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Giro giro tondo.


Pensieri degli anni difficili


Immagino quel giorno, lo attendo con ansia e un po’ di timore. Assorbo senza accorgermene tutto quanto passa dal canale virtuale e provo, sforzandomi, a capire cosa si avverte quando il dolore del sentirsi diversi determina una crepa davanti.

Fra poco è Natale.

Abbasso le luci, spengo i rumori. Sempre più spesso ormai accade in me. Sarà forse il tanto atteso silenzio che sopraggiunge a separarmi da una fetta di mondo, quella che proprio non voglio vedere. E mi chiedo quanto sia giusto.

Tu, con dolcezza mi guardi, cercando di raggiungermi provando a trattenere, ma non per forzarmi. Lo sento, lo so, solo per impedire che questo vuoto intorno mi avvolga completamente creando una barriera. Ma… io sempre meno riesco a parlare.

Le forme di comunicazione. Con gli occhi luccicanti nel bagliore della notte mi immergo completamente in chi mi sta accanto. Provo a trasmettere quello che è stato nel tempo lontano.

Apro gli occhi. Le 5.30, ancora presto. La pioggia mi sveglia battendo sui vetri dei sogni, che questa notte hanno vissuto di intensità e profondità, apparentemente staccati dalla serata appena trascorsa. Ma…

Li richiudo solo un momento e, come se il tempo non fosse passato se non che in un sol istante, improvvisamente il giorno si accende esplodendo di schiamazzi di strada.

L’alleanza del sonno. Meccanismo affascinante, forse di difesa dai rumori del mondo all’esterno.

Ancora piena di notte riaffacciano alla mia mente le presenze del buio. Tutto formalmente “normale”, un veloce ed amico caffè, la finestra, sempre quella, magica pur essendo uguale.

L’odore bruciato scocca una freccia nella memoria. Proiettata nei campi di terra o forse di fango, il buio sovrasta sulle ansie quasi materializzate che prendono forma dall’espressione tesa dei nostri visi. Proviamo ad entrare. Onde di sentimenti travolgono le spiagge dei nostri pensieri affollati dalla giornata trascorsa, una come tante, passata senza troppe pretese e forse anche un po’ colorata dal rosso del Natale imminente. Chi lo avrebbe mai pensato! Diverso immaginare una triste realtà, raccontata o vista ad ogni mattino sfuggente e viverla all’interno.

Un brivido e un senso di colpa.

Le parole a fatica vengono fuori, quasi tirate all’estremo.

Intorno e vicini scrutiamo nel cielo della notte che arriva. Gli odori, i rumori, cerchiamo i silenzi. Uno ad uno veniamo prepotentemente e dolcemente catturati dalla voce del bisogno, dalla curiosità della tenera età, dalla voglia di sentirsi abbracciati.

Mi guardo intorno.

Realtà impensabile, eppure è lì che vive fra le giornate sfuggenti di tutti noi che, troppo presi dalle esigenze del nostro tempo, passiamo distratti.

La genuinità dell’infanzia, la magia del gioco, frantumano la tensione creata. Ci ritroviamo sorridenti, trascinati dalla sfrenata vivacità, l’uno nelle mani dell’altro, in tondo, saltellando, canticchiando. Le nostre voci al cielo diventano una. Chi lo avrebbe mai detto!

Fra poco è Natale.

Che possa essere migliore dell’anno appena passato, fra le tempeste dell’anima, le forze crudeli della Natura, la mano maldestra talvolta dell’uomo.

Che il senso tanto cercato possa trovare la pace nelle opportunità che nascono dalle difficoltà, che non tutti vediamo, ma solo chi, esperto della voce dell’anima, ne fa il tesoro suo proprio.

Che la voce della coscienza una volta per tutte metta fine alle assurdità di cui tutti, prima o poi, veniamo investiti.

Che le mani si possano tendere incontrandosi in un gioco fatato, allacciandosi l’una nell’altra in una catena infinita.

Giro giro tondo…

Buon Natale a tutti, Fernanda

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