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Programmare o lasciarsi trasportare?


 

 

Pensieri degli anni difficili.

 

Ma non vorrà dire, forse, non affrontare? E il segreto dove sta?

Gioco d’anticipo…

Ascolto, fra i fruscio dell’aria che fa di tutto per intrufolarsi, un vecchio pezzo che corona la mia adolescenza e… mi emoziono.

Rincorro i pensieri e cerco di bloccarli ma, inevitabilmente, mi trovo incastrata nello stesso circolare. E mi chiedo: è un modo per distrarre la mente o è veramente il mio più grande desiderio in questo istante?

Sono ossessionata dalle ripetizioni e, per quanto il mio tempo è dedicato alla scoperta del nuovo e di quello che può essere, mi accorgo, con un po’ di delusione, che non riesco ad andare oltre e a dare e darmi più.

Cambiano le priorità e i tempi delle azioni. Il corpo segue l’andamento nuovo delle cose e miracolosamente si adatta. Fra le tante sollecitazioni che arrivano dall’esterno, provo ad assorbire quelle che direttamente fanno breccia e, soprattutto, in naturalezza. E con sorpresa mi ritrovo, come sempre, nella parte vitale degli eventi, quella che spiega e vuole spiegare il divenire delle cose, i meccanismi più affascinanti che, ingarbugliando un po’ i pensieri, li delineano nell’essenziale.

Guardo lontano o almeno ci provo e mi sforzo di immaginare come sarà. Lascio che le cose avvengano senza troppo essere sollecitate e sospinte, dolcemente vissute per arricchirsi di forme e sinuosità, calde da disegnare per meglio essere ricordate.

Una regola assoluta! Ma come è possibile pensare che un sentimento, impregnato delle più belle emozioni, si possa incastrare all’interno di un percorso prestabilito?

Per i sogni e i desideri.

Una notte, tutta al caso, dedicata solo a loro. Senza impegni o costrizioni, con i voli sulle stelle, dentro i mari da esplorare, immersi nel verde dei monti che circondano laghi e prati in fiore.

Provo. Faccio un salto, sfiorando per un istante la parte più alta del cielo e mi nutro di blu. Intraprendo una strada mai prima visitata. Mi guardo intorno e accolgo le sorprese che si frappongono nel cammino.

Una decisione immediata mi aiuta in questo istante di perplessità; riesco a vedere in lontananza, affidandomi solo al “senso”, filtrando tutti i dubbi ed i perchè ed abbracciando la novità che ne consegue.

Una nuvola oscura l’orizzonte, lasciandomi vedere l’oltre. Percepisco la sensazione dell’immenso, la distesa d’acqua innanzi a me si presenta maestosa ed imponente, mai come in questo tramonto inaspettato. Avanzo lentamente, tocco l’infinito, un po’ ne faccio parte.

Molto dell’istante. Vivo molto dell’istante, un veloce sguardo al futuro, col sorriso e promettente, raramente guardo dietro.

Lascio al caso, lascio andare. Apro gli occhi al giorno nuovo, respirando il profumo del tramonto, dondolando nell’aria densa e piena. Di mare.

Prima. Vado via sempre un attimo prima. Mi rattrista quell’istante in cui il sole lascia il posto alla luna. Un minuto indietro il cielo è sgombro, poco definito nei colori. Né luce arancio di tramonto, né stelle a brillar intorno. Vado via. Ma, così facendo, perdo il momento in cui il calore si immerge lentamente nella frescura dell’acqua.

Il futuro? Un mare diverso, più grande.

Mi siedo sulla riva e percepisco l’infinito, di fronte l’immenso col suo armonioso movimento.

Una prepotente sintonia si stabilisce fra di noi.

Rimango incantata dalla imponenza della bellezza che penetra, coinvolgendo e trascinando senza darmi la possibilità di scegliere. Non posso che non lasciarmi andare ed obbedire a questo richiamo che trasporta, pretendendo senza chiedere.

Lascio al caso, come sempre.

 

Fernanda

 

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