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L’illustre bancario bibliofilo.

 


Abituarsi alla diversità dei normali è più difficile che abituarsi alla diversità dei diversi” .(da Prima persona, brevi racconti del 2003)  

Soavemente, gli addentellati con Pontiggia (dalla obbligata scelta economica di sopravvivenza alla laurea in lettere fino alla manìa libresca), si sono sovrapposti e susseguiti man man che facevo la sua conoscenza, fino al punto di arrivare a considerarlo un sicuro riferimento letterario ma anche umano.

Pontiggia l’ho scoperto tardi, quando ormai ero già iscritto all’università ma ciò non mi ha impedito di andare a ritroso nella sua esperienza di scrittore e critico letterario e di scoprire una personalità spiccatissima di autore.

Non ricordo quale grande scrittore disse che si fidava solo dei critici che esibivano una “corposa pinguedine”, segnale questo, di un indubbio e costruttivo stazionamento sui tavoli da studio.

E in Pontiggia questo elemento era molto visibile.

Ma, chiaramente, il segno più luminoso che emetteva il corpo di Pontiggia proveniva dallo sguardo. Lo sguardo profondo e un po’ sghembo di un uomo saggio che nella vita, con una applicazione e uno studio quasi maniacali, aveva imparato a smantellare e rimontare in altre maniere, tutte sue, le facili sentenze espressive o le ovvietà più banali del linguaggio quotidiano.

Da anni ormai, la prima domenica di ogni mese, saccheggiavo sitibondo le sue riflessioni sull’inserto culturale de “Il Sole24Ore” e nei suoi spunti trovavo sempre il rovesciamento del sentire comune, lo smantellamento dei significati tradizionali della lingua.

Una voce indubbiamente singolare che negli spiazzanti aforismi e nelle battute epigrammatiche metteva a nudo ambiguità e paradossi del parlato quotidiano.

Tra tanti maìtre à penser che saturano i teleschermi e le pagine dei giornali con le loro riflessioni Pontiggia, diversamente e con una dedizione sacerdotale, aveva volutamente costruito il suo speculum mundi dal quale fare rimbalzare le mille ovvietà e stupidaggini dialettiche che vengono ammantate di saggezza incomparabile.

Era un cecchino della banalità e dei luoghi comuni ma senza spocchia alcuna.

Anzi, il suo lato più evidente e gratuito era proprio l’umanità.

La scelta della letteratura come grimaldello interpretativo della realtà non lo aveva condotto ad una altèra e aristocratica condizione di designato. Piuttosto, proprio le sue esperienze personali, soprattutto quelle più tragiche, hanno rappresentato il solido puntello umano delle sue opere narrative.

L’impianto narrativo di ” Nati due volte” ha la stessa valenza conoscitiva di un corso accademico sul mondo dell’handicap.

Oppure,ciò che viene a galla da “Il giocatore invisibile”, è il ritratto veemente di un mondo universitario in cui gli odi e le miserie umane di chi dovrebbe formare le coscienze future fanno da padrone rispetto ad altri sentimenti più edificanti.

Eppure il testo non era il riflesso integrale della azione poetica dell’autore o, ancor di più, dell’autore stesso.

I testi, nella visione di Pontiggia, sono sì ossigenati dallo scrittore ma non posseduti, tesi questa ben espressa nella introduzione ad “Horcinus Orca” di Stefano D’Arrigo:” nessuna ambizione è più tenace e temeraria di quella dell’artista, che, anziché “esprimere se stesso”, come vorrebbero i più, tende a una meta infinitamente più importante: aggiungere vita alla vita,scoprire mondi che sfuggono alle possibilità di previsione e di controllo, labirinti in cui Dedalo si ritrova e si perde”.

(allego un elaborato prodotto su un articolo di Pontiggia (“Sull’acquisto dei libri”) durante un laboratorio di scrittura della ssis)

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Sull’acquisto dei libri

1)Non acquistare i libri per leggerli questa sera. Ma acquista solo quei libri che, anche questa sera, avresti voglia di sfogliare. A volte ho acquistato libri pensando che in futuro mi avrebbero interessato. E me ne sono pentito. Da allora penso sempre alla ipotesi della sera.


2)Fidati degli aspetti cosiddetti superficiali: la copertina, la grafica, l’impaginazione, il titolo. Parlano come certe etichette sobrie di vini nobili. Mi è accaduto, seguendo le apparenze, di scegliere al buio e di scoprire per questa via autori, libri, editori. Sono solo i superficiali, diceva Wilde, che non si fidano della prima impressione.

