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Musicoterapia e counseling.


Approfondimenti tecnici

Gli utilizzi della musica a scopo terapeutico possono essere diversi in base alla maggiore o minore predominanza dell’elemento sonoro-musicale. Secondo la distinzione proposta da K. Bruscia la musica può essere utilizzata come terapia oppure in terapia. Quando la musica è usata come terapia, la musica viene usata come stimolo primario o come mezzo di risposta per sollecitare direttamente l’attivazione sensoriale, emotiva, cognitiva e comportamentale del cliente. In questo caso l’enfasi viene posta sul cliente che si mette in relazione con la musica, mentre il terapista diventa una guida che ha il compito di facilitare tale relazione. Nella musica in terapia, la musica non viene utilizzata come unico o principale tramite relazionale, ma serve in questo caso, a facilitare il cambiamento all’interno di un’altra modalità d’intervento. L’enfasi viene posta sulla relazione che si sviluppa tra cliente (o gruppo) e terapista, e la musica serve a facilitare la relazione. Le attività in cui predomina l’elemento musicale sono prevalentemente svolte da musicisti, mentre le attività in cui a predominare è l’elemento relazionale sono prevalentemente svolte da medici, psicologi, o psicoterapeuti. Quindi, la musica al fine di produrre e stimolare il benessere personale, può entrare a far parte, come elemento secondario anche di altre forme di relazione d’aiuto, come ad esempio il counseling.


Ma quali elementi accomunano la musicoterapia al counseling?


Comunicazione

La musica può essere considerata una modalità di comunicazione e di espressione appartenente al sistema di comunicazione non verbale. Essa rimanda al “parlare materno” e costituisce una raffinata elaborazione simbolica delle voci e dei suoni che si ritrovano nelle prime forme di comunicazione che si realizzano nella diade madre-bambino.

Gli elementi formali che caratterizzano la comunicazione nei primi mesi di vita, ovvero altezza, intensità, timbro, ritmo e durata, sono gli stessi che qualificano l’espressione musicale, seppure articolati in raffinate costruzioni simboliche. Prima di percepire la musica da un punto di vista intellettivo, la sentiamo a livello emozionale: essa può commuoverci, donarci consolazione e sollievo, tranquillità, oppure può stimolarci all’attivazione. In alcuni casi può essere l’unico mezzo attraverso il quale riusciamo ad accedere alle nostre emozioni più profonde e a modulare i nostri stati d’animo. L’esperienza musicale quindi, è intimamente connessa alle nostre emozioni, e rievoca il vissuto intrauterino, poiché ogni essere umano è in grado di percepire i suoni ancora prima della nascita. Il feto è immerso in un bagno di suoni costituito da rumori intestinali e respiratori, voci esterne e rumori ambientali filtrati dal liquido amniotico e scanditi dal pulsare cardiaco.

Una delle funzioni primarie della musicoterapia è proprio quella di incoraggiare il contatto e migliorare la comunicazione. Turni, condivisione, interazione reciproca, intersoggettività ed espressione vocale/verbale emergono nella produzione musicale. I primi pattern di comunicazione, che si ritrovano nell’interazione madre-bambino, nei quali la tempistica costituisce un ingrediente essenziale nello sviluppo della comunicazione pre-verbale, si ritrovano nell’interazione musicoterapeutica . Tale interazione è possibile perché la musica fornisce una forma primordiale di comunicazione non verbale in cui il terapista usa gli elementi della musica (altezza, timbro, intensità, ritmo e durata) per creare un’intenzionalità, una condivisione di significati tramite lo sviluppo di un repertorio comune di eventi che hanno significato per terapista e cliente.

Emozioni

La musica è un linguaggio, con le inflessioni e le sfumature affettive del linguaggio, e può favorire l’espressione e la regolazione delle emozioni. Nell’uso di un semplice strumento musicale, i suoni possono rappresentare felicità, tristezza, rabbia, frustrazione o gioia. I musicoterapisti possono aiutare a prendere consapevolezza delle proprie emozioni, ad esternarle e a modularle. Infatti, una delle potenzialità della musicoterapia è quella di permettere anche alle emozioni negative e ai conflitti di emergere, offrendo un “filtro protettivo” rappresentato da strumenti musicali di facile manipolazione, che servono da intermediari nella comunicazione.

Musicoterapia e Counseling

Sia il Counselor che il che il musicoterapista hanno il compito di stimolare e di valorizzare i potenziali inespressi, con una posizione oggettiva, autorevole e priva di pregiudizi.

Il sostantivo counseling deriva dal verbo inglese to counsel, che risale, a sua volta, al verbo latino consulere, traducibile in “venire in aiuto”, “agire di comune accordo”.

La musicoterapia utilizza la musica come strumento di aiuto e come mezzo per trovare un “accordo” con l’altro.

Il lavoro del counselor e quello del musicoterapista hanno alcune aree di obiettivi in comune:

•  offrire appoggio e supporto nei disagi interpersonali o di realizzazione sociale.

• Migliorare le capacità di ascolto e di risposta

•  favorire la capacità delle persone di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace.

  • Stimolare la capacità di ascolto attivo
  • Migliorare la comunicazione
  •  Migliorare la gestione delle emozioni e le relazioni interpersonali
  • stimolare la motivazione e la valorizzazione delle risorse inespresse
  • Prevenire fenomeni a rischio quali bullismo, disturbi alimentari, utilizzo di sostanze stupefacenti
  • Costruire un clima di relazioni che favorisca la crescita personale e che impedisca l’insorgere di comportamenti che possono evolvere in senso antisociale.
  •  Prevenire forme di disagio dei giovani e degli adulti ( ad es: disturbi alimentari, abbandono scolastico, stati depressivi, dipendenza da alcool, fumo, droghe)

 


Francesca D’Andrea – musicista, musicoterapista, studentessa di counseling (I anno)

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