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L’istinto di sopravvivenza.


Pensieri degli anni difficili.

La forza nel dolore. Assisto, visibilmente turbata, all’orgoglio che accompagna la libertà delle scelte. Nonostante. Nessuna titubanza per aver permesso, anzi aiutato, la realizzazione di un progetto di vita, che la ha resa ricca ed intensa, anche se…troppo breve. È un grande gesto di amore incondizionato, come lo può solo quello di una madre. È vero, solo quello di una madre.

Fino a dove si può si va avanti, poi interviene la ragione.

L’istinto di sopravvivenza.

Giornate dominate dall’incredulità; mille sollecitazioni e suggerimenti arrivano da ogni parte ad invadere la mente, ad impedirle un respiro di linearità. Senza complicazioni. Utilizzo uno schema inconsueto ma a me noto, ben conosciuto, forse per non dare una risposta, con abilità.

La paura di perdere la cose conquistate, le parti di se stessi, i frammenti di vita che, tutti insieme, fanno un bel percorso.

Un pensiero profondo. Quante volte si può amare nella vita? Come lo si vorrebbe donare questo amore? Con rispetto, nello stesso modo con cui lo si vorrebbe ricevere. Solo questo.

Cos’è che ci trattiene? La paura di non poter più tornare indietro, il desiderio di ciò che non si possiede.

Vado avanti. Penso di aver percorso tanta strada, mi volto indietro ma vedo chiaramente il punto da cui sono partita. È lì vicino a me. Stanca come avessi corso tanto e a lungo, in realtà solo pochi passi.

La proporzionalità delle cose: tanto più il benessere tanto più il conflitto.

La capacità di sopravvivenza è legata in maniera naturale, al desiderio di rimanere aggrappati alle trame della vita. Un regalo, cui difficilmente si rinuncia, anche quando le condizioni intorno reclamano la pace.

L’essere umano? Una macchina preziosa! Progettato per sfruttare l’intuizione della sua mente, per annusare coi sensi la via meno complicata, per scivolare con facilità nella debolezza e risollevarsi velocemente aggrappandosi alla forza che trova origine nel dolore.

Così assistiamo, a volte senza nemmeno accorgerci, ai miracoli della Natura determinati dall’ingegno delle sue mani. E non possiamo far altro che obbedire.

Vola.

Aspetto l’alba senza muovermi. Poche parole mi accompagnano, come sempre. Non so se mai le ho avute oppure ho solo e sempre cercato di fidarmi di quello che ritorna.

A me.

Ripenso alla scintilla che alimenta un fuoco di dolore. Alla forza che si sprigiona, alla capacità infinita che nasce dalla disperazione, al momento di grande intensità.

Anche qui la verità sta nella ragione.

Una scelta, fra il toccare con le mani un fresco dolore oppure vivere in superficie, senza aver la possibilità di immergersi a succhiare ogni traccia di vita.

Mi fermo un momento, in questa frenetica corsa che mi porterà chissà dove. Un altalenarsi di gioie e dolori, messi insieme ed in fila, non sempre alternati, a fare la trama imprevedibile e mai scontata.

Dal dolore la forza. Dalla fatica l’equilibrio. Dalla necessità la sopravvivenza.

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Nei tornanti invasi dalle foglie gialle e pronte a cadere, nel cuore della sera più profonda, la serenità per aver ritrovato nella conversazione l’affetto di una volta. La certezza che sempre lo si possiede, ad alimentare la forza del nutrimento.

Di cosa abbiamo bisogno, solo ed in fondo?

Uno scricchiolio nei pensieri, una fitta di dolore esploso, una luce in lontananza. Comunque sia.

Fernanda

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