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Difficoltà nella comunicazione corretta e scarsa concentrazione.


 

È un dato di fatto che bambini e ragazzi dipendano sempre più dalla tecnologia che aumenta la capacità di sintesi (sviluppando nuove forme di comunicazione scritta e verbale “abbreviata” ) ma, inesorabilmente mina la fluidità del linguaggio e l’abilità espressiva e compromette, al tempo stesso, un buon uso della lingua italiana.  

I primi imputati sono Internet e i cellulari. Lo dimostrano i dati di una ricerca Eurispes condotta per Telefono Azzurro.

Quasi 6 bambini su 10 hanno in mano un telefonino, mentre solo il 3% dei ragazzi tra i 16 e i 18 anni non lo possiede. Quasi la metà dei ragazzi che frequentano le elementari e le medie navigano sul Web; tale percentuale sale all’84% tra gli adolescenti, che preferiscono il social network Facebook come strumento di comunicazione .

Per far fronte ai ragazzi sempre più “tecnologizzati” servirebbe una scuola più attrezzata, magari con lavagne multimediali (oggi ancora troppo poche nelle classi italiane) ma, soprattutto, un’adeguata disponibilità e preparazione, da parte dei docenti, a prendere in considerazione nuove forme di comunicazione in grado di ridurre il senso di scollamento avvertito fra il mondo reale (anche se virtuale) e quello della scuola (che propone modelli interessanti ma indietro rispetto a ciò che può suscitare interesse negli adolescenti).

Le conseguenze non sono positive: la qualità dell’italiano scritto e parlato è scaduta, in particolare per quanto riguarda il corretto uso di lessico, sintassi e grammatica. Inoltre, nonostante la tecnologia aiuti la capacità di sintesi e quella di attingere informazioni da più fonti, i ragazzi fanno sempre più fatica a concentrarsi, dal momento che aumenta in loro, la percezione di sentirsi inadeguati, senza la “scorciatoia” tecnologica

Fonti

  • www.edott.it

 


G. M. – Medico Psicoterapeuta

 

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