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Senza pregiudizi o troppi condizionamenti.


 

Pensieri degli anni difficili

 

Mi ritrovo nel giro di pochissimi mesi, due appena, sulla stessa pista di atterraggio. Improvvisamente ricordo quello che più aveva catturato la mia attenzione. E allora mi affaccio dal piccolo oblò a guardare con ansia.

 L’altro lato, quello bello, meglio si apprezza se guardi dal basso. Poi, se ti giri lentamente ed escludi il rumore del contorno, ti si riempiono gli occhi.

 Senza preoccuparmi del tono della voce raggiungo chi è avanti a me e provo a condividere questo istante. Una luce crepuscolare viaggia avvolgendo i luoghi e le persone. Cade lentamente la notte, depositandosi sui monumenti, sulle architetture dense che sorgono dalle rive entrambe, riempiendo gli spazi ed investendo di magia questa serata. Il dondolio si sente appena. È troppo forte l’emozione del percorso per poter essere disturbata dal fastidio. Giro su me stessa senza trovare pace. Ho cento occhi proiettati in tutte le direzioni, ognuno assetato di voler vedere, per poi passare la mano alla penna dei pensieri a trasmettere il piacere.

 Spesso mi soffermo ad assorbire quello che mi passa davanti, tutto ciò che cattura la mia sete di conoscenza. È vero! Traggo l’energia che mi sospinge dalla visione degli ambienti, dei paesaggi, dalla gente che cammina allegramente.

 L’atmosfera è giovanile e molto romantica. Ad ogni angolo un sorriso nei turisti, in chi vive questa città per il gusto di assaporare tutto ciò che le appartiene.

 Il rigore e la rigidità nella gente del luogo non si possono però ignorare. Chissà da dove nascono e perché. Ma poco importa in questi giorni, la poesia del contorno è talmente tanta che riesco spontaneamente a filtrare e a fare in modo che a me arrivi solo il meglio.

 Questa è una vacanza! Voglio stuzzicare la mia curiosità e prendere quanto più posso per conservarlo poi nella memoria dei miei ricordi più belli.

 Credo che le cose della vita, e vale per tutti gli aspetti, vadano osservate da ogni angolazione. Mi piace avanzare a 360°, girando su me stessa e cogliendo quanto più è possibile. D’altronde un “sano scetticismo” accompagna sempre la mia persona, altrimenti non potrei riuscire in quella che è la mia professione. Ma…, ho la capacità di saper discriminare, scegliere, quello che deve arrivare a me in alcune circostanze. E così colgo il lato, quello bello, dai viaggi e dal contatto con la gente.

 Un quartiere studentesco, vicoli a circoscrivere piazzette che spuntano ad ogni angolo. Ogni volta è un piacere trovare la panchina, quella giusta, a cercare nell’intorno il profumo.

 Rimango immobile, aspettando ciò che torna indietro, a me.

 Il caldo un po’ eccessivo in questi giorni rallenta i movimenti. La frescura in una piazza situata ai piedi di una struttura magistrale, che vorrebbe incutere il timore del rigore, ma è talmente bella che ti suggerisce libertà. Arrivo al centro e, condividendo l’acqua insieme alla gente che mi sta accanto, trascorro dei minuti, del tempo in totale serenità.

 Con me stessa.

 In questa strana estate porto sempre con me i due estremi degli stati d’animo. La più bella percezione e il dolore, quello vero.

 Il cielo del tramonto fa di tutto per entrarti dentro l’animo. Lo si vede fra i tetti di queste architetture che meritano un momento, dietro le torri della cattedrale che ricorda la favola più bella, che avvolge un grattacielo di ferro che mai avrei immaginato. Quando la luce del giorno lascia il posto alle stelle della notte e tutto assume una magia diversa. Si illumina e brilla ad intermittenza. Passiamo quasi sotto.

 A volte mi ritrovo col sorriso del benessere stampato sul viso e mi sembra di avere pochi anni. Quelli che guidano la spensieratezza e sono ricchi di entusiasmo per tutto ciò che è nuovo e che vuole essere trattenuto.

 Mi piace uscire dalle viscere della strada e farmi investire dalla maestosità di quello che sovrasta. Quest’oggi il buon umore è pieno in me. Mi voglio divertire.

La ricchezza dei particolari è talmente abbondante che diventa necessario non solo osservare più a lungo, ma anche più e più volte. La poesia della teatralità entra in me e, senza curarmi della gente intorno, mi libero svolazzando in un qualcosa che non mi appartiene. L’ilarità è generale. Si dona il buon umore per il piacere di ricevere un sorriso. Solo questo.

 Poche ore, le ultime da trascorrere. Domani mi ritroverò nuovamente su quella pista che non finirà mai di sorprendermi. Da dove saranno arrivati e, soprattutto, dove pensano di andare?

 Questa la voglio dedicare a tutti quelli che vedono il lato, quello bello, e a tutti quelli che vogliono imparare a cercarlo.

 

Parigi, 17-23 Agosto 2010

 

Fernanda

 

 

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