3)Tra un libro di Einstein e un libro su Einstein scegli il primo. C’è più da imparare dalla oscurità di un maestro che dalla chiarezza di un discepolo. Gli scopritori di continenti hanno disegnato contorni sempre imprecisi delle coste, che oggi qualsiasi agenzia turistica è in grado di correggere. Preferisco chi ha scoperto i continenti.

4)Se un libro di attira veramente, non badare al prezzo. È il modo più sicuro di fare debiti, ma anche per evitare le recriminazioni di una vita. Il rammarico per un acquisto sbagliato è niente in confronto all’angoscia per un acquisto mancato.

5)Rinvia i propositi di moderazione alla chiusura di ogni mostra, asta, e occasioni simili, così come i propositi di dieta alla fine di ogni pranzo. E parti da un progetto di spesa più elevato del ragionevole, così avrai la sensazione di aver risparmiato.

6)Non indugiare nell’acquistare i libri che ti interessano. Ogni bibliomane sa che proprio quei libri ti vengono sottratti, mentre guardi altrove, da mani occulte e rapaci, che l’edizione nel frattempo si è esaurita e sarà difficile trovarne una copia anche in antiquariato.

7)Fidati del risvolto di copertina. Quanti sono i libri che non ho preso dopo averlo letto.

8)Scegli quei libri che farai vedere a un altro come te, perché possa condividere il tuo piacere o provare una tonificante invidia. Queste fantasie non si realizzano quasi mai, ma orientano spesso le scelte dei bibliomani.

9)Quando il prezzo ti turba, pensa alla parola magica, alibi di tutti gli affari irreali: investimento.

10)Quello che Forster auspicava per i personaggi dei romanzi, l’espansione, pensalo per la tua biblioteca.

Da Giuseppe Pontiggia, Le sabbie immobili, Il Mulino, 1991.

ELABORATO

Il decalogo di Pontiggia mette in risalto tutte le procedure, gli accorgimenti, i consigli, i suggerimenti che precedono, accompagnano (e a volte seguono) l’acquisto dei libri.

Il soggetto che agisce è il bibliomane, l’invasato dei libri, colui che nei confronti e nel possesso del libro sperimenta uno dei massimi piaceri derivanti dalla vita.

Le varie strategie perseguite fanno magicamente trasformare l’acquisto in conquista, una appropriazione che si realizza appunto mettendo in atto una serie di azioni che, più che essere dettate da principi razionali, trovano ragion d’essere in un universo di sensazioni visive, percezioni, suggestioni tattili, difficilmente comprensibili se non si fa riferimento ad una scelta dettata dal caso.

Gli imperativi categorici e le esortazioni che aprono ogni punto obbediscono ad una disciplina di stampo religioso, sacrale, un ordine cultuale che si dispiega avendo come fine ultimo il possesso, il dominio, l’uso del libro che rimanda conseguenzialmente a colui che lo ha pensato e partorito.

In quest’ottica il libro diventa l’estensione di chi lo scrive, riaffermando l’autorevolezza dell’autore e facendo sì che non si àncori immobilmente al passato ma si proponga come guida al futuro, abbattendo ogni barriera economica, ogni debito monetario che possa sbarrare il passo a questa tensione ideale, a questo credito vitale che esso suscita.

Il libro parla tramite i suoi elementi costitutivi (la copertina, il titolo, ecc.), svelandosi e offrendosi ai suoi estimatori che fideisticamente lo scelgono come compagno della propria vita.

L’epilogo, infine, suggella una intuizione di un grande critico del ‘900, Forster, il quale, volendo rimarcare la grandezza degli autori letterari e dei loro personaggi, introduce il concetto di espansione, una nozione, cioè, che dilata i protagonisti, rimandandoli sempre a qualcosa in più rispetto a quel che sono.

Pontiggia estende questo principio alla biblioteca, intesa non come accumulo statico di libri ma come opera aperta, rimando circolare infinito e continuo, che probabilmente Eco avrebbe etichettato come “semiosi illimitata”.

Laboratorio di lettura

– Sostituisci il tema principale del testo (i libri) con un altro oggetto a te caro, applicando le stesse 10 regole.

– Raggruppa le 10 regole in aree semantiche omogenee, dando loro un titolo

– Individua nel testo le parole che sono pertinenti e specifiche dei libri.

Laboratorio di scrittura

– Scrivi i titoli dei libri che sei riuscito ad acquistare osservando le 10 regole del testo.

– Aggiungi, secondo il tuo gusto e criterio personale, un’altra o altre regole al testo.

– Descrivi una persona da te conosciuta che potrebbe essere l’autore di questo testo.

Libri e racconti da consultare:

– Auto da fè Elias Canetti

– La biblioteca di Babele J.L. Borges

– Il nome della rosa U. Eco

 

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