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Si grazie. Ma all’italiana.

Cinema

Ovviamente il titolo è volutamente provocatorio, l’intento è quello di definire un fenomeno tutto italiano che nasce intorno agli anni sessanta e che a distanza di cinquant’anni è ancora motivo di ispirazione per autori e registi (lo stesso Gabriele Muccino con il suo ultimo film Baciami ancora ha dichiarato di essersi ispirato alla commedia all’italiana).

Ma quali sono i tratti specifici di questo genere che insieme al Neorealismo ha determinato la storia del cinema italiano?

Intanto la commedia è un genere antichissimo che risale agli antichi greci e che deriva dal greco comodìa da kòmos (corteo festivo) e odè (canto), e rappresentava uno sviluppo delle antiche feste propiziatorie in onore delle divinità elleniche con probabile riferimento ai culti dionisiaci.

Aristotele nella Poetica distingue tra rappresentazioni teatrali che hanno al loro centro personaggi migliori di noi (Tragedia) e personaggi ordinari, simili a noi o addirittura inferiori (Commedia).

Quindi da un lato racconti di uomini straordinari, divinità, eroi, re, comunque individui eccezionali nel bene o nel male; dall’altro lato racconti di personaggi dalla vita estremamente comune, incarnazioni di ruoli quotidiani e familiari.

Il primo ad introdurre la parola commedia nella lingua italiana è stato Dante, che definì tale il suo poema considerando l’Eneide di Virgilio una tragedia.

Per cui il comico ed il tragico rappresentano “due modalità contrapposte e complementari di istituire la società rappresentata, di costituire i rapporti fra individuo e ambiente (naturale e sociale) in quanto rapporti osservabili e riproducibili sulla scena o nel tessuto del racconto cinematografico.

Il comico istituisce il soggetto qualunque come protagonista spontaneo, inconsapevole post-eroico della vita sociale; costituisce la vita quotidiana come modello e come fonte di rappresentazione. (Maurizio Grande)

Nel 1961 viene assegnato a Pietro Germi l’Oscar per la migliore sceneggiatura, il film è Divorzio all’italiana. Un film fuori dagli schemi della commedia classica che mette al centro della narrazione eventi più degni di una tragedia : tradimenti, complotti, conflitti coniugali e familiari.

Il termine “commedia all’italiana” è un calco linguistico del film di Pietro Germi e l’origine e l’impiego stanno ad indicare (a volte purtroppo in modo spregiativo) una specificità negativa della vita sociale e una modalità “ambigua” del rappresentare sullo schermo con un’adesione a volte compiaciuta a quel modo di vivere e di spettacolare il quotidiano.

Secondo Maurizio Grande con la definizione di “commedia all’italiana” si connotano almeno due livelli di significato, uno è indirizzato a quel vivere quotidiano che è commedia e l’altro indirizzato a quello spettacolo cinematografico che in qualche modo lo magnifica e lo esalta, in una maniera tipica di riflettere nella commedia cinematografica, quello spettacolo quotidiano che è la realtà minuta .

Nel primo caso si intende un modo tipico di affrontare la vita individuale e i problemi sociali “all’italiana” ovvero secondo uno stile e un’ideologia contrassegnata da un tratto molto forte: lo scollamento storico fra individuo e società in cui ciascuno è tenuto a far fronte singolarmente e anarchicamente ai problemi quotidiani, con le risorse della inveterata “arte di arrangiarsi” (ricordiamo l’omonimo film di Luigi Zampa con Totò e Peppino De Filippo in cui l’arte di arrangiarsi diventa, con risvolti tragicomici notevoli, un’arte di sopravvivenza nelle condizioni più difficili) per cui si inventano truffe e trucchi a volte anche illegali per sopravvivere.

Nel secondo caso si connota una maniera tipica di riflettere quello spettacolo quotidiano della realtà minuta, o anche peggio si intravede un presunto “tradimento” del cinema nei confronti di una rappresentazione della realtà etica e sociale rappresentata dal Neorealismo.

Ancora con il termine “commedia all’italiana” si intende in senso negativo una presunta eccessiva adesione (e aderenza) del cinema ad una realtà “infima” e antieroica; condanna l’eccessiva vicinanza fra vita quotidiana e spettacolo cinematografico, denuncia l’approvazione con cui il cinema accetterebbe la logica perversa del “paradosso italiano” : l’adattamento ad ogni costo al dato, all’esistente alla sconfitta dell’etica resistenziale e il tradimento dell’impegno civile.

Queste a grandi linee le sfaccettature negative che vengono riconosciute alla commedia all’italiana.

In realtà in ogni fase dell’evoluzione culturale e letterale, sia pure con modalità e stili diversi, la forma-commedia ha una costante di fondo: il piccolo o grande dramma dell’adattamento dell’individuo ai canoni sociali e i piccoli o grandi traumi della società nell’incorporare i nuovi soggetti e le nuove forze socio-culturali nella sua struttura palese.

Il tema del comico è l’integrazione della società che, normalmente, assume la forma dell’incorporazione di un personaggio centrale nella società stessa.

Northrop Frye

La “società della commedia” è la società rappresentata nella commedia è la società alla quale la commedia è indirizzata : è il destinatore-destinatario della forma commedia.

La commedia accoglie e istruisce gli orientamenti e i punti di vista del pubblico medio, ma al tempo stesso, ne esalta l’implicito ruolo attivo, vale a dire il ruolo di integrazione dinamica degli elementi, dei costituenti del “genere”. Nella commedia si attua una confluenza tematica, morale, ideologica, espressiva, fra il pubblico e il testo; confluenza che si coglie bene nel punto di contatto fra situazioni e personaggi rappresentati e situazioni e personaggi della vita quotidiana.

