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Fin dalla “culla”.


Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità una persona su 150 soffre di disturbi riferibili al cosiddetto spettro autistico, dalle forme più gravi accompagnate da ritardo mentale, fino a quelle caratterizzate solo da difficoltà di relazione con gli altri. Di rado la diagnosi arriva prima dei due anni di età.


“La diagnosi precoce seguita da un intervento fin dai primi mesi di vita, potrebbe essere decisiva e permettere un recupero quasi totale di alcune funzioni comportamentali e ridurre i disturbi nella comunicazione”, spiega Maria Luisa Scattoni, ricercatrice all’Istituto Superiore di Sanità (Iss) la quale, dopo la laurea in Scienze biologiche all’università La Sapienza di Roma, Scattoni ha vissuto per tre anni a Bethesda, negli Stati Uniti, dove ha lavorato al National Institute of Mental Health. Vincitrice del premio per giovani ricercatori del ministero della Salute, è tornata in Italia da pochi mesi per partecipare a un gruppo di studio sull’autismo realizzato dall’Iss in collaborazione con l’Istituto di ricerca e cura a carattere scientifico Stella Maris di Pisa e l’ospedale Bambino Gesù di Roma.


“Registreremo le caratteristiche tecniche del pianto e i movimenti spontanei del neonato, con video e audio”, precisa la dott.ssa Scattoni.

I controlli avverranno alla nascita, a 1, a 3 e a 6 mesi, ma i piccoli continueranno a essere seguiti con test psicologici fino ai 2 anni. Sarà poi valutato con le stesse modalità un altro gruppo di neonati, fratelli di bambini autistici: “Non esistono studi sulle probabilità che il fratello di un autistico possa esserlo a sua volta” – spiega la ricercatrice – “ma ci sono forti ragioni per credere che altri componenti della famiglia presentino caratteristiche genetiche o disturbi comportamentali correlati allo spettro autistico“.

Da tempo si cercano geni responsabili della patologia (ne sono stati individuati finora una ventina); altre ricerche indagano (oltre che, ovviamente sul tipo di ambiente familiare in cui cresce il soggetto) sul possibile ruolo di agenti infettivi o tossici e su quello di alcuni farmaci; fattori che, associati alla base genetica, potrebbero scatenare i disturbi.

Fonti

Salute del Corriere della Sera del 24 ottobre, pag. 62.

www.edott.it 27 ottobre 2010

 


Giorgio Marchese – Medico Psicoterapeuta – docente di Psicologia fisiologica c/o la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico (SFPID) – ROMA