti in cui mi chiede:”cosa accadrebbe se non arrivasse nessuno?”. Dopo l’ultima supervisone clinica mi viene suggerito di dirgli che… “quello spazio e quel tempo è dedicato a loro e che io ci sarò comunque, anche se non dovesse venire nessuno”. Durante la fase di riscaldamento l’ho fatto interagire con delle ragazze e alcune di loro sono entrate in contatto col suo corpo. Ridendo, hanno cercando di farlo reagire , ma lui è una roccia e non si smuoveAlla fine degli esercizi, però, Claudio esclama quasi estasiato:”…questo… è il paradiso…”

Seconda vignetta clinica:“Oggi Carlotta appare è triste, perché l’ex moroso del suo paese ha saputo su facebook che lei, in passato, lo aveva tradito. Ora ha paura che al suo paese non la vogliano più. Emergono vissuti di morte e tematiche di separazione non elaborate… Le dico che nella vita ci sono anche le perdite delle persone care e, per quanto doloroso sia, sono in qualche modo da accettare.. Improvvisamente scoppia a piangere. Le consiglio di fare stretching sull’erba col tirocinante e di parlarne con lo psichiatra del reparto.La settimana successiva Carlotta mi dice che ha male alla caviglia, perché ha dormito in un letto non suo (è andata in permesso a casa di un suo amico)… La lascio riposare e fare stretching. Negli ultimi dieci minuti dell’allenamento però mi riferisce che non ha più dolore e vuole correre i 400 metri sotto la pioggia. La sento viva e sanamente adolescente…dopo la sua dimissione verrò a sapere che si è iscritta ad una palestra.”

Terza vignetta clinica:“Ester si presenta al suo primo allenamento con pantacollant argentati, catenine al collo, è assopita per effetto dei farmaci. E’ sempre in coppia con Giulia, dalla quale sembra non volersi mai separare e verso la quale dimostra degli aspetti imitativi. La coinvolgo a svolgere qualche esercizio… Verso la fine dell’allenamento le restituisco la mia sensazione, che mentre si allena i suoi occhi si illuminano e sembra felice; di questo aspetto Ester sembra non esserne consapevole, mi guarda e sorride come una piccola bambola di porcellana.. Tra le mie note scrivo: continuare il rispecchiamento emotivo”.

Quarta vignetta clinica:

“Andrea è il primo giorno che viene ad allenarsi, appare rallentato per effetto dei farmaci e cammina come avesse un giogo sulle spalle. Fino a qualche anno fa era iscritto ad agraria, praticava calcio e basket, poi però non è più riuscito ad andare avanti (…). È perplesso quando gli chiedo come sta, o se gli esercizi sono molto pesanti: non riesce ad esprimere quello che ha dentro. Improvvisamente si ferma e ritorna indietro calpestando le linee della pista di atletica, poi, senza guardarmi, accenna: “Ho dei rituali..”. Gli rispondo che..” in questo corso ognuno si allena secondo le proprie potenzialità, risorse e… come si sente”Formiamo due batterie di ragazzi/e e ci posizioniamo sulla partenza dei 100 metri. Al via Andrea scatta con una smorfia di grinta, che mi sorprende, sembra aver dimenticato tutta la rigidità e l’inespressività del suo corpo, che invece balza e arriva in 16 secondi e 78 centesimi. Col tempo Andrea mostrerà sempre meno la necessità di rispettare i propri rituali”.Conclusioni

Questo progetto, pur proponendosi come un piccolo tentativo di lavorare con gli adolescenti, ha avuto alcuni risultati che mi sembrano importanti. Gli esercizi sono serviti a migliorare l’esecuzione del movimento o del gesto atletico, rendendolo più fluido ed elastico, questo coincide, a mio avviso, con una miglior integrazione e percezione del vissuto e della rappresentazione del proprio corpo. In particolare, la possibilità di svago, di sfogo e di interazione ludica e di competizione con gli altri ragazzi, in un contesto di normale vita quotidiana, ha aiutato alcuni di essi a ridurre i propri rituali e il disagio psichico. Per quasi tutti gli adolescenti, invece, ho notato l’utilità di avere un coach di riferimento che li accompagnasse personalmente, rispecchiandoli nel movimento e nell’entrare in contatto con le proprie emozioni. La restituzione finale del proprio percorso ha permesso a tutti i ragazzi di riscoprirsi con potenzialità e risorse, stimolando alcuni di essi a proseguire l’attività motoria anche dopo l’esperienza di ricovero ospedaliero.

Le personali conoscenze in materia di sport, il mio controtransfert, il mio lavoro personale e le supervisioni cliniche del mio gruppo sono stati gli strumenti clinici.

Eventuali riproposte del seguente progetto-pilota potrebbero prevedere la somministrazione di alcuni questionari (l’International Physical Activity. Questionnaire, sottoforma di diario; il Body Uneasiness Test, il test di autostima di Rosenberg) e la valutazione degli esami ematochimici per la prevenzione delle malattie dismetaboliche (glicemia,trigliceridi, colesterolo), utili per vagliare scientificamente i risultati.Riferimenti bibliografici

Bria, P., Rinaldi, L. (1999). Corpo e mente in adolescenza. Milano. Franco Angeli.

Freud, S. (1890). Trattamento psichico (trattamento dell’anima). O.S.F., 1. Torino. Boringhieri.

Giaconia, G. (1988). Adolescenza: mutamenti e patologia. In Semi, A.A. (a cura di). Trattato di Psicoanalisi. Vol. II. Milano: Raffaello Cortina Editore.

Husserl, E. (1931). Meditazioni cartesiane. Milano. Bompiani.

Usher, K., Foster, K. & Park, T. (2006). The metabolic syndrome and schizophrenia: The latest evidence and nursing guidelines for management. Journal of Psychiatric and Mental Health Nursing13 (6), 730-734.

Rosenthal, M. M., & Beutall, N. J. (1981). Movement and body-image: A preliminary study. Perceptual and Motor Skills53, 758.

Faulkner, G., & Sparkes, A. (1999). Exercise as a therapy for schizophrenia: An ethnographic study. Journal of Sport and Exercise Psychology21, 52-69.

Scully, D., Kremer, J., Meade, M. M., Graham, R., & Dudgeon, K. (1998). Physical exercise and psychological well being: A critical review. British Journal of Sports Medicine32(2), 111-120. doi:10.1136/bjsm.32.2.111

Costantini, M. V. (2009). Corpo e affetti nel funzionamento psichico anoressico. Ciclo di seminari. Il corpo, lo psichico: la trama affettiva del sé e le sue interruzioni nel corpo. Padova. Centro Veneto di psicoanalisi “Giorgio Sacerdoti”.

Resnik, S. (2001). Le glaciazioni. Viaggio nel mondo della follia. Torino. Bollati Boringhieri.

Laufer M., Laufer ME., Adolescence et Ropture du Development (1986). PUF, Parigi, Fil. Rouge, 1 vol. Adolescenza e breakdown evolutivo. Tr. it., Boringhieri, Torino 1989.

Merleau-Ponty M. (1975). Phénoménologie de la perception. Paris. Librairie Gallimard.

Yalom Irivin, D. (1995). Teoria e pratica della psicoterapia di gruppo. Quarta edizione. Torino. Bollati Boringhieri.

Virgili F., Presutti F. (2005). Scienze motorie e sportive. Milano. Edizioni Atlas.

Winnicott, D.W., (1971). Playing and Reality. London: Tavistock. Trad. it. 1974. Gioco e realtà. Roma. Armando Editori.A cura della dott.ssa Antonietta di Renzo

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