Il “realismo della commedia” è quello di una società rappresentata secondo codici di verosimiglianza e plausibilità “autorizzati” dalla stretta vicinanza o contiguità socio-culturale fra il pubblico e la finzione testuale.

E’ un rapporto alterno, a volte assai conflittuale, di dissonanza e di consonanza fra attese del pubblico e proposte del testo, per cui il campo delle interazioni fra testo e società può essere estremizzato a livello di dissonanze ” intollerabili” , oppure a livello di consonanze “esasperate” (che ottengono un effetto analogo). La commedia all’italiana gioca questo rapporto sul filo del rasoio, di una riconoscibilità “ai limiti” da parte del pubblico e di una forzatura della rappresentazione del destinatario attraverso una comicità spesso esasperata, ma anche cruda e dotata di un potere di seduzione non comune.

La “commedia all’italiana” ancorché apparire come spettacolo “commerciale” dei vizi nazionali e come “tradimento” degli ideali del cinema civile, tende a presentare i problemi concreti della realtà sociale e individuale; a parlare al pubblico del suo malessere, a mostrare lo spettacolo della indigenza materiale, psicologica e morale in quelle forme comiche che consentono un rapporto diretto e spesso crudele con i piccoli problemi di ogni giorno, i problemi dai quali si deve partire per conoscere e modificare il reale. (Maurizio Grande)

Ed è a I soliti ignoti che comunemente si fa risalire l’origine della commedia all’italiana, la regia è di Mario Monicelli, la sceneggiatura di Age e Scarpelli.

Questo film segna quasi uno spartiacque tra i film commedia precedenti e quelli che verranno, è ormai chiusa una fase del cinema italiano e se ne dichiara aperta una nuova.

Intanto vengono utilizzati in chiave comica attori come Marcello Mastroianni ma soprattutto Vittorio Gassman già noti al grande pubblico ma per interpretazioni completamente diverse. Il primo riconosciuto in ruoli sentimentali il secondo fino a quel momento era stato utilizzato dal cinema più per ruoli antagonisti e a volte anche negativi.

La scelta di Gassman venne ritenuta temeraria e fece discutere molto all’epoca, gli stessi produttori contrastarono a lungo la scelta, ma regista e sceneggiatori non cedettero; avevano ben chiaro in mente il personaggio, per cui per Peppe il “Pantera” si ricorse ad un trucco pesante che servì a ridurre la fronte spaziosa accentuando il naso e rendendo cadenti le labbra in quell’aria da ebete tipica di un pugile suonato di periferia. Fu studiata l’andatura e infine concepita la balbuzie con effetti comici esilaranti, Gasmann risultò perfetto per il personaggio di Peppe Marchetti .

Ma ne I soliti ignoti avviene per la prima volta un fatto straordinario per un film “comico” : la morte di uno dei protagonisti, ovvero di Cosimo interpretato da Memmo Carotenuto.

La morte tragica e solitaria di Cosimo getta una luce di amarezza irreversibile sulla sceneggiatura di I soliti ignoti e sull’ulteriore sviluppo della “commedia all’italiana”. Che, d’ora in avanti non sarà più la stessa di prima, anzi sarà qualcosa di completamente nuovo”. (Paolo D’Agostini)

In questo film tutto si integra, converge e confluisce in una dimensione nuova e più complessa che celebra ad un livello alto ma misurato sull’attualità sociale e sul costume della realtà contemporanea italiana la convivenza del binomio tragico/comico.

Al funerale di Cosimo:

Ferribotte (Tiberio Murgia) : Sono sempre i più meglio che se ne vanno!

Dante Cruciani (Totò) : E’ la vita, oggi a te domani a lui!

E’ evidente nella volontà degli autori l’ambivalenza tra il dramma e la commedia, riconoscendo in questo anche un tratto distintivo della commedia all’italiana, il poter prestare la medesima storia tanto a una soluzione comica quanto ad uno sviluppo drammatico.

La comicità di I soliti ignoti è rappresentata anche dalla condizione sociale dei protagonisti che è una condizione di estrema povertà, di disoccupati, di sbandamento e quindi di emarginazione sociale e la rappresentazione e l’adesione del cinema a quella realtà minima e antieroica presente nella realtà contemporanea. Quella emarginazione sociale che è terreno di coltura della delinquenza.

Ma i nostri personaggi rappresentano anche l’uomo medio e non devono distaccarsi troppo dal proprio pubblico devono mostrare quel poco di buono che c’è e trovare l’occasione per riscattarsi.

La trama “comica” in questo film si regge sulla sconfessione continua dei protagonisti, tende a mettere a nudo la loro illusoria probabilità di successo rivelando la sostanziale inadempienza del soggetto a realizzare propositi e progetti più grandi delle sue capacità.

I membri di una banda sgangherata che vorrebbero giungere al successo con un’azione criminale illusoriamente pensata secondo criteri “scientifici” e infallibili , in realtà fanno di tutto (inconsapevolmente) perché l’impresa fallisca ( i nostri sapevano che la parete da bucare era nella camera da pranzo, che però era stata spostata…) aldilà del fatto che il successo sia oltre le loro effettive possibilità. Sia per una serie di incidenti di varia natura, sia perché non abbastanza “attrezzati” per realizzare qualcosa che in fondo è molto lontano dai loro mezzi; ma soprattutto perché non è ciò che veramente vogliono. L’attaccamento alla famiglia e a dei valori profondi (Peppe il “Pantera” non vuole far ricadere la responsabilità del furto sulla cameriera alla quale ha sottratto le chiavi dell’appartamento) impedisce di fatto la riuscita del “colpo”.

Tiberio ai complici dopo il fallimento del colpo : Rubare è un mestiere impegnativo, ci vuole gente seria mica come voi…Voi al massimo potete andare a lavorare.

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