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Nessuno spazio per i se, i ma, i però…



Bella frase, forte, decisa, categorica!

Lascia intendere grande sicurezza e altrettanta volontà; nessuno spazio per i se, ma, però… per gli orpelli della comunicazione verbale, quell’esercito di impedimenti ad un discorso serio e proficuo all’insegna di uno scopo chiaro e preciso: il raggiungimento di un obiettivo.

In varie forme, continuamente, trasmettiamo messaggi, idee, intenzioni più o meno consapevoli al nostro mondo esterno, individuale e collettivo.

Spesso la mancanza di un’identità correttamente e adeguatamente sviluppata rende difficili e “probabili” i nostri rapporti, o meglio, tentativi di rapporti.

Relazioni, approcci timidi o aggressivi, passivi o troppo attivi, carichi di poca affettività positiva o esagerato entusiasmo (aggressività positiva).

Siamo incerti, sul fare, dire, il come, quando, invasi da energia indistinta a scapito di quella neutrergia che attiva e mette la mente in condizioni di processare pensieri corretti su basi di verità e realtà con verifica di logica, creando quell’equilibrio psicofisico, quell’armonia che sa di melodia da “pifferaio magico”.

Ogni cosa torna al suo posto, come i pezzi di una scacchiera sapientemente ordinata, ogni pedina ha un ruolo ben preciso e insieme concorrono alla riuscita di un comune ed unico progetto:

VINCERE!

Su se stessi, in una sana competizione al servizio del nostro benessere.

Studiare, comprendere, imparare, elaborare strategie nuove, diverse, corrette, e verificare con la logica, fedele amica, la veridicità e l’utilità del nostro operato, da psichico a fisico.

Conoscersi significa sapere del solo, vero, grande avversario della nostra vita: noi stessi, il proprio sé; limiti, idee preconcette, apprendimenti sbagliati, bisogni necessari incautamente lasciati insoddisfatti, abitudini scorrette, ciò che dà armonia o la distrugge, la nostra personale soggettiva capacità di star bene e male.

La vita è un magnifico, raffinatissimo gioco a cui, ancestralmente, siamo abituati, quindi, giochiamo.

Perché tirarsi indietro, accontentarsi di un ruolo da comparse se il palcoscenico è tuo, in affitto, ma tuo, e finché non lo senti comodo, accogliente, ideale scenario delle tue commedie, hai la necessaria necessità di migliorare, rischiare, provare e provare, cambiare cercando sempre e ovunque quella strada che rende tutto incredibilmente semplice, naturale perché reale: pragmatica, eclettica, analitica.

Una teoria!?

Di più, molto di più, vera, tangibile, verificata continuamente e continuamente verificabile, direttamente proporzionale al benessere e inversamente alla sofferenza dell’ignoranza.

Paladina della vita nella sua vera essenza, a favore dell’essere umano contro l’ipocrisia di un’esistenza inutile e transitoria, in prima linea a combattere la politica del dolore e l’espiazione della felicità, ad usare le naturali componenti della vita per l’armonia naturale.

Strada invasa da una musica dolce e soave: la conoscenza, di sé soggetto e oggetto, direttamente coinvolto e neutrergicamente oggettivato.

Percorso a ostacoli di un sapere proficuo, ostacoli seducenti, interessanti da scoprire, su cui riflettere e con attenzione valutare; preziosi, unici perché nostri, proprietà individuale da gestire con sapienza usando strumenti comuni, patrimonio di tutti (intelligenza e volontà) con abilità tutta personale, frutto di un costante e delicato lavoro su se stessi.

Come dire di no a una tale scoperta: “conoscere per vivere!”

solo il suono di questa frase rimbomba così forte da scuotere le più piccole cellule dell’involucro della nostra essenza, rivendicando impegno; ora, adesso, subito, poiché il tempo è cosa preziosa, è vita.

Vita che inesorabilmente scorre, e va via insieme all’ennesima possibilità di migliorare.

Vi chiedo: possiamo permettere che si ignori la reale possibilità di imparare a vivere bene?

Essere ciechi e sordi al generosissimo invito di sapere su ciò che è nostro? Chiudere le porte del meglio per aprile al peggio? Rimanere nella palude delle dolorose fasi transitorie, condannati a sofferenze e incomprensioni, vittimismo da ingiustizie vere o presunte, rimpianti e codarde rinunce di una lotta che durerà tutta la vita? Perché cambiare, rischiare!? E se, ma, però, forse… dilaniatevi pure nell’indecisione. Aprire o no quella porta!?

È faticoso e noi siamo atavicamente pigri, ma vi prego svegliatevi, è lì, davanti a voi, dovete solo allungare la mano e aprirla, spalancarla, per iniziare un meraviglioso viaggio a tappe provate e sperimentate, il grosso è già stato fatto, un saggio ha già sofferto e goduto anche per noi nelle scoperte di un mondo che è patrimonio di tutti: la psiche, il nostro universo, il nostro futuro, la vita.

Non buttiamolo via perdendoci negli inutili accessori delle parole e con decisione diciamo: “me la sento e basta!”

Basta con i ruoli passivi, i surrogati di un’esistenza misera di contenuti veri e soddisfazioni reali, prendo in mano il gioco e decido io, adesso, le regole della mia partita!


Dora Principe (10 marzo 2002)

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