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…la capacità di affrontarla degli adulti… e il counselor.


Counseling

“Roma, 08-06-2011 (RAInews24)

L’anno scolastico va male, non viene ammesso all’esame finale e si butta sotto a un treno: David Bilardi, 18 anni a dicembre, questa mattina non è andato a scuola, ma ha aspettato il convoglio che, sulla tratta Ivrea-Aosta, passava a Hone-Bard alle 11.20.

Il giovane era molto scosso per il risultato scolastico all’Isitip di Verres, nella bassa Valle d’Aosta. “Mi è toccato avvisare i genitori – spiega il sindaco di Hone, Luigi Bertschy – una brutta telefonata. Questa mattina David ha sentito qualche amico. E’ una situazione straziante”.

Sul suo profilo Facebook David ha lasciato l’ultimo messaggio, le scuse a chi “ha fatto soffrire”, con una richiesta importante: chiede ad un’amica di mantenere aperta la sua pagina. Il ragazzo, anche se non aveva ancora compiuto i 18 anni, aveva già partecipato alla festa dei coscritti, fra i quali aveva molti amici, e giocava a calcio nella squadra del paese.

“Una famiglia tranquilla, con un fratello più grande – continua il sindaco – il papà un gran lavoratore, poche parole e molti fatti”.”

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=153588

https://www.lastradaweb.it/article.php3?id_article=4406

Queste storie sono storie a cui crediamo essere ormai abituati e le risposte forse difensive di fronte a notizie del genere sono “eh, oramai siete diventati delle ricotte! Cadete alla prima difficoltà… non sapete affrontare la vita… giovani che non hanno il senso del sacrificio, senza spina dorsale… avete tutto e non siete mai soddisfatti”… E’ vero… i giovani oggi sono sicuramente più fragili ma, sottolineare ciò che non và nei giovani, ciò che non c’è rispetto ai bei vecchi tempi, non offre strumenti di risposta a questi accadimenti… li nega. Oltre a sottolineare ciò che non và nei giovani, ciò che non hanno, cosa fa la società? È abitudine ormai parlare con il “non”: non c’è competenza, non c’è forza, non c’è volontà, non c’è costanza, non c’è impegno…

Si, ma oltre a questo mare di NON è possibile intravedere un qualcosa? Oltre al “non essere” è possibile definire un “essere”?

Forse è questo che manca ad oggi, a giovani in crescita e ad adulti che aiutano a crescere mentre crescono… il riconoscimento di qualcosa, della sostanza… che ognuno di noi ha. Il problema, la difficoltà, la sfida, la competenza sta nel rintracciarla.

David lascia il messaggio… nessuna rabbia, nessuna colpa… nessuna verso il mondo, tanta verso se stesso… chiede scusa… David ha amici… nell’analisi di alcuni professionisti potremmo rintracciare una rete di persone intensa… non si intravedono fattori di rischio… e allora: cosa c’è che non va? Cos’è che fa sì che bocciature, perdite di amici, perdita del partner portino a scelte incontrovertibili? In altre parole, da dove nasce e come si supera l’incapacità di fronteggiare gli eventi frustranti della vita?

Non vorrei sconvolgere nessuno riportando questa triste e sconcertante storia tra le storie di altri giovani che hanno scelto la morte per motivazioni che ad impatto sembrano assurde… . Vorrei solo ribadire l’importanza che stanno acquisendo oggi più di ieri determinate figure professionali: psicoterapeuti, counselor che si affacciano in ambiti di osservazione privilegiati per rintracciare i segni del disagio ma anche e soprattutto (e qui entra in gioco la competenza diversa) le risorse, le capacità di adulti e giovani di fronteggiare tale disagio: le scuole, le famiglie, i contesti protetti.

