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Cos’è l’ansia, come si previene e come si scarica



  • In che modo si può contrastare l’attacco d’ansia, senza farla trasparire all’esterno?


L’attacco d’ansia non può essere contrastato, può essere scaricato, perché l’ansia è, dal punto di vista psicologico, uno scarico d’energia in confusione che produce una sensazione d’agitazione diffusa. Di conseguenza non può essere racchiusa all’interno di un ambito perché è dispersa. Quindi, così come una mandria di cavalli dispersa in un’ampia radura non può essere recuperata, l’ansia la puoi soltanto scaricare, consendo che esca fuori da te.

  • Ci sono modi diversi per allontanare l’ansia da sé?


Due, sostanzialmente:

  • Attività fisica;
  • Dialogo verbale;

Sia parlando che muovendosi si scarica l’ansia, a condizione che chi sta vicino non interferisca. Se non s’impressiona ed è disponibile ad ascoltarti, in pochi minuti si scarica l’ansia. Non ci vuole molto, basta muoversi, camminare, non stando fermi. L’ansia è di natura aggressiva, ecco perché porta agitazione; allora si può scaricare mediante attività di movimento, che può essere verbale o fisica. Lo stare fermo non consente lo scarico perché non c’è movimento, purtroppo non possiamo preoccuparci in quel momento di ciò che pensano gli altri di noi, perché dobbiamo avvantaggiare la nostra identità.

  • Qualcosa ci resta sempre?


No, perché le nostre attività vuoi psichiche che organiche consumano energia in continuazione: si produce l’ansia quando c’è un eccesso d’energia aggressiva, una sorta di sovrasaturazione, che non ce la fa ad essere smaltita con la normale attività e produce una fuoriuscita, come la valvola della pentola a pressione. Allora, quando la pentola a pressione si attiva non si va certo a chiuderla, ma si facilita lo smaltimento, l’importante è far uscire l’eccedenza, poi quello che resta è utilizzata nella normale amministrazione.

  • Una persona può essere stressata senza esercitare una determinata attività?


Si, lo stress è la risposta in termini d’adattamento di fronte ai cambiamenti che la vita ci pone, ognuno di noi è stressato, il problema non è lo stress, ma come affrontiamo lo stress. Se noi riusciamo ad adattarci con facilità, assorbiamo benissimo i fastidi dello stress, senza manifestarli, addirittura senza neppure produrli. Se invece ci adattiamo con fatica, oppure non ci adattiamo proprio, avremo i sintomi da stress.

  • Come si risolve il problema?


Imparando il concetto dell’adattamento.

  • Dall’ansia si può guarire?


L’ansia non è una malattia, ma è un’attività, anzi le dirò di più, di fronte a delle attività fuori delle nostre abitudini è normale produrre l’ansia perché ci si trova di fronte a delle novità: quante volte abbiamo prodotto ansia prima di un particolare evento, ad esempio un esame? Era ansia “anticipatoria” cioè in previsione di un avvenimento, ansia “attivatoria”, che ti caricava come una molla per poi scattare e risolvere una problematica, fino alla domanda da parte del professore: quando cominciavi a parlare l’ansia finiva, perché scaricavi attraverso le parole. Attraverso le parole si attivava la neutrergia che catalizzava l’aggressività: catalizzare significa accelerare delle reazioni, in questo caso, di tipo biochimico – energetico, per trasformare da aggressività a neutrergia. Questo è possibile, in quanto che, io ho parlato di tre qualità di Energia Vitale Umana (Neutrergia, Affettività, Aggressività). L’energia è sempre la stessa, si manifesta in tre modi diversi a seconda, principalmente, delle caratteristiche di frequenza e lunghezza d’onda. Ma noi possiamo a livello inconsapevole agire su questi parametri per trasformare l’aggressività in neutrergia e viceversa. Ecco, quindi, perché possiamo trasformare l’ansia in neutrergia, ecco perché si può imparare a gestire se stessi in maniera ottimale.

  • Nel tempo ci possono essere ricadute?


Dipende da come vivi! Se si conduce un’esistenza equilibrata, non si produce ansia “fastidiosa”. Non dobbiamo vivere il rapporto con l’ansia come qualcosa di fatalistico: a certe condizioni si produce, a certe altre, no… e comunque, si può sempre scaricarla. Ognuno di noi può imparare a prevenire il malessere e determinare il benessere: non dobbiamo viverci come canne al vento!

  • Come si fa?


Esiste una serie di standard da ottemperare per star bene: tecnicamente, vengono chiamati bisogni primari, necessari, ma non indispensabili, utili alla costruzione di una identità equilibrata.

  • Quali sono?


Costruire un’autoaffermazione, cioè imparare a vivere rispettando dei criteri che determinano equilibrio interiore, “realizzandosi” con se stessi e all’interno della Società. Imparare ad aumentare l’autostima, apprezzando maggiormente se stessi, ma realizzandosi, avendo come parametri di riferimento, non tanto i valori sociali che cambiano nel tempo, ma i valori oggettivi legati alle grandi Leggi della Natura, che non cambiano. Riuscire a creare un buon rapporto con il mondo esterno. Determinare delle motivazioni interiori che diano ogni giorno la voglia di vivere bene. Essere in grado di avvertire il bisogno di momenti in cui cercare tranquillità e pace, lontano dai frastuoni del mondo sociale. Rispettare se stessi secondo un sano concetto di riservatezza, senza dire troppo di sé agli altri, riuscendo ad imparare a riflettere correttamente: ecco, in sintesi i punti per riuscire a star bene; a questo punto, c’è da spiegare come si realizzano, lo vedremo man mano.

  • I dolori che avvertiamo dall’ansia sono psicosomatici o reali?


Vediamo di fare un pò d’ordine sul concetto psicosomatico.

Psicosomatico è tutto ciò che da conflitti psicologici, si traduce in malessere organico, sia come cattivo funzionamento di un organo, sia come (nel tempo) danneggiamento dell’organo stesso. Di conseguenza, tutti i problemi psicologici sono reali, non tutti i dolori psicosomatici hanno un’origine organica, possono avere un’origine psicorganica o solamente psichica. Facciamo un esempio d’origine psicorganica: una dolenzia da calcolo renale, che si traduce in una colica violenta per paura, perché determiniamo una contrazione spastica acuita da tensione, dei muscoli pelvici, addominali, lombali e altri vicini. Poi ci sono delle motivazioni solo psicologiche, legate a conflitti che si scagliano su organi bersaglio, provocando un cattivo funzionamento, legato a contrazioni della muscolatura liscia che producono dolore anche intenso, pur essendo gli organi interessati, in un ottimo stato.

  • Se la nostra mente è impegnata (lavorando) come mai tutto ci sembra normale, senza avere attacchi d’ansia?


Sono sicuro che è già in grado di poter rispondere. Scusi, quando noi siamo impegnati, dalle tre qualità di Energia Vitale Umana in prevalenza usiamo quella mentale, cioé, neutrergica: in questo modo, si consuma anche quella aggressiva.

Come mai?

Se lei ha un serbatoio da cui attinge per le sue attività e, dentro, c’è affettività, aggressività, e neutrergia, se necessita di neutrergia dove la prende?

Dal serbatoio!

Bravo. Quando ha finito la quota neutrergica comincia a prendere quell’aggressiva.

Quando si usa la neutrergia non si produce ansia. Non si produce nemmeno la depressione, perché per manifestare questi stati d’animo, c’è bisogno di sbalzi d’umore che, in presenza di neutrergia, non si realizzano perché, quest’ultima, è uno stabilizzatore d’umore.

Infatti, la terapia psicologica consiste nell’indurre l’analizzato ad utilizzare sempre meglio la neutrergia, quindi l’analizzato si cura e si guarisce da solo.


G. M. – Medico Psicoterapeuta

Si ringrazia Giuseppe Dattis per la formulazione delle domande, la sbobinatura dell’intervista e la stesura del dattiloscritto.