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Blocco della diffusione dei dati sul web, ma per la procura di Roma si ipotizza il reato di violazione della privacy. Profili giuridici e psicologici.



 

Resta alto l’allarme per i contribuenti, nonostante la decisione (già, peraltro, in atto da qualche giorno) del Garante per la privacy di imporre lo stop alla pubblicazione online delle denunce dei redditi di 57 milioni di italiani da parte dell’Agenzia delle Entrate. Il motivo risiederebbe nel fatto che, grazie ad un sistema di file sharing, posto in essere da esperti informatici, si può accedere alle dichiarazione dei contribuenti relative all’anno 2005, impostando una semplice ricerca da qualsiasi motore e aggirando, quindi, il blocco ordinato dal Garante.

L’operazione è semplice ed avviene grazie ad un sistema di link che consentono di scovare l’elenco tanto discusso. E’ possibile che prima dello stop del Garante, molti abbiano provveduto a copiare i redditi dal sito dell’ Agenzia delle Entrate; ora, dunque, il danno è fatto ed è impossibile tornare indietro, con dati, nomi ed imponibili reperibili e disponibili nella Rete.

Naturalmente non si è fatto attendere l’intervento della magistratura, in particolare della Procura di Roma che ha aperto un’inchiesta ed ipotizza il reato di violazione della legge sulla privacy per il trattamento illecito dei dati personali. La divulgazione di tali dati, secondo il magistrato incaricato dell’inchiesta, espone a grandi rischi le persone, per l’uso che i terzi potrebbero farne.

Se è vero che si tratta di dati la cui accessibilità è prevista e regolamentata da norme, allo stesso tempo ne è vietata la diffusione indiscriminata. Sotto accusa, dunque, il modo in cui sono stati pubblicati i dati. Gli accertamenti, affidati alla polizia postale, metteranno in condizione il magistrato di stabilire chi abbia disposto la messa in rete dei dati che, lo ricordiamo, secondo Visco è stata presa in ottemperanza alla legge (ci si chiede quale…).

Si tratta, dunque, di violazioni gravissime di legge, relative anche alla possibilità di chi trasferisce dati all’estero, espressamente vietata, e di chi si scambia i dati su rete informatica, con il sistema peer to peer.


Allo stesso tempo, scattano sanzioni penali, compreso l’arresto, per chi utilizza impropriamente i dati relativi ai redditi dei contribuenti, anche se sarà effettivamente difficile risalire a tutti gli utenti in possesso dei dati pubblicati. Nel frattempo, l’Agenzia delle Entrate dovrà chiarire all’Autorithy il motivo della sua decisione, del perché di questa selvaggia pubblicazione di massa, che non trova sicuramente una giustificazione nella necessità di trasparenza, né nell’attuazione e affermazione di regole democratiche, tanto meno come coadiuvante nella lotta all’evasione, in quanto gli organi preposti a combattere l’evasione sono già in possesso di questi dati. Si appalesa, dunque, in assenza di spiegazioni plausibili, assolutamente gratuita e pretestuosa l’iniziativa dell’Agenzia delle Entrate.

Di questo avviso, d’altronde, sono le associazioni dei consumatori che, indipendentemente dalle varie sigle, auspicano tutte un atteggiamento responsabile da parte dei motori di ricerca, nel senso di evitare di rimettere in rete i dati. In particolare, il Codacons ha presentato presso 104 Procure della Repubblica una denuncia contro il viceministro per l’Economia, Vincenzo Visco, per violazione della legge sulla privacy che vieta espressamente la diffusione delle denunce dei redditi dei contribuenti. Si è, infatti, confusa la possibilità di rendere pubbliche le denunce con la loro accessibilità, consentita, previa domanda, a chiunque ne abbia interesse per tutelare situazioni giuridicamente rilevanti. Di fronte ad una richiesta del genere, la Pubblica Amministrazione, valutato l’interesse del richiedente, concede l’accesso. E’ evidente che non può essere la curiosità, o peggio, il desiderio di nuocere o di vendicarsi, la molla che può convincere all’accesso.

La pubblicazione, senza apparente motivo, dei dati personali di cittadini da parte dell’Agenzia delle Entrate è sicuramente lesiva dei diritti degli interessati che potranno evidentemente chiedere il risarcimento dei danni. I responsabili di dati personali, rispondono del trattamento e del danno, indipendentemente dal dolo o dalla colpa. Chi effettua il trattamento non è obbligato al risarcimento del danno se prova di aver preso le misure idonee per evitare il danno.

Ma al di là degli aspetti giuridici e risarcitori della questione, è importante porre l’accento sugli aspetti psicologici di quanti hanno visto mettere in piazza i loro affari senza aver dato il consenso.

Ci troviamo evidentemente di fronte a gravi violazioni della propria sfera personale e lo stato d’animo non può che essere negativo, con tendenza al fastidio, che può variare da soggetto a soggetto, ed è legato naturalmente alla capacità individuale di assorbire e metabolizzare le frustrazioni. Ancora una volta si ripropone la posizione del singolo di fronte a grossi organismi, come lo Stato; risulta chiaro che si tratta di una posizione di debolezza, di inferiorità rispetto all’altra parte, con conseguenti possibili sentimenti di inadeguatezza. Non rappresenta certo, una novità il sentimento di impotenza e di frustrazione che spesso si accompagnano per un eventuale diritto non riconosciuto e pertanto negato o come in questo caso, assolutamente violato.

Il cittadino-consumatore, per l’ennesima volta, pur titolare di diritti, deve fare i conti con una posizione di subalternità, consapevole, purtroppo, della posizione di forza del suo interlocutore che, come in questo caso, con superficialità, ha disposto, in modo arbitrario, di diritti soggettivi, che, invece sono, e devono rimanere nella piena disponibilità dei suoi titolari.

L’intervento della magistratura, da un lato, e delle associazioni di consumatori dall’altro, accertate le responsabilità e le eventuali violazioni di legge, possono servire a ristabilire le condizioni dello Stato di diritto, ridando fiducia ai cittadini, che potranno risperare nella possibilità, ancora lontana, di una condizione di parità con le Istituzioni.

 

Maria Cipparrone (avvocato)

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