So che per pochi ancora la reazione di fronte a questa affermazione sarà ed è: “ora tutti pazzi siamo! Tutti che abbiamo bisogno dello psicologo! ma imparate ad affrontare la vita!” Certo… ogni essere umano cerca di imparare a stare al mondo, osservando e confrontandosi con gli adulti di riferimento:i nostri genitori, i messaggi che arrivano dai mass media, le istituzioni preposte all’insegnamento… ma, ad oggi, non basta. Anzi. Spesso questi parametri di confronto diventano il seme che fa crescere in alcuni emozioni angoscianti, sensi di inferiorità, ansia da prestazione, vissuti di fallimento…

Qui non si cerca il colpevole. Si cerca l’analisi e possibilmente, la soluzione. Qui si cerca quello il positivo e l’affermativo: quello che c’è e quello che si può fare con quello che c’è. In un mare di incertezze, crisi partitiche, fuga dei cervelli, omologazione, crisi economica, forte sviluppo di desideri, disgregazione sociale con conseguente scarso senso di appartenenza (dove appartenere non è “far parte”) la soluzione sta in chi, dopo anni di studio, riesce a far riflettere su ciò che c’è, su ciò che può essere potenziato, su ciò di cui non c’è bisogno per vivere… un professionista in controtendenza rispetto all’atteggiamento diffuso (non di tutti) del “non”…

Quanti e quali bisogni hanno i nostri alunni? E i nostri figli? E noi? Quali sono i fattori di rischio e quali quelli di protezione per le nuove generazioni? E come si orientano, si supportano e si sviluppano le risorse che con grande competenza un counselor rintraccia? E come si insegna alle persone a farlo da sé, per essere libere di scegliere?

Queste non sono domande da capricci infantili… e seppure l’infantilismo c’è allora dobbiamo chiederci: perché i giovani hanno paura di crescere? Perché si nascondo in ansie, fissazioni, depressioni, bloccando il loro processo di crescita? Perché hanno paura a fare il salto? Cosa pensano che ci sia dietro la porta che ha su la targhetta “mondo adulto”?

Questo fa un professionista: si interroga. Nessun pietismo e nessuno spirito da crocerossini: ricerca e studio dei problemi (ahimè) reali delle persone reali che popolano la nostra società.

Un professionista non li ignora, non cambia canale, cerca il modo per far sì che ognuno trovi la sua strada, ognuno riconosca le sue competenze e ognuno abbia il coraggio per vivere (perché ci vuole coraggio) accettandosi nei suoi limiti e nelle sue potenzialità. Sembrano concetti logici e scontati. Sono logici. Purtroppo non più così scontati.

“Date un pezzo di pane ad un uomo e lo avrete sfamato per un giorno. Insegnategli a pescare e lo avrete sfamato per tutta la vita”.

Dietro questa famosa citazione ci sta tutto il lavoro di docenti, medici, psicologi, genitori che hanno studiato per diventare counselor e che, con studio, dedizione, motivazione e fiducia offrono il loro lavoro a chi “ha fame”ma non sa come mangiare e cosa, a chi non conosce i mezzi per arrivare da qui a lì. Giovani e adulti che si confrontano con giovani e con adulti. Dietro questa citazione ci stanno tante tappe che oggi si fa fatica ad intraprendere e a superare da soli:

  • Capire di avere un bisogno;
  • Sviluppare un atteggiamento propositivo, attivo e consapevole rispetto a quel bisogno e apprendere la capacità di tollerare le frustrazioni;
  • Riconoscere le proprie competenze e mettersi nella predisposizione d’animo di scoprire e sperimentare quelle che ancora non si sa di avere;
  • Riconoscere l’importanza delle relazioni;
  • Definire un percorso per arrivare a quel bisogno: quali strategie, momenti di difficoltà, capacità , tempo, costi;
  • Affrontare gli insuccessi;
  • Godere dei traguardi raggiunti.

Spesso, le società del passato usavano etichettare e allontanare chi non ce la faceva. Il diverso, chi presentava dei problemi, delle difficoltà…veniva allontanato dalla città cosicchè inconsciamente le persone pensavano di aver allontanato e messo fuori da sé quelle parti proprie che gli facevano paura. Continuare a dire e sostenere l’incompetenza degli altri, l’incapacità di vivere degli altri, la grandezza e la giustizia della teoria darwiniana “solo i più forti sopravvivono”, non ha molto senso ad oggi. Una società che si rispetti riconosce il problema del singolo come proprio problema… e la verità è che questi “singoli” sono e siamo sempre di più.

Per capire quante sono e chi sono le persone che “vivono male”, persone che magari conosciamo, ottimi lavoratori, integrati ma con un malessere inespresso e invisibile agli occhi dei più basta scrivere su un motore di ricerca “difficoltà a vivere” per trovare la voce di chi, all’interno dei forum, dietro una schermata del computer e quindi in maniera anonima, sfoga le sue paure, la sua realtà, la sua difficoltà ad affrontare la vita… persone che hanno tentato il suicidio e si confrontano cercando affannatamente dei mezzi per restare a galla…

Ad oggi penso che sia giusto e doveroso da parte di tutti divulgare la presenza di figure professionali quale quella del counselor in grado di dare ascolto, sostegno, orientamento a chi ha voglia e bisogno di ritrovare la propria strada e, soprattutto, di godersi il viaggio.


Cosa offre il counseling: ambiti e professioni per affrontare il precariato sociale (Da “L’angoscia esistenziale e l’utilità del counseling“)

Career Counseling:

  • Aiutare le aziende nella gestione dei cambiamenti organizzativi (piani strategici, ricerca e sviluppo, razionalizzazione e organizzazione sostenibili
  • Ridurre i tempi di ricollocazione della persona, supportandola con successo nella ricerca di nuove opportunità professionali (attitudini a confronto con le esigenze del sociale, elaborazione curricula, aggiornamento su offerte di lavoro, business plan)

Counseling scolastico

  • Motivazione allo studio
  • Integrazione operativa scuola / lavoro finalizzata all’obiettivo realizzazione
  • Riduzione “dispersione” scolastica
  • Adattamento alle regole sociali
  • Etc.

Sollievo dal dolore sociale

  • Colloqui peer to peer
  • Counseling domiciliare
  • Counseling da strada (City angels)
  • Etc.

In ambito medico

(Maggiore empatia nel rapporto col paziente al momento della diagnosi, della prognosi e della terapia, etc.)

In ambito giurisprudenziale

(Separazioni, affido familiare, IVG per minorenni / maggiorenni, dipendenze, conciliazione, TSO, donazioni d’organi, medicina e psicologia del lavoro, etc.)

Neverland Scarl (Ente che si occupa, fra l’altro, di formazione per counselor in sviluppo e gestione delle risorse umane per il sollievo dal dolore sociale) ha creato una divisione “No profit” ed una ONLUS per offrire, a proprio carico (e quindi, a titolo gratuito) per i più bisognosi:

servizi di counseling psicologico;

ascolto telefonico;

assistenza e consulenza domiciliare per il sollievo dal dolore sociale (per chi è affetto da disturbi e patologie e per l’intero caregiver) al fine di collaborare per mantenere o recuperare la dignità personale, anche in situazioni difficili.

 

Conclusioni

Come già espresso in altri articoli sul counseling, nessuno può negare il valore del Counseling Empowerment, ossia la possibilità di imparare (grazie all’aiuto di un counselor) a gestire le proprie capacità per agire, sia sul piano strettamente personale, che di conseguenza, nella Società, come essere umani protagonisti e non spettatori della propria vita.

Quindi, per contrastare l’angoscia esistenziale e la paura del futuro, è suggeribile individuare scuole di formazione e/o singoli professionisti per saggiarne qualità e potenzialità, dopo aver verificato l’appartenenza a “circuiti nazionali o europei di riferimento”.

Chiuderei questo breve articolo con uno spezzone del meraviglioso film “La scuola”. Lo riporto perché da studentessa di counseling è questo che credo sia lo spirito giusto per essere cittadini onesti e integrati: noi non ci confrontiamo con gli Astariti… gli Astariti sono bravi ed è giusto che vadano avanti ma hanno già i mezzi per farcela e sono, purtroppo, la minoranza. Noi come società e come professionisti dobbiamo riconoscere e confrontarci con i Cardìni: non nascondersi dietro i successi di qualcuno per negare che esistono i problemi, ma guardare i problemi e cercare di risolverli, permettere ad ognuno di tirar fuori ciò che ha indipendentemente dalla condizione di partenza… non facendo del problema un problema ma un punto da cui partire, per andare avanti. E anche per questo… ci vuole coraggio.

 

Fonte: